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Ricerca sulla fauna marina e lotta all’inquinamento da plastica

pubblicato il: - ultima modifica: 16 Novembre 2020
Ricerca sulla fauna marina

E.On amplia il progetto Energy4Blue promuovendo alle Isole Eolie la ricerca sulla fauna marina e lotta all’inquinamento da plastica in collaborazione con l’associazione Filicudi Wildlife Conservation

Progetti e azioni concrete per dare una prima risposta all’emergenza dei nostri mari: nasce così la collaborazione tra E.On e l’associazione no profit Filicudi Wildlife Conservation, attiva nello studio e nella conservazione delle risorse marine dell’arcipelago Eoliano.

In particolare l’impegno dell’associazione è orientato alle popolazioni di cetacei e di tartarughe marine attraverso un programma integrato di azioni sul territorio e un Pronto Soccorso Tartarughe Marine, gestito dalla biologa marina Monica Blasi.

Per tutta l’estate l’associazione è stata impegnata nell’attività di ricerca e di monitoraggio di specie quali il tursiope, la stenella striata, il capodoglio e la tartaruga marina comune Caretta caretta con lo scopo di tutelarle nell’area Eoliana, oltre che in attività di monitoraggio del marine litter e di raccolta dei rifiuti dispersi in mare.

Da maggio a settembre sono stati recuperati ben 130 chilogrammi di plastica dalle acque delle Eolie, costituiti in prevalenza da bottiglie in Pet (20%), bidoni e taniche di benzina (30%) utilizzati come galleggianti negli attrezzi da pesca, sacchi in polipropilene polietilene (25%) e palloncini in Mylar o comuni palloncini elio (15%).

In mare sono stati anche recuperati rifiuti in polistirolo (5%) e indumenti (5%). Effetto dell’emergenza sanitaria, quest’anno sono stati anche recuperati, per la prima volta, dispositivi di protezione individuale, in particolare mascherine chirurgiche, derivanti con molta probabilità dall’abbandono dei rifiuti urbani che giungono al mare attraverso i fiumi.

Ricerca sulla fauna marina alle Eolie

Nell’area Eoliana si è evidenziato un maggior passaggio di capodogli, probabilmente perché per mesi in mare aperto si è avuta una minore presenza di imbarcazioni in mare, mentre si è registrata una diminuzione di passaggi di tartarughe – variazione che può essere naturale su base annuale – ma con un incremento delle casistiche di recupero.

L’associazione si è occupata del recupero e soccorso di due capodogli, Spyke e Furia, rimasti intrappolati nella coda in reti da pesca illegali.

Il Pronto Soccorso Tartarughe Marine ha ospitato una ventina di tartarughe recuperate e salvate con problemi di varia natura, principalmente intrappolamenti in reti da pesca (palangaro) o in rifiuti di plastica abbandonati in mare che hanno causato strozzature così gravi da portare persino all’amputazione della pinna.

È il caso di Frisby, che ha cercato disperatamente di liberarsi dalla lenza di palangaro e altri residui di materiale plastico che l’avevano catturata, da legarsi così strettamente cime e lenze attorno a entrambe le pinne anteriori tanto da perderle entrambe.

Ciò comporta l’impossibilità di lasciarla ritornare in mare aperto, ma vista la sua vitalità e la rete TartaNet Eolie per il recupero e soccorso delle tartarughe marine, nata alle Eolie, si è pensato di aprire una gara di solidarietà per cercare una struttura che possa ospitarla per il resto della sua vita.

Ricerca sulla fauna marina - il gruppo di lavoro

Gli attrezzi da pesca e la plastica, in quanto oggetti immobili, sono spesso substrato per la crescita di lepadi (piccoli crostacei sessili) che le tartarughe, molto ghiotte di questi animaletti, ingeriscono assieme a tutto il substrato a cui sono attaccati.

Per questo ami, plastica, cime, cotton fioc e tappi spesso rimangono incastrati nel tratto digerente dell’animale provocando occlusioni o emorragie interne.

Esiste poi il problema delle meso e microplastiche che si inseriscono nella catena trofica e si accumulano nei tessuti di tutti gli organismi, inclusi gli esseri umani, rilasciando sostanza potenzialmente tossiche per la salute.

A tal proposito l’associazione ha condotto uno studio rivolto alla ricerca di ftalati e metalli pesanti in funzione della dieta, utilizzando le tartarughe come organismo sentinella, poiché si tratta di animali onnivori, per valutare il potenziale effetto che queste sostanze possono avere sull’essere umano.

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