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Il rischio per la salute delle specie animali alloctone

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Specie animali alloctone

Uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Milano pone l’attenzione sui rischi dell’introduzione di specie animali alloctone sulla salute. Quando manca il rispetto dell’ambiente e delle altre forme di vita si rompono gli equilibri naturali con le conseguenze che stiamo vivendo

Un recente studio internazionale coordinato dall’Università degli Studi di Milano e pubblicato sulla rivista Plos Pathogens, ha analizzato i possibili rischi sanitari derivati dall’introduzione, spesso sconsiderata, di specie animali alloctone.

La definizione in biologia di specie alloctona o specie aliena descrive una qualsiasi specie vivente (animale, vegetale o fungo) che, per l’azione – intenzionale o accidentale –  dell’uomo si trova ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal suo areale storico.

L’introduzione di specie aliene ha una storia antica. Già nella Roma antica ma anche in epoche precedenti gli uomini hanno importato specie animali provenienti da altre latitudini per motivi economici, alimentari o per divertimento e curiosità.

I Romani per esempio inserirono nei loro territori daini e fagiani e i roditori raggiunsero l’Europa sulle navi mercantili. Purtroppo queste pratiche non si sono fermate ai tempi nostri, anzi.

L’introduzione di specie animali alloctone è un fenomeno costante e in continuo aumento con conseguenti gravi impatti sulla biodiversità in primis ma anche sulla salute, fenomeno finora ampiamente sottovalutato.

Le malattie infettive emergenti nell’uomo sono al 60% dei casi di origine zoonosica, ovvero trasmesse all’uomo da altre specie, soprattutto selvatiche, come nel caso di Ebola o della pandemia Sars-Cov2 che stiamo vivendo.

Lo studio condotto dall’Università Statale di Milano coordinato da Nicola Ferrari, professore del dipartimento di Medicina Veterinaria, ha messo in evidenza proprio le ricadute sanitarie trovando il legame tra l’aumento di infezioni e di agenti patogeni e la diffusione di specie alloctone.

Questi fenomeni possono avere conseguenze non solo sulla salute umana, ma anche su quella animale con conseguenti impatti economici, qualora fossero coinvolte specie da reddito, o ricadute sulla biodiversità, qualora fosse coinvolta la fauna selvatica nativa“.

Gli autori dello studio sollecitano una maggiore attenzione al fenomeno e lo sviluppo di indagini per quantificare i rischi e prevenirli.

Specie animali alloctone, pericoli per la biodiversità

Già da alcuni anni è stato lanciato l’allarme osservando i danni agli habitat del Mar Mediterraneo provocati dall’introduzione di specie esotiche, alcune in grado di sterminare specie autoctone come i granchi e i gamberi nostrani minacciati da invertebrati introdotti dall’America.

Il problema riguarda anche la flora: ci sono specie vegetali estremamente invasive che alterano l’equilibrio ecosistemico in alcune aree. Per non parlare di alcuni insetti come la zanzara tigre, vettore di terribili malattie come dengue, zika e chikununya.

Il salto di specie

Il passaggio delle malattie dagli animali agli uomini avviene attraverso lo spillover, il salto di specie, chiaramente descritto nell’omonimo saggio divulgativo di David Quammen che già nel 2012 scriveva: “non vengono da un altro Pianeta e non nascono dal nulla. I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all’altro fare un salto di specie – uno spillover in gergo tecnico – e colpire anche gli esseri umani“.

Sempre Quammen scriveva che, come i sismologi si aspettano il Big One, il terremoto che potrebbe distruggere San Francisco, così gli epidemiologi si aspettano prima o poi il Big One delle epidemie a sottolineare come gli equilibri siano alquanto precari e sta all’uomo trovare nuove forme di convivenza con la natura e con gli animali, evitando azioni invasive e dannose per la nostra salute.

Nel libro è ben descritto un concetto fondamentale: esistono specie di animali serbatoio che convivono in equilibrio con un virus ma che se entrano in contatto con una specie più debole questa diventa amplificatore e fa da ospite intermedio verso l’uomo trasmettendogli il virus.

Questo è successo con diverse infezioni come l’hantra in Australia, trasmessa da pipistrello a cavallo per poi passare all’uomo, o con l’ebola, trasmessa da una specie di scimmie all’uomo e, purtroppo anche con il Coronavirus, che ha provocato l’attuale pandemia scoppiata nei wet market di Wuhan in Cina, dove si è verificato il contatto diretto tra animali selvatici e l’uomo.

È tutto nelle nostre mani. Dobbiamo ripensare il nostro rapporto con l’ambiente. Dobbiamo rispettare le altre forme di vita. Siamo la specie più diffusa sul pianeta e anche la più invasiva; non possiamo più permetterci superficialità e sconsideratezza.

Non invadiamo gli habitat degli animali selvatici e non costringiamo gli animali a vivere in modo innaturale negli allevamenti, veri e propri bacini di malattie.

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