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Parità di genere e Green Deal Eu: assieme fanno un buon “clima”

pubblicato il: - ultima modifica: 28 Dicembre 2020
next generation eu - europa 2020 - fondi europei per agricoltura

Neutralità climatica e prospettiva di genere sono parte della stessa evoluzione. Ecco cosa si trova all’interno di Next Generation Eu e cosa si rischia se non si effettua la necessaria transizione ecologica

Green Deal europeo e politiche di parità di genere: un approccio convenzionale, ancora piuttosto diffuso, tenderebbe a considerare in modo distinto queste due tematiche, tradizionalmente considerate tra loro distanti e indipendenti.

D’altra parte vi è crescente consapevolezza del fatto che solo adottando una prospettiva di genere è possibile sia comprendere appieno sia gli effetti del cambiamento climatico sul benessere delle persone, sia valutare l’efficacia delle politiche ambientali di mitigazione e adattamento a questi cambiamenti.

A oggi, il Green Deal europeo sancisce l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. In sintesi, si prevede un piano d’azione volto a promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare, a ripristinare la biodiversità e a ridurre l’inquinamento attraverso la de-carbonizzazione e il rinnovamento del sistema dei trasporti.

Una spinta fondamentale verso la transizione ecologica verrà dal cosiddetto mainstreaming delle politiche ambientali, ovvero dal fatto che l’azione per il clima sarà integrata nelle politiche e nei programmi finanziati nell’ambito del bilancio ordinario dell’Unione e di Next Generation Eu, con un obiettivo climatico generale del 30% che si applicherà all’importo totale delle spese.

Ma la Commissione Europea ha anche posto l’obiettivo di incorporare una dimensione di genere nell’ambito sia del bilancio ordinario dell’Unione che di Next Generation Eu. L’impegno strategico si concentra sulle seguenti 3 aree prioritarie:

  1. aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e dell’indipendenza economica di donne e uomini
  2. riduzione del divario in materia di retribuzioni, salari e pensioni, anche per combattere la povertà femminile
  3. promozione della parità tra uomo e donna nel processo decisionale. Anche in questo caso la Commissione si propone il mainstreaming dell’obiettivo, ovvero l’integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche e i programmi di finanziamento dell’Unione

Come documenta un influente rapporto commissionato dall’Unione Europea, la diversità di genere è associata a stili di vita e di consumo diversi, dove l’intensità di consumo energetico delle donne è assai minore.

Il gap nelle retribuzioni rende le donne meno capaci di difendersi dalle conseguenze del cambiamento climatico e meno in grado di adottare quei comportamenti virtuosi che la mitigazione del cambiamento climatico richiederebbe e che sono tipicamente più onerosi per il bilancio individuale.

Un altro aspetto non trascurabile riguarda le conseguenze del mutamento climatico sulla salute degli anziani, quando in ambito familiare gran parte delle attività di cura e supporto ricade sulle donne.

D’altra parte le donne appaiono più attente e consapevoli delle conseguenze e dei pericoli associati al cambiamento climatico, ma il loro ruolo nella formazione delle scelte politiche è notoriamente limitato.

La questione è rilevante anche nel contesto delle aree più ricche e sviluppate del pianeta, come l’Unione Europea e forse non è un caso che la questione ambientale stia assumendo un ruolo così importante nella politica economica europea proprio quando leadership femminili si sono affermate simultaneamente alla guida della Commissione Europea e del più importante paese europeo, la Germania.

A questo punto è naturale chiedersi come si caratterizzino le iniziative del governo italiano nell’ambito di Next Gen Eu. Purtroppo sono proprio di questi giorni le notizie in merito alle preoccupazioni che la Commissione Europea nutre riguardo ai ritardi sinora accumulati nella definizione dei progetti.

Le Linee Guida di Next Generation Italia indurrebbero a credere che si tenda a considerare parità di genere e questioni ambientali come due tematiche distinte, in un modo così netto da risultare sorprendente alla luce dei documenti programmatici dell’Ue, puntualmente sottoscritti dal nostro Paese.

Viene da chiedersi se qualcuno nei ministeri competenti li abbia mai letti.

Patrizio TirelliPatrizio Tirelli: professore ordinario di Economia Politica presso l’Università di Pavia, si occupa principalmente dell’analisi di modelli macroeconomici e delle politiche dell’Unione Europea, convinto che è difficile occuparsi di economia senza tener conto dei risvolti per l’ambiente | Web
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