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Get It Fair, ma con tanto di rating

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responsible organization - get it fair
Foto di icompetent da PxHere

Partito proprio dalle visite ispettive sulle fabbriche di abbigliamento in India e Pakistan ecco il modello basato su sette principi di responsabilità sociale che ora è valido per tutti i settori industriali. Nasce sull’onda del Get It Fair la Stay Woke, prima community al mondo che raggruppa le Responsible Organization

Valutare, con uno schema di rating, quanto è fair una supply chain: è quanto promette di fare Get It Fair ideato da Cesare Saccani, amministratore delegato di Icqm India, organismo di certificazione associato al gruppo Icmq (anch’essa realtà attiva nel settore delle certificazioni).

L’idea nasce tra il 2014 e il 2015 in seguito a una serie di visite ispettive su fabbriche di abbigliamento in India e in Pakistan.

È però solo qualche anno più tardi che si concretizza prendendo la forma di un vero e proprio progetto, volto a definire un modello in grado di valutare e di esprimere il livello di esposizione al rischio Esg: siamo nel 2016 e il buying office di Coop Italia, con sede a Shangai, richiede a Icmq India un sistema di valutazione dei propri fornitori che vada oltre rispetto agli esistenti schemi di certificazione in ambito salute, sicurezza e responsabilità sociale e sia più orientato alla valutazione dei rischi che possono risultare in impatti avversi sul loro marchio e reputazione in Italia.

A questo punto, Saccani e il suo team si mettono al lavoro per creare un framework che possa non solo esprimere una valutazione in termini di rischio ma che possa raccogliere i punti di vista dei vari stakeholder e considerare contemporaneamente anche gli aspetti di governance; l’obiettivo finale è mettere il consumatore nella condizione di comprare in modo responsabile e consapevole.

Il punto di partenza è stata l’analisi delle linee guida esistenti a livello internazionale in ambito Esg: Iso 26000 Guidance on Social Responsibility, Iso 31000 Risk Management – principles and guidelines, Iso 45001:2018 Occupational health and safety management systems, solo per citare alcuni dei principali riferimenti normativi, a cui si sono aggiunti i principi Ocse relativi alla condotta di business responsabile e alla due diligence Guidance on Responsible supply chain.

Linee guida numerose, articolate, con livelli di profondità differenti e focalizzate su aspetti di conformità in aree ben definite (sicurezza delle condizioni di lavoro, ambiente, business conduct, procurement sostenibile).

Come spesso accade nell’ambito delle certificazioni, manca la possibilità, nell’immediato, di creare una visione di insieme che possa anche andare oltre il classico quesito conforme sì o no e di fornire, in aggiunta, informazioni sull’effettivo livello di esposizione al rischio utili alla redazione della Dichiarazione Non Finanziaria nel rispetto della Direttiva Europea 2014/95.

Get It Fair cambia la prospettiva di valutazione

Con l’applicazione di una metodologia che valorizza il concetto di rischio, Get It Fair cambia dunque la prospettiva di valutazione: si passa da un assessment di conformità a uno basato sull’esposizione al rischio, calcolato lungo le dimensioni di impatto e di probabilità previste dallo standard Iso 31000 e utilizzate dalle più diffuse prassi di risk management.

I criteri di valutazione vengono declinati in una scala numerica da 1 (ovvero evento raro per quanto riguarda la probabilità o significatività minima per quanto concerne la dimensione impatto) a 5 (evento certo o con impatto estremamente elevato).

La combinazione delle due dimensioni fornisce quindi un posizionamento complessivo in termini di rischio, che va da un’esposizione molto limitata a una altamente significativa, se non addirittura catastrofica.

Quali sono gli elementi sui cui viene valutato il rischio? A livello generale, il framework Get It Fair è basato sui 7 principi di responsabilità sociale espressi dalla Iso 26000, ovvero i principi di:

  1. accountability
  2. trasparenza
  3. comportamento etico
  4. rispetto degli interessi degli stakeholder
  5. rispetto della legge
  6. rispetto delle norme internazionali di comportamento
  7. rispetto dei diritti umani

Nel dettaglio, il modello proposto è disegnato per investigare cinque aree fondamentali:

  1. salute e sicurezza (inclusi gli aspetti di welfare)
  2. ambiente (utilizzo delle risorse, inquinamento ed emissioni in atmosfera, cambiamenti climatici, protezione degli habitat naturali)
  3. sociale (diritti umani e condizioni di lavoro)
  4. business ethics (correttezza nelle pratiche di business e nella gestione delle eventuali problematiche con i clienti)
  5. sistema di governance e di management disegnato dall’ente (leadership, pianificazione, coinvolgimento degli stakeholder, valutazione delle performance e opportunità di miglioramento)

La metodologia di Get It Fair considera anche il concetto di materialità, tanto caro ai sistemi di controllo interno tipicamente finalizzati alla trasparenza e alla correttezza del bilancio di esercizio.

L’approccio per materialità permette di indentificare i fattori esterni e interni che influiscono sull’organizzazione e, quindi, sulla valutazione del profilo di rischio; in questo modo, il risultato dell’assessment risulta calibrato in funzione del contesto economico-sociale in cui l’azienda opera, delle caratteristiche del settore, delle tipicità del modello di business adottato dall’organizzazione, delle aspettative e degli interessi degli stakeholder.

La valutazione complessiva lungo le diverse dimensioni restituisce un punteggio compreso da 0 e 100; in un’ottica di trasparenza sono stati identificati cinque raggruppamenti che descrivono altrettanti livelli di maturità e di esposizione complessiva al rischio, da molto basso (per punteggi compresi nella fascia 81-100) a molto alto (per punteggi compresi nella fascia 0-20).

È stata inoltre definita la soglia minima di accettabilità, rappresentata dalla fascia di punteggio 41-60, da conseguire su tutte le Aree core, indirizzate dalle linee guida Ocse; le organizzazioni che rientrano in questa fascia di punteggio sono in grado di assicurare un livello di esposizione al rischio accettabile su aree fondamentali (lavoro minorile, condizioni di salario minimo, rischio incendio, inquinamento, tutela del consumatore) e hanno stabilito e implementato un solido sistema di Governance e di gestione che copre tutti gli aspetti di Responsabilità Sociale considerati rilevanti.

Tre sono gli output del processo di valutazione:

  • la possibilità di utilizzare l’asserzione etica Get It Fair Responsible Organization
  • la possibilità di ottenere l’Etichetta Etica nel rispetto dei criteri stabiliti dallo standard Iso 17033
  • il Non Financial Report, in cui viene specificato il livello di esposizione al rischio in linea con i requisiti della Direttiva Europea 2014/95

Considerata la complessità dell’intero modello e l’impatto che una valutazione di questo tipo può avere su consumatori, istituzioni e stakeholder in generale, Cesare Saccani ha voluto fare un passo in più e ottenere una sorta di foglio di via: ha quindi chiesto a un team di validatori indipendenti di effettuare un audit sull’intero progetto.

Il team, coordinato da Stefano Modena di Governance Advisors, consulente esperto di corporate governance e trasformazione digitale, ha potuto contare sul contributo di docenti universitari, avvocati, ricercatori specializzati in tematiche di supply chain, qualità e sicurezza, risk manager ed esperti di corporate social responsibility.

Riguardo ai prossimi passi, ora l’obiettivo è applicare la Due Diligence su imprese di ogni settore, dimensione e localizzazione per affinare ulteriormente l’intero processo valutativo e divulgare così l’approccio italiano all’Esg, grazie anche al supporto delle Camere di Commercio Italiane dislocate nei vari paesi del mondo che hanno accettato di diventare Ambassador di questa iniziativa.

Le organizzazioni che hanno completato la Due Diligence Get It Fair saranno ammesse alla community Stay Woke, prima community al mondo che raggruppa le Responsible organization offrendo loro un’ampia gamma di servizi di informazione, formazione e supporto ma soprattutto le promuove a livello internazionale.

Così, anche, le responsible organization italiane hanno ora uno sbocco e una visibilità su scala globale.

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