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Passi avanti in tema ambientale con la Bioeconomia e gli Accordi Commerciali Sostenibili

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bioeconomia e acordi commerciali sostenibili
Foto di Benjamin Suter da Pexels

L’Unione Europea si muove rapida per assecondare la sua agenda di transizione sostenibile verso una riduzione dell’impatto ambientale dei Paesi membri; attraverso bioeconomia e accordi commerciali sostenibili

In un periodo come questo, se da un lato dobbiamo praticare il distanziamento, dall’altro dobbiamo stare vicini alla natura, anche per trovare delle soluzioni sanitarie e socio-economiche sostenibili contro la pandemia dilagante.

È infatti anche dalla natura che potrebbero arrivare degli aiuti contro il Covid-19, per esempio dalle alghe. Per l’Unione europea e per l’Organizzazione delle Nazioni unite il prodotto di origine marina, alghe incluse, è destinato ad avere un ruolo sempre più rilevante per la sicurezza della salute, dell’alimentazione e dell’agricoltura nel mondo.

Usando metodi di coltivazione sostenibili, possiamo aumentare la produzione di alghe senza danneggiare l’ambiente marino. Ricche di vitamine, minerali, antiossidanti e proteine, le alghe si sposano anche molto bene con le ambizioni di un sistema alimentare sostenibile per l’Europa.

Non solo, ma le fattorie marine contribuiscono all’assorbimento del carbonio e quindi alla mitigazione dei cambiamenti climatici. E le alghe nell’alimentazione degli animali possono ridurre anche la dipendenza dell’Europa dalla soia importata e contribuire alla lotta contro la deforestazione.

In linea con il Green Deal europeo, l’alghicoltura può contribuire a una crescita economica più sostenibile, ad aumentare l’occupazione e a sviluppare la bioeconomia nelle regioni costiere.

È per tutte queste ragioni che l’Unione europea ha incluso nella sua strategia Farm to Fork un supporto mirato per il settore della produzione di alghe. Le alghe sono una potente risorsa rinnovabile, non ancora sufficientemente conosciuta e sfruttata in modo sostenibile, per processi e prodotti biologici.

Le alghe sono pronte per la valorizzazione da parte di centri di ricerca lungimiranti e imprese commerciali. Sono infatti una decina i progetti finanziati nell’ambito del programma di ricerca e innovazione europeo Horizon2020, che studiano i processi e le applicazioni industriali riguardanti le microalghe e le alghe marine.

Questi includono cibo, cosmetici, riciclaggio dei rifiuti, salute e qualità dell’acqua. Una valorizzazione delle alghe può contribuire a risolvere processi insostenibili, favorendo la transizione verso una società più sostenibile e un ambiente più pulito e più sano.

Una nuova strategia europea per la bioeconomia

La strategia della Crescita Blu dell’Unione europea mostra che la biomassa algale sta diventando sempre più significativa anche come risorsa per una varietà di applicazioni commerciali.

Secondo la relazione economica annuale del 2018 della Commissione europea sull’Economia Blu dell’Ue, il settore della biomassa algale dell’Ue occupa attualmente 14.000 persone e ha un valore di 1,69 miliardi di euro, che comprende ricerca e sviluppo, produzione di attrezzature e posti di lavoro, che potrebbero arrivare a 1 milione di posti di lavoro verdi entro 2030.

Per realizzare una bioeconomia circolare e sostenibile e concentrandosi su tre obiettivi principali, nel 2019 la Commissione europea ha avviato 14 misure concrete, tra le quali:

  • espansione e rafforzamento dei biosettori, creando una piattaforma di investimento tematica dedicata alla bioeconomia circolare con una dotazione di 100 milioni di euro, che permetta di avvicinare le bio-innovazioni al mercato e di ridurre il rischio per i privati che investono in soluzioni sostenibili, agevolando  lo sviluppo di bio-raffinerie sostenibili in tutta Europa
  • introduzione rapida delle bioeconomie in tutte Europa, attraverso un programma strategico per l’introduzione di sistemi alimentari e agricoli, silvicoltura e bioprodotti sostenibili; istituendo un meccanismo di sostegno dell’UE alle politiche in materia di bio-economia così che gli Stati membri possano, nell’ambito del programma Horizon2020, dotarsi di programmi nazionali e regionali in questo settore; avviando azioni pilota per lo sviluppo delle bioeconomie nelle zone rurali, costiere e urbane, ad esempio per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e le pratiche agricole che consentono il sequestro del carbonio
  • protezione dell’ecosistema e comprensione dei limiti ecologici della bioeconomia, introducendo un sistema di monitoraggio a per seguire i progressi compiuti verso una bioeconomia circolare e sostenibile; ampliando la base di conoscenze relative a specifici settori della bioeconomia e migliorandone la comprensione attraverso la raccolta di dati; fornendo orientamenti e promuovendo buone pratiche nell’ambito della bioeconomia che garantiscano limiti ecologici sicuri

A che punto siamo con gli Obiettivi 2030 sulla sostenibilità?

Povertà, fame, ambiente, energia, acqua, salute: dal lancio dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile, il progresso è ancora lento.

Forte la sensibilità di organismi e istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e l’Unione europea che si affidano ai cittadini, per diffondere e infondere l’entusiasmo adeguato per attivare i cambiamenti necessari.

Ogni anno vengono pubblicati report e statistiche sullo stato dei progressi fatti da Stati, aziende e organizzazioni per il raggiungimento degli Obiettivi. A giugno 2020, l’Istat ha pubblicato un nuovo report in cui si è stata fatta una fotografia dei risultati raggiunti in Italia, evidenziando anche lo scarto con gli obiettivi fissati.

Infatti nel 2019, l’Italia aveva raggiunto solo 12 dei 105 target (sotto-obiettivi) dell’Agenda 2030. Per quanto riguarda l’Italia, se da una parte è allineata agli Obiettivi, per quanto riguarda energia pulita e servizi sanitari, dall’altra va ancora fatto molto dal punto di vista dell’uguaglianza di genere, educazione e istituzioni.

A livello mondiale, alcuni obiettivi, come per esempio quello sulla Salute e benessere, vedono dei passi in avanti, con la diminuzione della mortalità infantile e di alcune gravi malattie, mentre tra gli obiettivi più critici da raggiungere, ci sono quelli Povertà zero e Fame zero.

Sul clima, i dati sono ancora meno incoraggianti: nonostante tutte le manifestazioni pacifiche è ancora molto lontano l’obiettivo 13, Lotta contro il cambiamento climatico, che si collega a quanto stabilito negli Accordi di Parigi.

La tecnologia ci viene incontro e può essere un utile supporto per imparare a vivere in maniera più sostenibile, come il database delle Nazioni Unite per conoscere lo stato di avanzamento di ogni Paese rispetto agli obiettivi.

Una storia lunga vent’anni quella tra Europa e Sud America per il Mercosur: e ora?

Era il 1999 quando l’Unione Europea impostava delle trattative commerciali con i Paesi sudamericani del Mercosur – ArgentinaBrasileParaguay Uruguay – che si sono concluse nel giugno 2019.

L’accordo commerciale Ue-Mercosur crea un mercato di 800 milioni di persone nel quale viene prodotto un quarto del Pil mondiale. Questo accordo è pensato per ridurre i dazi sull’esportazione europea di 4 miliardi ogni anno.

Ma l’accordo non si ferma alle tariffe e si basa sul presupposto che gli scambi commerciali non dovrebbero incidere negativamente sull’ambiente e sulle condizioni di lavoro, ma che al contrario dovrebbero promuovere lo sviluppo sostenibile.

L’accordo presta infatti attenzione a garantire che il commercio di risorse naturali quali prodotti forestali, pesca e fauna selvatica si basi su principi sostenibili.

Impedisce il commercio di prodotti ottenuti illegalmente e promuove gli scambi di prodotti che contribuiscono alla conservazione della biodiversità. L’Ue vieta le vendite di legname raccolto illegalmente.

Oltre a tali norme l’Ue e il Mercosur si impegnano a combattere il disboscamento illegale e a promuovere l’approvvigionamento di legname proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile.

Il principio di precauzione garantisce che l’Ue e i Paesi del Mercosur possano continuare a tutelare la salute e l’ambiente, anche se ciò incide sugli scambi e anche in assenza di dati scientifici inconfutabili.

Mercosur e ambiente, vanno d’accordo?

Il possibile impatto ambientale degli scambi di prodotti agricoli come le carni bovine e la soia dovrebbe essere considerato nel suo contesto: i Paesi del Mercosur esportano già 200.000 tonnellate di carni bovine nell’Ue all’anno e su tali importazioni l’Ue applica dei dazi.

Nel quadro dell’accordo, l’Ue consentirà l’ingresso di 99.000 tonnellate di carni bovine sul suo mercato con un dazio del 7,5%. Il Brasile da solo produce già 11 milioni di tonnellate di carni bovine l’anno.

Per quanto riguarda la soia, l’accordo non modificherà i dazi, attualmente già pari a zero. Mercosur e Ue si sono accordati anche su appalti pubblici, protezione di denominazioni geografiche degli alimenti e maggiore libertà nello scambio di servizi.

Entrambe le parti avranno vantaggi non da poco. Il Mercosur vedrà eliminate le tariffe sul 93% delle sue esportazioni verso l’Ue e un trattamento preferenziale sul restante 7%.

In Europa vedremo presto un ampio ingresso di carni, non più dell’1% potrà provenire dai Paesi extra europei, come quella bovina e il pollamezucchero ed etanolo, come segnalato anche durante il digital event per la visita virtuale alla Commissione europea dello scorso mese ottobre.

I consumatori europei dovrebbero avere un vantaggio di prezzi più bassi al consumo e garanzia del prodotto, dall’origine, alla lavorazione, alla distribuzione, fino alle tavole.

L’Unione europea, potrà riservare vantaggi importanti per le piccole e medie imprese del proprio territorio. L’accordo elimina infatti i dazi sul 91% delle merci europee importate dai quattro Paesi sudamericani.

Il mercato europeo plaude quindi al taglio dei dazi sull’esportazione di parti automobilistiche, macchine, prodotti chimici e tessili, macchinari e anche di vino e formaggi.

L’Italia è uno dei primi esportatori a livello europeo, in particolare il nord- est che risulta aver creato un network commerciale importante per il mercato unico europeo.

Ne hanno beneficiato molti prodotti italiani, in particolare il vino Barolo e il Prosecco, che hanno così visto una forte esportazione in Brasile, Uruguay e Argentina e da quei Paesi, verso l’UE, come la caciasa, il  formaggio brasiliano, il Mendoza, vino argentino e Garçon il vino uruguaiano. Il tutto nel massimo rispetto dell’indicazione geografica certifica e tracciabile.

Gli accordi dovranno comunque prestare anche particolare attenzione agli aspetti sanitari che non sono un fattore negoziabile negli accordi, quindi le importazioni da Paesi extra Ue devono garantire i parametri stabiliti dall’Ue e rispetto del ruolo delle comunità indigene nelle catene di approvvigionamento dei prodotti forestali e la cooperazione sui progetti sociali che coinvolgono tali comunità.

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