Home Imprese Sostenibili Si dovrà correre a installare da 98.000 a 130.000 punti di ricarica

Si dovrà correre a installare da 98.000 a 130.000 punti di ricarica

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punti di ricarica elettrica

C’è un nuovo gap in Italia: questa volta riguarda la mobilità elettrica. Da una parte sempre più automobili si riforniscono solo di elettricità per viaggiare (+118% 2018/2020), dall’altra punti di ricarica che mancano o sono inadeguati

Il report appena pubblicato e firmato da Strategy&Pwc intitolato L’infrastruttura di ricarica in Italia @2030 ha recensito circa 16.700 punti di ricarica (PdR) collegati a  8.500 infrastrutture di ricarica (IdR).

Lo scenario al 2030 suggerisce una corsa per installare da 98.000 a 130.000 ulteriori punti di ricarica.

Evidente quindi il gap tanto più che al momento, quasi il 95% di queste infrastrutture sono concentrate su potenze tra 22-43 kW (70% della rete di IdR), mentre la presenza di ricarica ad alta e altissima potenza (superiori a 100 kW) è – lamenta il report redatto su commissione di Motus-E, associazione di categoria della mobilità elettrica – molto limitata, specialmente in ambito autostradale.

Un sistema che deve essere celermente incrementato perché anche in un anno anomalo come questo, le vendite di auto elettriche sono comunque cresciute “tanto che il 2020 si chiuderà con 28.000 vetture elettriche consegnate. Che vuol dire – fa notare Dino Marcozzi, segretario generale di Motus- E – avere quasi triplicato le vendite del 2019“.

Se si avverranno le previsioni di Motus-E al 2030, che parlano di avere sulle strade del nostro Paese circa 5 milioni di veicoli elettrici – 4 milioni di auto pure elettriche (Bev) e 900.000 Phev, ovvero Plug in Hybrid – allora è bene organizzare l’infrastruttura al meglio e magari ricorrere proprio ai fondi del Next Generation Eu per fare il salto di qualità.

Ma quale sistema infrastrutturale adottare. Se lo chiedono ancora, in realtà, per prime le stesse Utility che dovrebbero cavalcare il business e anche assicurare la materia prima: l’elettricità.

Acea, Axpo, A2A, BeCharge, Edison, Enel X e Neogy, che fanno parte di Motus-E, hanno affidato a Strategy&PwC la pubblicazione del report che arriva a suggerire due possibili scenari da perseguire.

Il primo molto vicino alla customer experience, mira, quindi, a migliorare significativamente l’esperienza di ricarica dell’utente rispetto al livello attuale e prevede uno sviluppo della rete di ricarica pubblica complementare alla rete privata.

IdR diffuse sul territorio sia in ambito urbano che extra-urbano con alte potenze per permettere quelli che ormai in gergo si chiamano biberonaggi veloci.

Su una domanda energetica al 2030 per la mobilità elettrica pari a circa 10 TWh, questo scenario prevede un 42% di ricarica privata domestica, un 30% di ricarica condivisa e un restante 28% di ricarica pubblica.

98.000 sarebbero i punti di ricarica elettrici necessari, in questo caso con potenze suddivise per il 14% in slow (3-7 kW), il 54% in quick (22 kW) e il 32% in fast e super fast (50-350 kW).

Il secondo scenario disegnato dal report e denominato proximity focused, si basa sul modello di molte altre città europee dove il garage di proprietà non è abituale e quindi la mancanza di ricarica domestica deve essere sopperita anche da uno sviluppo capillare della ricarica pubblica, lenta/notturna in ambiente urbano e veloce in extra-urbano/autostrade.

130.000 i punti di ricarica, quindi, immaginati per soddisfare questo scenario. Equilibrato tra le varie potenze: 40% slow (3-7 kW), 45% quick (22 kW), 15% Fast e Super Fast (50-350 kW).

Entrambi i contesti proposti – è la considerazione finale del report – non sono da considerarsi definitivi. Come dire: vediamo anche come si comporta lo sviluppo della tecnologia high power charging (Hpc), o quello delle soluzioni per la ricarica smart charging o V2g.

L’augurio è che la mobilità elettrica conquisti in maniera pesante non solo il privato, ma anche segmenti di trasporto commerciali a più livelli. Micro-mobilità, trasporto pubblico locale compresi. Inventando anche modalità di fruizione nuove come già sta avvenendo con lo sharing di flotte a due o quattro ruote.

Nel frattempo, le stazioni di servizio di carburante tengono le antenne alzate e con loro in primis Assopetroli. Anche questo comparto ha, infatti, tutto l’interesse a posizionarsi come fornitore di quello che dovrebbe essere il fuel del futuro.

M.Cristina Ceresa M.Cristina Ceresa: giornalista professionista dal 1991, si occupa di Sostenibilità anche per Il Sole24Ore. Laureata in filosofia si dice ottimista nella possibilità che un’inversione di rotta sia ancora possibile. Perché e soluzioni tecnologiche ci sono, basta adottarle… velocemente | Linkedin
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