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Fiori recisi: siete sicuri che siano green?

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Foto di Capri23auto da Pixabay

Gli imprenditori del settore florovivaistico stanno imparando a scegliere di coltivare specialità più green di altre. Il caso del ranuncolo che batte la rosa

Fiori recisi. Non tutti sono uguali, o meglio alcuni sono più sostenibili di altri. A cominciare dalla coltivazione stessa. Le rose per esempio sono molto più esigenti dei ranuncoli.

Il mercato interno – fa notare Cia – Agricoltori Italiani – sta puntando molto sulla sostenibilità e vede protagonista di questa stagione il ranuncolo, fiore con un bassissimo impatto ambientale che fra i produttori nazionali sta soppiantando la rosa, importata ormai al 90% da Kenya, Etiopia e Sud America.

Il ranuncolo (ranunculus asiaticus) era detto fiore-ranocchio perché cresceva in prossimità degli acquitrini e giunse da Oriente in Europa all’epoca delle Crociate, dopo essere stato introdotto da Luigi IX di ritorno dalla Terra Santa.

Ne esistono diverse specie, che possono essere gialle, arancioni, rosse, rosa oppure bianche: dal millepetali al pratolino, al più famoso success (o clone), che è addirittura un ibrido brevettato, caratterizzato dalle dimensioni maggiori del fiore.

La Liguria ha il primato nazionale nella produzione: se ne piantano ogni anno 10 milioni di bulbi su di una superficie di 100 ettari; altri 50 nel resto d’Italia, localizzati fra il distretto di Pistoia e il napoletano.

Caratteristico il processo di vernalizzazione nella sua coltivazione, con il bulbo che d’estate viene messo in celle frigorifere per essere, poi, messo in terra a settembre. Il rapido cambio di temperatura induce una fioritura accelerata, come in una primavera anticipata e li rende pronti per la commercializzazione.

La tipicità del ranuncolo è la grande resistenza e la capacità di svilupparsi in campo aperto, senza necessità di serre riscaldate o di costosi trattamenti chimici.

Tutto questo riduce i costi di produzione rispetto alla classica rosa e ne ha, così, aumentato l’appeal fra floricoltori e consumatori, che trovano in questa varierà un prodotto di alta qualità a un prezzo, anch’esso, sostenibile: per Cia – Agricoltori Italiani, la media è fra 50 centesimi e 1,5 euro.

Analizzare produzione è acquisti è sempre più una doverosa pratica anche presso i florovivaisti settore che ha subito con la pandemia circa 1 miliardo di mancati introiti per il calo dei consumi e l’assenza di cerimonie di ogni tipo.

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