Home Agricoltura 4.0 Trucchi e astuzie per portare a casa buoni tartufi, quasi tutto l’anno

Trucchi e astuzie per portare a casa buoni tartufi, quasi tutto l’anno

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tartufo nero

Ogni mese ha un suo tartufo. Ce lo spiega Gian Marco Donnini che grazie alla passione per i tartufi è arrivato a essere un grande conoscitore e allevatore di cani per la loro ricerca

Per essere un bravo tartufaio, non basta prendere un cane e andare nel bosco: servono in primis anni di esperienza fatta sul campo.

Gian Marco Donnini (su Instagram lo si trova come dgtruffle) è dieci anni che si occupa di tartufi e – lo ammette – le cose da imparare sono ancora molte. Ma qualche trucco riusciamo a strapparglielo.

Serve la passione, molta passione – avvisa subito – si deve amare tutto di questa attività; personalmente trovo una cosa meravigliosa, un dono che la vita mi ha fatto, alzarsi ancor prima che il sole sorga nelle grigie mattine di novembre, prendere il mio cane che già mi aspetta sveglio da molto tempo e, dopo una ricca colazione, incamminarci con la nebbia nei polmoni alla ricerca del tartufo bianco nelle magiche pioppete toscane, ma non di rado capita di addentrarsi anche in impervi boschi chiusi da rovi e spine“.

Ogni stagione ha un suo tartufo spiega Giammarco: da gennaio ad aprile c’è il tartufo bianchetto (conosciuto meglio con il nome di marzuolo o marzolino) in quanto il periodo nel quale ci regala il suo sapore migliore è considerato appunto marzo, somiglia molto esteticamente al tartufo bianco ma il suo aroma agliaceo è nettamente diverso oltre ad avere pezzature più piccole, e questo determina anche una quotazione sul mercato molto più economica rispetto al tartufo bianco.

A Maggio la ricerca è chiusa. Arriviamo a giugno, quando si inizia a trovare i primi tartufi neri estivi (conosciuti con il nome di scorzoni) fino a settembre, si possono trovare anche nei mesi successivi a scapito della qualità del prodotto.

Da settembre a dicembre c’è la stagione per eccellenza, quella del tartufo bianco, conosciuto anche con il nome di trifola, nobilita le nostre tavole fin dai tempi degli antichi romani, tanto che Giovenale ne era cosi innamorato da scrivere: “è preferibile che manchi il grano piuttosto che il tartufo“.

Ricerca del tartufo, un hobby magico

Quello che rende intriso di magia l’andar a tartufi – continua Gian Marco – oltre agli ambienti dove si effettua la ricerca (lui consiglia a tutti di provare, almeno una volta nella vita, ad annusare una foglia di pioppo raccolta da terra al primo mattino in ottobre/novembre nei fondi valle toscani, accompagnata, se la fortuna è dalla nostra parte, dall’inconfondibile e unico aroma di qualche tartufo bianco che proviene dalla tasca; beh per me in questi due profumi che si mischiano è racchiusa l’essenza, il simbolo più forte dei mesi autunnali – ndr), sono i racconti e le storie dei vecchi tartufai che sono giunte fino a noi. Non sappiamo se interamente veritiere o se qua e là alterate, per rendere ancora più incredibili i racconti: quello che è sicuro è che contribuiscono a rendere questo mondo prezioso, celato, e affascinante“.

A chi volesse iniziare a cercare i tartufi, Gian Marco consiglia prima di tutto di informarsi adeguatamente se la zona dove si risiede è vocata alla loro nascita (magari appoggiandosi a persone del luogo che già effettuano la ricerca).

Successivamente, se le risposte sono positive, ci si deve organizzare per prendere il patentino per la raccolta che ogni zona richiede (si possono trovare tutte le informazioni sul sito della regione di appartenenza o presso le associazioni di tartufai, se presente nel territorio dove si abita).

Come ultimo passo, sicuramente il più importante, è necessario avere un cane idoneo per la ricerca; sono diverse le razze indicate come adatte (lagotto romagnolo, bracco, cocker, springer spaniel) ma non per forza il cane deve essere puro.

Spesso, infatti, troviamo meticci che sono dei veri campioni; l’importante è avere le condizioni idonee nella propria casa per ospitare un cane da tartufo e farlo stare bene, perché per l’animale, la ricerca non deve essere un lavoro, ma un gioco da condividere con il suo padrone.

Più il cane viene fatto divertire ed è appagato dopo i suoi ritrovamenti di tartufo (con feste e un pezzettino di formaggio secco o anche wurstel va benissimo) più diventerà bravo con il passare del tempo.

Ovviamente, è importante avere anche del tempo libero da dedicare a questa attività perché, se fatta in maniera sporadica, il nostro amico a quattro zampe potrebbe incontrare un po’ “di problemi dovuti al poco esercizio, perché per loro è come se pretendessimo da una persona l’ottenimento di buoni risultati sullo sport senza essersi allenata; credo che questo sia impossibile, quindi ci vuole il giusto tempo da dedicare alle uscite nei boschi per abituare il nostro cane a questo tipo di attività e per farlo migliorare di volta in volta“.

Se ci si avvicina per la prima volta a questo mondo e non si ha mai avuto esperienza di addestramento dei cani, Gian Marco consiglia di prendere un cucciolo che è stato già improntato all’attività di ricerca oppure, dopo aver preso un cucciolo che non e stato improntato, affidarsi a una persona che svolge già l’attività di ricerca per farsi dare consigli sull’addestramento del piccolo fin dai primi mesi di vita, che risultano essere i più importanti.

Una delle cose che emoziona di più il nostro esperto è “la scoperta di nuovi posti dove cresce il tartufo (chiamate tartufaie o pasture), perché a differenza dei posti già conosciuti, arriva in modo inaspettato e non sai mai cosa ti potrà riservare la giornata“.

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