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Fake news ambientali, come riconoscerle e non cadere in trappola

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convegno fake news ambientali

Durante il convegno Stop alle fake news ambientali sono emerse interessanti indicazioni su come riconoscere l’informazione subdola e non veritiera

Chiamatele fake news, o fandonie. O ancora: leggende metropolitane o panzane. Chiamatele come volete, ma attenti a non cascarci dando loro risonanza, perché sareste né più né meno complici di una truffa.

Non per niente sinonimo di fake news è anche bufala. E come ci ricorda l’Accademia della Crusca le bufale sono così chiamate perché anche al tempo dei romani c’erano macellai imbroglioni che rifilavano carne di bufala al posto di quelle più pregiate. “Mi hai dato una bufala” vuol dire quindi “mi hai truffato“.

La faccenda però ora, grazie al Web, è molto più complicata: una fake news riesce in un attimo a fare il giro del mondo. Arrivando a ledere onori e verità. In un attimo.

Il problema è pervasivo, praticamente quotidiano fa notare Beatrice Uguccioni, vicepresidente del Comune di Milano, in apertura del Convegno in tema di Fake news ambientali che Edizioni Green Planner ha organizzato online il 23 ottobre scorso.

Un problema che riguarda i generatori di notizie, giornalisti – blogger – influencer, ma anche i fruitori: i lettori (ma chi legge più?).

Una situazione grigia (nera?) allargata dai social e dalle tecnologie clicca a via. Per questo alcuni colleghi, come quelli di Facta e Pagella Politica, lavorano ogni giorno per smascherare le bufale e come testimonia Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica “sui cambiamenti climatici ce ne sono a iosa. Come quella che tra i fondatori di Greenpeace ci fosse un negazionista dei cambiamenti climatici con tanto di nome e cognome di uno che in realtà con Greenpeace non ha nulla a che fare“.

Ma i presupposti non sono solo tecnologici. La nostra propensione piscologica e comportamentale gioca un ruolo fondamentale. Siamo sempre meno attenti (si parla di 12 secondi al massimo di attenzione e poi siamo in balia di distrazioni), ci informiamo superficialmente (basta un titolo e una foto per aver capito tutto) e cadiamo nelle trappole facilmente perché non cerchiamo la verità scientifica dei fatti, ma solo ciò che ci piace o che conferma la nostra opinione.

Pregiudizio o poca conoscenza” fanno il resto, come fa osservare Valentina Domenici, professoressa associata di Chimica Fisica, dell’Università di Pisa.

Siamo nell’era della post verità. Tanti filosofi si stanno rivoltando nella tomba: con tanta fatica hanno cercato di spiegare cosa sia la verità e ora devono ricominciare da capo.

A rischio c’è la democrazia afferma Maurizio Molinari, responsabile dell’ufficio stampa del Parlamento europeo in Italia. Tanto più che le eurobufale sono inventate da regimi che con la democrazia hanno poco a che fare.

Con post verità si intende una situazione – una notizia – in cui i fatti oggettivi sono meno importanti delle emozioni e delle credenze personali.

È quello che psicologicamente e sociologicamente sta avvenendo: non si cerca la verità di una notizia, la si sceglie e la si fa propria spesso per un meccanismo di similitudine (bolle di filtraggio) finisco di credere a quello che mi interessa.

E sul post verità lavorano anche tante operazioni di greenwashing come sottolineano nei loro interventi Annalisa Corrado, responsabile scientifica di Kyoto Club – istituzione che nasce per contrastare l’emergenza (meglio dire il collasso) climatico – e Massimo Ramunni, country manager di Two Sides, realtà quest’ultima vicina ad Assocarta.

Ricevendo un messaggio che pare vero, si abbassano le barriere e aumenta la credibilità dell’interlocutore, una scelta strategica di greenwashing che provoca apprezzamento del pubblico, senza necessariamente essere supportato da documentazione certa e certificata“.

Se poi aggiungiamo che per lo più ci si informa sui social il gioco è fatto: perché ci sono organizzazioni che sanno come e farti cadere in trappola. E allora che fare? “Affidatevi agli esperti” è il consiglio dell’Uguccioni.

L’infodemia legata al Covid è un bel banco di prova. Davide Ederle, presidente dell’associazione dei biotecnologici italiani, nel suo intervento è chiaro: c’è un’enorme produzione di materiale tanto che “ogni giorno vengono pubblicati 500 lavori scientifici sul tema, quindi è difficile seguire il tutto, pertanto è necessario gestire l’incertezza della notizia, verificare le fonti e i dati: le peer to peer review sono fondamentali“.

C’è squilibrio, fa notare Isabella Pisano, docente di Microbiologia e di Biotecnologie delle Fermentazioni, Università degli Studi Aldo Moro di Bari, tra comunità scientifica e social media. Là dove si vive per catturare i like. Il tema dell’Ogm rischia molto in questo senso.

Libertà di stampa, dunque, ma con presupposti scientifici provati. Leggere per conoscere e non per essere fuorviati. Ma la notizia bella è che con un po’ di pazienza e volontà si può accedere a un’altra fonte informativa: ovvero i brevetti che – come dimostra nel suo intervento aggiuntivo Nicola Tarantini, consulente in Proprietà intellettuale – possono aiutare per decriptare alcune fake. “Il testo brevettuale, infatti, ci aiuta a capire che tipo di informazione scientifica ci viene divulgata“.

Fake news ambientali: interventi, presentazioni e video del convegno

Maurizio Molinari, responsabile Ufficio del Parlamento europeo a Milano e capo ufficio stampa del Parlamento europeo in Italia: Da dove nascono le eurobufale

Le eurobufale, ovvero le fake news sulle politiche europee, sono una minaccia per la democrazia, tanto più che spesso sono organizzate e diffuse da governi extra Ue – come Russia e Cina (fonte: EuVsDisinfo).

Vera Jourovà, vicepresidente della Commissione europea, ha affermato che “la disinformazione e le teorie del complotto danneggiano la salute delle nostre democrazie e questo è stato chiarito molto nel contesto di una pandemia globale“.

Chi diffonde le fake sull’Ue? Il Parlamento europeo nel giugno 2020 ha creato una commissione ad hoc per contrastare le fake (#facciamochiarezzaPE).

Annalisa Corrado, responsabile scientifica Kyoto Club: Contro i negazionisti della crisi climatica

L’uso delle fake news è impari e vigliacco, in quanto la notizia falsa è intuitiva, semplice mentre le questioni vere sono poco intuitive, spesso anzi sono contro-intuitive e complesse.

E questo è ancora più vero per il problema climatico per il quale dobbiamo ormai parlare di emergenza o di collasso climatico. E non limitarsi ai meri fatti metereologici. Bisogna seguire fonti certe e solide, per non incappare nella rete del greenwashing.

Davide Ederle, presidente associazione biotecnologici italiani: Come fare per sopravvivere all’infodemia del Covid 19

Ogni giorno vengono pubblicati 500 lavori scientifici sul tema, quindi è difficile seguire il tutto. È necessario gestire l’incertezza della notizia, verificare le fonti  e i dati.

Il jolly in questo è la figura dell’esperto che, mescolando le notizie, crea confusione con le notizie condivise e diffuse invece dai membri della comunità scientifica.

Una ricerca è valida se ha passato il processo di peer to peer review. È fondamentale imparare la matematica: leggere i dati e interpretarli in modo corretto.

Valentina Domenici, socia invitata del Direttivo del Gruppo Diffusione della Cultura Chimica: Quante fake news in Chimica

Pregiudizio o poca conoscenza ecco cosa spesso si nasconde dietro a una bufala scientifica. Per questo nel 2019 è nato un gruppo interdivisionale proprio per svelare le info non corrette sulla chimica.

77 scienziati hanno analizzato le prove dei complottisti (per esempio neve chimica, fenomeno spiegato da Giuseppe Alanci di La Chimica per tutti e da Cicap, spiegazioni scientifiche).

Fondamentale chiedersi se su un certo argomento pensiamo di essere informati e avere le conoscenze adeguate (autovalutazione) e cercare fonti certe. Stretto legame tra educazione e destreggiarsi nella selva di informazioni.

Giovanni Zagni: giornalista, direttore di Pagella Politica: fact checking sul clima

Per fortuna si possono smascherare le fake news che girano on line: Pagella Politica e Facta lo fanno tutti i giorni.

Ai lettori un consiglio utile: si può infatti fare clic su un’immagine e trasferirla sul motore di ricerca, qui si capirà il contesto in cui è stata scattata e anche la data di pubblicazione: spesso infatti molte fake utilizzano foto di repertorio.

Massimo Ramunni, country manager Two Sides Italia

Attenzione ai messaggi che si celano dietro a comportamenti che sembrano ecologici, ma non lo sono. Non stampare un foglio per salvare gli alberi è uno di questi.

Sono messaggi che non tengono conto dell’intero ciclo produttivo. Sono ideati spesso da paladini della salvaguardia dell’ambiente che però nascondono altri comportamenti poco ambientali.

La filiera della carta è da tempo che sta combattendo una campagna contro il greenwashing.

Isabella Pisano, docente di Microbiologia e di Biotecnologie delle Fermentazioni, Università degli Studi Aldo Moro di Bari: Fare chiarezza sul tema di Ogm e microbiotici

Dell’Ogm si ha paura ma circa 12.000 osservazioni in più di 20 anni di colture con prove e dati scientifici dimostrano che Ogm è buono, per esempio, per coltivare il mais.

Le ricombinazioni genetiche, le contaminazioni sono un fattore scientificamente dimostrato positivo, quindi è importante sfruttare le conoscenze per sfatare le fake news a riguardo.

La modifica genetica ha più effetti benefici che dannosi. “Contaminiamoci di conoscenza” è l’appello della Pisano.

Nicola Tarantini, consulente in Proprietà intellettuale: Dai brevetti una conoscenza in più contro le fake news

I brevetti possono aiutare per decriptare le fake news in ambito ambientale. Il testo brevettuale ci deve aiutare a capire che tipo di informazione scientifica ci viene divulgata.

E invece molti pensano (ed è una fake news) che i brevetti siano un documento che consente a un’azienda solo di fare profitto.

Il brevetto è, invece, il testo della durata di 20 anni di legge che consente all’inventore di divulgare al mondo la propria invenzione innovativa e industriale, riproducibile.

Il brevetto consente il progresso, non ostacola l’innovazione. È sempre possibile accedere alle public libraries come l’americana Uspto.tess o l’ufficio europeo brevetti, Euipo, per la tutela della proprietà intellettuale.

(ha collaborato alla stesura dell’articolo Ada Illarici)

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