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Dove investire i finanziamenti post Covid: ecco le azioni concrete

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Potrebbe non sembrare il momento di parlare di ripresa verde con un’emergenza Covid che ci attanaglia ancora, invece è una lungimiranza dovuta

Profondamente preoccupati” del fatto che, a oggi, solo il 3-5% dei 12-15 trilioni di dollari che si stima saranno stanziati a livello internazionale per la ripresa dalla crisi generata dalla pandemia verrà destinato a iniziative Green.

Sono 40 importanti Sindaci, riuniti nella task force C40 Global Mayors Covid 19 Recovery, a dirsi tali e a mostrare tutta la loro preoccupazione.

Il loro parere è che i fondi per la ripresa debbano essere indirizzati a interventi green e sostenibili. Solo in questo modo si può arrestare il collasso climatico e consentire una ripresa economica molto più rapida.

Anche i Sindaci, insomma, mettono in guardia sul rischio di continuare a sostenere economie antiquate e inquinanti: una “ripresa basata sui combustibili fossili” minaccia di accelerare il collasso climatico, mettere in pericolo la salute pubblica, costare vite e sacrificare posti di lavoro.

Ignorando l’opportunità di mettere in campo investimenti verdi rapidi, la maggior parte dei governi e delle istituzioni internazionali ci condurrà probabilmente verso un cambiamento climatico catastrofico” affermano.

Al contrario, una ripresa verde ed equa, basata sui principi del Green Deal globale, porterebbe a convogliare i fondi per la ripresa verso investimenti quali il trasporto pubblico, le infrastrutture pedonali e ciclabili e l’energia pulita.

Questo approccio porterebbe vantaggi economici e sanitari di portata rivoluzionaria per le 100 maggiori città del mondo e le relative filiere. Inoltre, ci metterebbe finalmente sulla buona strada per mantenere il riscaldamento climatico al di sotto di 1,5°C.

Una ripresa di questo genere, verde ed equa permetterebbe di:

  • creare oltre 50 milioni di posti di lavoro, buoni e sostenibili entro il 2025 nelle quasi 100 città della rete C40 e delle loro filiere. Oltre un terzo in più rispetto a una “ripresa basata sui combustibili fossili”
  • salvare vite riducendo l’inquinamento atmosferico, anche del 29% nelle città di tutto il mondo, rispetto a un ritorno allo status quo. Tali miglioramenti potrebbero prevenire oltre 270.000 morti premature nel prossimo decennio nelle quasi 100 città aderenti al network C40 e, riducendo la distruzione degli habitat, renderebbe ulteriori pandemie di coronavirus meno probabili
  • comportare un risparmio di 1,4 miliardi di dollari in costi sanitari, derivanti da una diminuzione delle ospedalizzazioni per malattie respiratorie e cardiovascolari, nonché vantaggi economici più vasti per oltre 280 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, derivanti dalle morti premature evitate. Questo dato è particolarmente rilevante in un momento in cui i sistemi sanitari e i bilanci del settore pubblico stanno affrontando pressioni senza precedenti

Le proposte delle imprese per l’uso dei finanziamenti post Covid

Ma l’appello perché gli investimenti europei legati al Covid siano collegati alla crisi climatica arriva anche dalle imprese italiane.

Cento esponenti di importanti imprese e associazioni di impresa italiane hanno lanciato un appello per rendere gli investimenti europei adeguati alla sfida di una transizione ecologica e climatica.

Per loro l’equazione è: ambizione climatica per aumentare la quota di finanziamenti dedicati al clima del Recovery Fund; criteri climatici stringenti per indirizzare gli investimenti; una lista di esclusione delle attività anti-clima da non finanziare.

Le tre direttrici indicate nell’appello prevedono:

  • ambizione climatica, per portare dal 37% al 50% la quota di investimenti del Recovery and Resilience Facility – il più importante strumento di finanziamento del pacchetto Next Generation Eu – destinati a progetti favorevoli al clima, sia per realizzare il taglio delle emissioni del 55% entro il 2030 e puntare sulla neutralità climatica al 2050 che per contribuire a mobilitare i 350 miliardi di euro all’anno di investimenti per il clima e l’energia a livello europeo, stimati dalla Commissione Europea
  • criteri climatici per gli investimenti; adottare una metodologia chiara per riconoscere gli investimenti favorevoli al clima, come quella definita dal Regolamento europeo per la Tassonomia per la finanza sostenibile
  • una lista di esclusione; introdurre una lista di attività economiche che non possono accedere ai finanziamenti del Recovery and Resilience Fund perché incompatibili con il taglio delle emissioni al 2030 e con l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050
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