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Il futuro dell’Ict è il cloud ma serve portare la sostenibilità nei datacenter

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datacenter green sostenibili

Chi segue il settore Ict avrà sentito ripetere, negli ultimi tempi, che “i dati sono il nuovo petrolio”: a noi non piace questa definizione perché porta con sé un concetto di assoluta insostenibilità. Alla quale, per fortuna, chi gestisce i datacenter gira le spalle puntando al green

In un periodo delicato e difficile per l’economia come questo la buona notizia è che la tecnologia del cloud – di software e servizi, raggiungibili e utilizzabili sempre attraverso una connessione Internet – ha permesso a mlioni di aziende di continuare a lavorare, seppure da casa o da postazione remota.

La tecnologia ci ha permesso anche di continuare a divertirci – nonostante la chiusura di cinema, teatri e impanti sportivi – mettendo a nostra disposizione, sempre attraverso il web, film in streaming, giochi online, video e musica.

Tutto questo grazie ai datacenter, strutture attarverso le quali passano i dati che poi raggiungono le nostre case permettendoci di lavorare, studiare, divertirci.

Secondo Gartner, l’investimento nei datacenter raggiungerà i 200 miliardi di dollari nel 2021, con un aumento del 6% rispetto a questo nefasto 2020. Un mercato che dovrebbe avere un percorso di crescita fino al 2024.

I datacenter sono però estremamente energivori. E per produrre energia si generano emissioni nocive che contribuiscono all‘inquinamento atmosferico.

Secondo lo studio Assessing ICT global emissions footprint: Trends to 2040 & recommendations, pubblicato nel 2018 sul Journal of Cleaner Production da Lotfi Belkhir e Ahmed Elmeligi, se si potessero considerare i datacenter come uno Stato, risulterebbero essere tra i più grandi consumatori di energia al mondo.

Nell’analisi è stato preso in considerazione l’impatto del settore Ict, nel suo complesso, sulle emissioni di gas serra a livello mondiale: ebbene, se nel 2007 il peso dell’Ict sulle emissioni inquinanti era dell’1%, la proiezione al 2040 mostra un raggelante 14%.

E la crescita dei servizi digitali è esponenziale, certamente non paragonabile a quella del settore dei trasporti – che pesano oggi per un 20% sull’inuqinamento atmodferico – ma che rispetto a 50 anni fa non hanno avuto una crescita emissiva paragonabbile a quella prospettata per l’Ict, nonostante l’aumento del traffico aereo, terrestre e marittimo.

Per fortuna la tecnologia cresce, non soltanto nel garantire servizi di connessione sempre più veloci e affidabili, ma anche per quanto riguatrda la sostenibilità dei datacenter.

Come pure la sensibilità degli operatori del settore, come evidenzia uno studio recentemente commissionato a 451 Research da parte di Schneider Electric che fotografa l’impatto – sempre più importante – che l’efficienza energetica e la sostenibilità hanno sul cloud e nel mercato dei fornitori di cloud e servizi.

Tendenza che anche in Italia trova applicazioni interessanti. Come quella di Aruba, tra i principali attori del mecrato digitale italiano, che ha annunciato lavori di ampliamento per il suo Global Cloud Data Center, struttura di oltre 200.000 mq inaugurato tre anni fa a Ponte San Pietro (Bergamo).

I lavori coinvolgeranno l’intera area e porteranno all’attivazione di altri due data center, denominati Dc-B (della potenza di 9 MW) e Dc-C (potenza a regime di 8 MW), rispettivamente entro la prima metà del 2021 e la prima metà del 2022.

Con questi due nuovi moduli, la superficie destinata ai datacenter nel campus diventa di 80.000 mq, di cui oltre 23.000 mq dedicati alle sale dati. Tanta potenza, tanto spazio ma anche tanta sostenibilità, perché in questa espansione sono stati previsti investimenti per l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili.

Già oggi il Global Cloud Data Center di Aruba utilizza risorse energetiche provenienti da diverse fonti tra cui il fotovoltaico, l’idroelettrico – grazie a una centrale idroelettrica presente all’interno dell’area – e altre tecnologie, come l’utilizzo di impianti geotermici a elevata efficienza, che permettono di regolare la temperatura delle sale dati abbassando i consumi e l’impatto energetico e ambientale dei datacenter.

I due nuovi moduli Dc-B e Dc-C saranno inoltre rivestiti da impianti fotovoltaici di nuova generazione sia sulle pareti che sulle coperture ed entro i prossimi tre mesi sarà ultimato un nuovo impianto fotovoltaico sul tetto del Dc-A, che andrà a aggiungersi all’impianto già in funzione sulla parete sud. In aggiunta, sarà installata una terza turbina all’interno della centrale idroelettrica.

L’energia green autoprodotta all’interno del campus arriverà così a un totale di circa 6 MW.

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