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Vi siete accorti che il mare sta morendo?

attenzione sui temi di salvaguardia ambientale
Foto da PxHere

Come attirare l’attenzione sui temi di salvaguardia ambientale e, quindi, agire perché i comportamenti diventino più Green: ne parliamo con 4 donne attente alla salvaguardia dei mari e degli oceani: Simona Masina, Mariasole Bianco, Daniela Mainenti e Francesca Santoro

Come dobbiamo parlare alla gente per spiegare la gravità della situazione ambientale?

Acquistare auto meno inquinanti, isolare le nostre case per avere meno spreco energetico. Possiamo non sprecare acqua, avere un regime alimentare meno basato sul consumo di carne ed energeticamente efficiente. Simona Masina, oceanografa fisica del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, parte da questi consigli.

Il sistema alimentare, dalla produzione alle nostre tavole – rimarca la scienziata – è responsabile di quasi un terzo delle emissioni globali di gas serra. A questo contribuisce molto il consumo di carne e il fatto che oltre un quarto del cibo prodotto viene perso o sprecato“.

Il punto è che gli scienziati queste cose le dicono da tempo e su molte testate, in primis Green Planner Magazine, lo facciamo notare. Ma a volte la sensazione è che non ci sia abbastanza attenzione al tema.

Allora, abbiamo lanciato la domanda delle domande ad alcune esperte incontrate durante un recente hackathon digitale pensato per creare soluzioni innovative per la difesa del mare, nato dalla collaborazione della Commissione Oceanografica Intergovernativa (Ioc-Unesco) dellUfficio Regionale Unesco per la Scienza e la Cultura in Europa, la Fondazione Cmcc – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici con il supporto di Hack for Italy: come dobbiamo parlare alla gente per spiegare la gravità della situazione?

Ecco cosa ci suggerisse proprio Simona Masina. E con lei anche Mariasole Bianco, presidente di Worldrise Onlus; Daniela Mainenti – qui sentita perchè tra le fondatrici di Donne di Mare – e Francesca Santoro, specialista di Programma e coordinatrice del programma di educazione all’oceano della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco.

Simona Masina

A mio parere dobbiamo parlarne senza eccessivo catastrofismo, ma continuando in modo forte e netto a sottolineare che è necessario rendersi conto della gravità della situazione, iniziando a chiamarla crisi climatica più che cambiamenti climatici, e dell’urgenza di agire.

Dobbiamo comunicare basandoci su pochi e chiari concetti scientifici. Io credo sia molto semplice capire perché il livello del mare aumenta e quali siano i rischi conseguenti come le inondazioni, perché l’aumento della temperatura e del PH del mare faccia morire i coralli o altre specie vegetative e come quindi queste non possano più fungere da barriera naturale delle nostre coste e come assorbitori della CO2.

Ma soprattutto vanno utilizzate le evidenze inequivocabili che le osservazioni, cioè i dati reali raccolti in oceano, ci stanno fornendo ormai da decenni.

Uno dei compiti di noi scienziati è sicuramente la sensibilizzazione verso questi temi, far comprendere cosa sta avvenendo, ma anche fornire risposte e suggerire possibili soluzioni, anche a livello di un cambio di comportamento di ognuno di noi.

E poi infine, ma forse la cosa più importante, è fare divulgazione nelle scuole, per trasmettere un’educazione e una formazione delle nuove e meno nuove generazioni e costruire una idea di resilienza per un futuro sostenibile.

Mariasole Bianco

Penso che chi vive sul pianeta in questo momento abbia una grandissima responsabilità, siamo in un momento cruciale della storia.

Le minacce affrontate dal nostro Pianeta Blu possono apparire schiaccianti e farci sentire impotenti. Di fronte a inquinamento, cambiamenti climatici, pesca eccessiva, perdita di biodiversità e altri problemi scoraggianti, l’iniziativa singola può sembrare una goccia nell’oceano.

Ma ogni goccia conta e questo è il messaggio più forte che a mio parere possiamo dare.

Ogni individuo ha la possibilità di essere un grande agente di cambiamento, partendo da noi stessi fino ad arrivare a coinvolgere la nostra comunità favorendone la partecipazione e premiando le buone pratiche.

Come cittadini possiamo scegliere di essere consumatori responsabili decidendo cosa comprare e da chi, e in questo modo influenzare il mercato

Daniela Mainenti

Penso a un insieme di consumatori attivi in grado di rivendicare clausole sociali e ambientali da imporre alle imprese produttrici (trasparenza e tracciabilità lungo tutte le filiere), non solo per sé, ma nell’interesse di tutti i produttori della Terra, la nostra casa comune.

Dovremmo cercare di costruire un’umanità cosciente e responsabile delle proprie azioni nell’arco di tutte le sue funzioni vitali, esigenze, pulsioni. Un percorso di recupero delle libertà di iniziativa di ogni individuo.

Per questo il cibo si rivela sempre un mezzo straordinario per parlare alla gente, essendo esso oggetto di nutrimento, manifestando la convinzione che l’unica vera forza è quella del consumatore che può fortemente influenzare l’offerta.

Invocare alla moderazione dei consumi di certe tipologie di pesci, alle problematiche rivelate dalla scienza delle specie grandi, in particolare per i contenuti di mercurio, la rarefazione di certe specie, la presenza delle microplastiche e il confronto con disastri ambientali tangibili, come l’arrivo di isole di plastica mediante immagini e video.

Francesca Santoro

Innanzitutto dobbiamo spiegare alle persone quanto importante è l’oceano per la nostra vita e per il nostro future. Bisogna prima mostrare le meraviglie del nostro oceano far capire che dipendiamo tutti dalla salute dell’oceano e poi credo che sia importante dare degli strumenti per comprendere.

Spesso si leggono degli articoli che contengono numeri e statistiche che poco dicono a delle persone che non hanno delle basi scientifiche.

È importante fare delle connessioni con la vita quotidiana delle persone. A cosa siamo tutti interessati: ad avere abbastanza cibo? Ad avere un buon lavoro ed essere sani?

Ecco: possiamo spiegare che ognuno di questi aspetti della nostra vita è legato all’oceano e dunque far capire che i nostri comportamenti possono fare la differenza, che il nostro essere dei consumatori consapevoli più spingere le aziende a cambiare i loro processi produttivi, che il nostro prestare maggiore attenzione alle proposte sui temi ambientali di chi votiamo può determinare la scelta delle politiche che verranno messe in atto.

M.Cristina Ceresa M.Cristina Ceresa: giornalista professionista dal 1991, si occupa di Sostenibilità anche per Il Sole24Ore. Laureata in filosofia si dice ottimista nella possibilità che un’inversione di rotta sia ancora possibile. Perché e soluzioni tecnologiche ci sono, basta adottarle… velocemente | Linkedin
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