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Aziende e Sostenibilità: il futuro è sempre più Società Benefit e BCorp

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Come e perché scegliere di diventare società Benefit e BCorp: i passi da seguire e le motivazioni da adottare. Come ha recentemente fatto la veneta Zordan

È di pochi giorni fa la notizia della ri-certificazione, come B Corp, ottenuta dall’azienda Zordan, realtà vicentina operante nel settore dell’arredamento di alta gamma.

L’azienda, fondata nel 1965 da Attilio Zordan già con un’idea imprenditoriale orientata alla bellezza, all’etica e alla volontà di fare del bene, aveva intrapreso questo percorso virtuoso nel 2016, trasformando la propria forma societaria in Società Benefit e, successivamente, aveva avviato l’iter per ottenere la certificazione bcorp.

Oggi, la conferma che questa è la strada giusta: attraverso una serie di azioni e programmi mirati, Zordan non solo ha riconfermato la certificazione, ma ha migliorato il proprio punteggio, passando da 81 a 106,5.

Infatti, la volontà di lavorare per creare un modello di business più sostenibile e, soprattutto, maggiormente rispettoso nei confronti dell’ambiente, ha portato Zordan a focalizzarsi su alcuni aspetti del processo produttivo; le scelte di conseguenza operate hanno principalmente coinvolto le tipologie di macchinari, i materiali e le risorse utilizzati, optando così per soluzioni in grado di ridurre gli sprechi energetici, i rifiuti e le emissioni nocive.

Nell’immediato futuro, Zordan si è impegnata, insieme ad altre 500 B Corp nel mondo, a raggiungere l’obiettivo zero net emission entro il 2030, arrivando ad azzerare le emissioni di CO2 con azioni mirate.

Ma che cosa vuol dire essere una Società Benefit e che cosa significa arrivare a ottenere la certificazione come B Corp?

La Società Benefit (o Benefit Corporation) è una forma giuridica di impresa relativamente recente, nata negli Stati Uniti nel 2010 e da lì diffusasi, come nuova prassi di eccellenza, in altri paesi, tra cui l’Italia, dove è approdata nel 2016 grazie alla Legge di Stabilità.

La Società Benefit si pone sostanzialmente due macro obiettivi: un obiettivo economico di profitto (o comunque di ritorno dell’investimento per chi ha contribuito al capitale di rischio), in linea con il tradizionale obiettivo aziendale, a cui si aggiunge un obiettivo di natura sociale, finalizzato alla creazione di un beneficio comune, di un impatto positivo sulle persone e sull’ambiente in cui la Società Benefit opera.

La Società Benefit, quindi, non deve essere confusa con un’organizzazione No Profit: quest’ultima infatti, sebbene lavori per fini socialmente utili e non per il conseguimento di un profitto con cui remunerare i soci, può comunque arrivare a generare un attivo o un utile.

Il risultato positivo non può però essere distribuito tra i soci; viene, invece, destinato a incrementare il patrimonio da utilizzare per conseguire il fine stabilito dall’oggetto sociale.

La rivista americana Harvard Business Review nel 2011 aveva pubblicato un articolo, The for-benefit enterprise, in cui constatava l’avvento di una nuova era in cui il business iniziava a occuparsi in modo concreto e attivo di questioni legate all’ambiente e alla Sostenibilità, arrivando così a sviluppare il concetto di modello di business sostenibile.

Accanto alle organizzazioni No Profit e agli Enti Governativi, iniziava a comparire una nuova forma societaria impegnata in attività sociali: le società for-benefit.

Da allora si sono fatti parecchi passi in avanti: il numero delle Società Benefit è cresciuto di anno in anno, interessando non solo aziende che operano già sul mercato e che hanno quindi deciso di apportare le modifiche richieste dalle normative vigenti nei paesi in cui questa forma giuridica è presente, ma anche imprese di nuova costituzione, che hanno voluto definire, fin dalle fasi di start up, il proprio oggetto sociale e la propria struttura organizzativa secondo i requisiti tipici di una Società Benefit.

Con il modello rappresentato dalla Società Benefit la scelta dell’imprenditore di essere socialmente responsabile trova un consenso importante da parte di clienti, fornitori e, in generale, dalle varie categorie di portatori di interesse.

Oggi gli stakeholder non solo sono maggiormente sensibili alle tematiche legate all’ambiente e alla Sostenibilità; sono molto più preparati e pronti a sanzionare la mancanza di trasparenza e di coerenza da parte delle aziende.

È in gioco la reputazione dell’impresa, tant’è che, per poter fornire strumenti di misurazione oggettivi, si ricorre, ancora una volta, alle certificazioni.

Ma come si diventa una B Corp certificata?

Per prima cosa bisogna riuscire a definire il valore che l’azienda sta creando per la società:  esiste uno strumento gratuito, il B Impact Assessment, costruito in base a standard di riferimento con l’obiettivo di misurare il posizionamento dell’azienda lungo una serie di dimensioni relative alla governance aziendale, al personale, all’ambiente, ai clienti e alla comunità di riferimento.

Ogni area di indagine, che di fatto è collegata agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, viene approfondita tramite un questionario e, a ogni risposta fornita, viene associato un punteggio di valutazione; il punteggio minimo per poter procedere con il percorso di certificazione è 80 (su 200).

Il B Impact Assessment funziona anche come benchmark di riferimento per valutare la performance in termini di Sostenibilità nei confronti del proprio gruppo di riferimento (il cosiddetto peer group) e fornisce informazioni preziose per il management: oltre al mero punteggio è infatti possibile identificare i punti di forza e di debolezza dell’azienda e le relative aree di miglioramento.

Il passaggio successivo comporta la validazione da parte dell’ente certificatore, B Lab; il momento di confronto con l’ente certificatore comporta anche una verifica di sostanza sul contenuto delle risposte e la documentazione allegata.

Una volta ottenuta la certificazione, l’azienda deve rispettare gli obblighi di rendicontazione che si traducono nella redazione di una relazione annuale di impatto da allegare al bilancio e da pubblicare sul sito aziendale.

La relazione di impatto deve includere, tra gli altri, la descrizione delle finalità specifiche del beneficio comune che si vuole perseguire, le modalità di attuazione e gli eventuali fattori che possono aver impedito il loro raggiungimento,  la valutazione dell’impatto generato, misurato in base agli standard di riferimento definiti e la definizione dei nuovi obiettivi che l’azienda intende perseguire nell’esercizio successivo.

E oggi qual è lo stato dell’arte? Secondo il B Book  si contano, a livello mondiale, oltre 3.400 aziende certificate come B Corp; se restringiamo l’area geografica di riferimento all’Europa e all’Italia, possiamo contare rispettivamente oltre 750 e 100 imprese certificate. Una realtà decisamente in crescita di cui Edizioni Green Planner fa parte.

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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