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Il buon vino secondo Equalitas

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Chi ottiene la certificazione Equalitas dimostra di avere buoni indicatori ambientali, ma anche sociali. A partire da chi lavora nelle vigne e nelle cantine

Equalitas è una certificazione voluta nel 2015 da Federdoc e Unione Italiana Vini: obiettivo è la sostenibilità del vino e delle filiere agroalimentari.

Al nucleo iniziale di promotori si sono aggiunti importanti partner, che hanno contribuito al progetto in termini di competenze e rappresentatività: Csqa Certificazioni, Valoritalia, ente tra i primi a occuparsi della certificazione della Denominazione di Origine in campo enologico, Gambero Rosso e 3AVino, specializzata nella finanza del settore vitivinicolo.

Si tratta di una certificazione che si propone di non dimenticare le integrazioni con l’ambiente e di operare anche in regime taylor made, ovvero tenendo conto delle dimensioni economiche e sociali delle singole realtà. Un approccio olistico che ha come focus l’impresa, la società e il mercato.

Una matrice etica ed economica con indicatori ambientali come l’impronta carbonica, l’impronta idrica e la biodiversità di suolo, acqua e aria; ma anche che mette al primo posto i luoghi dove le cantine operano e che tiene conto delle buone pratiche di lavorazione in vigneto come in cantina, senza dimenticare le pratiche etico-sociali ed economiche nei rapporti con dipendenti, collaboratori e fornitori: una certificazione che includa anche una valutazione del territorio e della comunità locale.

Il percorso porta sempre al consumatore, a cui Equalitas si propone di fornire un marchio collettivo di garanzia.

Il comitato tecnico, scientifico ed etico annovera figure di spicco: Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino, Alessandro Pacciani dell’Università di Firenze, Lorenzo Zanni dell’Università di Siena, coadiuvati da un team di professionisti nel mondo della sostenibilità del vino e associativo a tutela dei consumatori.

Obiettivo è la diffusione dell’apparato normativo e dei suoi contenuti tecnici e culturali, per ottenere il riconoscimento dello standard Uni e Iso, per esempio, e di sistemi di qualità del Ministero delle Politiche Agricole.

Il piano strategico di Equalitas prevede che le imprese del vino arrivino ad adottare un sistema interno di gestione della sostenibilità per la pubblicazione di un bilancio annuale. L’impresa si propone di integrare la sostenibilità in tutte le sue dinamiche aziendali, effettuando in primo luogo un’autovalutazione costante.

Imprescindibile la trasparenza nella gestione degli obiettivi di sostenibilità: per questo motivo la certificazione è anche un percorso culturale, dove la diffusione della norma del vino sostenibile cambia radicalmente i principi guida del mercato per la gestione e la promozione della sostenibilità.

Quest’ultima si realizza sulla base di tre pilastri e di indicatori ambientali, sociali ed economici: per esempio la biodiversità sulla superficie del vigneto, la cosiddetta impronta carbonica, ovvero l’emissione dei gas effetto serra nell’atmosfera e l’impronta idrica, definendo e applicando un programma di monitoraggio dell’acqua impiegata.

Fondamentali le pratiche di lavorazione agricole e in cantina, come la gestione del suolo e della fertilità, con divieto assoluto al diserbo nell’interfila del vigneto e l’esclusione di fitofarmaci ritenuti dannosi per l’ambiente e la salute dell’uomo.

Ma anche ricorso a un packaging green, che limiti l’emissione di gas effetto serra. La sostenibilità economica passa attraverso piani di crescita dei lavoratori e di tutela dei loro diritti, incentivi economici e adeguati termini di pagamento verso i fornitori, organizzazione e promozione delle pari opportunità e del lavoro per i più giovani.

Infine, le buone pratiche di comunicazione, con politiche improntate a rappresentazioni veritiere e trasparenti.

Sempre più consumatori pensano che il vino buono debba essere un vino sostenibile: le piacevoli sensazioni organolettiche sviluppate nel calice sono anche espressione di responsabilità e di sensibilità verso temi importanti per la comunità.

Negli Stati Uniti, per esempio, il criterio sostenibilità-competitività è un elemento distintivo e determinante per la scelta del consumatore. Ed Equalitas lo dimostra.

Sara Missaglia Sara Missaglia: giornalista, sommelier, degustatore e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier, racconta di vino e enogastronomia per alcune riviste e testate di settore. Esperta di comunicazione è Degustatore della Regione Lombardia | Instagram | Facebook | Twitter | Linkedin
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