Home Agricoltura 4.0 SeMi di Calabria: così le piante di agrumi sono garantite all’origine

SeMi di Calabria: così le piante di agrumi sono garantite all’origine

pubblicato il:
produzioni agrumicole - semi di calabria consorzio

Quattro aziende si sono consorziate nel consorzio SeMi di Calabria per garantire la corrispondenza genetica e la sanità del materiale delle piante di agrumi. Prossimo passo: l’adesione al Civi Italia.

La bellezza naturale e paesaggistica della piana di Lamezia Terme (Catanzaro) riceve impulso da un’altra attività naturale: quella del polo vivaistico. È qui che si produce oltre il 90% delle piante di agrumi certificate in Italia.

Sono 4 le aziende vivaistiche del territorio che producono piante certificate (per un valore di circa 150mila piante di agrumi coltivate negli ultimi anni) e che hanno sentito l’esigenza di strutturarsi in un consorzio.

È nato così il SeMi di Calabria di Calabria, costituito da Vivai Milone, società agricola di Milone Carlo e C.S.S., Vivai Maria Grazia Milone, Vivai Emanuela Milone e Vivai Serratore di Oscar Serratore.

L’inizio di un cammino che come ci racconta Emanuela Milone nasce con l’intento “nel lungo periodo, di promuovere e diffondere l’utilizzazione del materiale di propagazione certificato, di stimolare e/o assumere iniziative idonee alla qualificazione genetica e sanitaria del materiale vivaistico dei propri consorziati, di realizzare e gestire centri di moltiplicazione (campi di piante madri per marze e semi e sezioni incrementali), di coordinare e gestire la produzione e la distribuzione del materiale di moltiplicazione certificato.

Inoltre, il consorzio si propone di fornire assistenza alla produzione vivaistica, favorire la qualificazione professionale e assistere presso gli organi competenti, quali il Ministero, la UE, le Regioni e tutti gli altri eventuali enti, i consorziati impegnati in attività miranti alla qualificazione delle produzioni vivaistiche, anche rappresentandoli presso gli stessi enti“.

emanuela milone - vivai milone

Quindi, si tratta più che altro di una razionalizzazione di quello che già fate?

Il consorzio SeMi di Calabria nasce principalmente per garantire l’approvvigionamento di materiale di propagazione certificato alle aziende vivaistiche associate.

Da anni le aziende che costituiscono il consorzio hanno aderito ai programmi di certificazione nazionale con la convinzione che solo puntando su piante di qualità si possa soddisfare un mercato sempre più esigente.

Per noi questo vuol dire produrre piante certificate per le quali possiamo dare una duplice garanzia al cliente: la corrispondenza genetica e la sanità del materiale.

A breve chiederemo l’adesione al Civi Italia, passaggio fondamentale per poter produrre piante riconosciute dal Sistema di Certificazione Nazionale.

Quali sono stati i passaggi per costituirlo (anche dal punto di vista burocratico)?

Siamo arrivati alla costituzione mettendo insieme le aziende vivaistiche che credono nella certificazione e che hanno un’idea molto simile del fare impresa.

Oggi più che mai non possiamo che essere seri e professionali, caratteristiche, ahimè, non comuni a tutti.

Abbiamo poi lavorato con il nostro notaio di fiducia, anche chiedendo un parere al nostro commercialista su un bozza di atto costitutivo e statuto anche mettendo a sistema in maniera sinergica le competenze e le esperienze di tutti, anche quelle negative fatte in passato in altri consorzi.

Purtroppo, soprattutto al Meridione, non è per niente facile associarsi, domina l’idea secondo la quale il mio collega è il mio concorrente e ognuno si ritiene essere più bravo dell’altro.

Le aziende del consorzio SeMi di Calabria collaborano da anni convinti che nel fare lavoro di squadra ci sia solo da guadagnare, ovviamente nella massima trasparenza e con grande rispetto tra tutti.

In un mondo ormai globalizzato le piccole e medie aziende non possono competere, a maggior ragione associarsi diventa ancora più importante.

Siete eventualmente aperti ad altri soci?

Inizialmente ci sarà un duro lavoro di consolidamento da fare che è opportuno che facciano i soci fondatori, comunque non escludiamo che nel medio/lungo periodo si possa pensare all’ingresso di nuovi soci.

Condividi: