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L’agroecologia che verrà nel 2021

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Sono sempre più diffusi i progetti di agroecologia che escono ormai dai laboratori per arrivare direttamente nei campi. Vediamone alcuni firmati da Centro Agricoltura e Ambiente (capofila e coordinatore del Progetto), Università di Bologna-Distal, Dinamica e dal Crea

Agroecologia fa rima con applicazione integrata e congiunta di una serie di principi e tecniche che mirano a produrre quantità maggiori di cibo e altri biomateriali, ma al contempo mantenere o migliorare lo stato degli ecosistemi e la loro capacità di fornire i servizi ecosistemici per il sostentamento della vita.

Questa è l‘agroecologia che, c’è da scommettere, avrà una nuova impennata nel 2021.

Un progetto di agroecologia – in fase di test tra fra Bologna e Ferrara – punta a sperimentare in campo alcuni trucchi come l’uso di Insetti utili, piante trappola e feromoni per la difesa delle colture orticole.

È quanto si ripromette di portare avanti il progetto di ricerca OrtoAmbiente, che vede la partecipazione di Gruppo Agribologna, in collaborazione con il Centro Agricoltura e Ambiente (capofila e coordinatore del Progetto), Università di Bologna-Distal, Dinamica e le 5 aziende agricole partecipanti al progetto.

Al centro la riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari; il risparmio idrico e un consistente miglioramento della qualità delle acque e del suolo.

Il cronoprogramma del progetto vede la sperimentazione durare fino al prossimo agosto 2022 con l’uso di fasce erbose con piante nettarifere, per attrarre insetti utili e la lotta a quelli dannosi, negli ecosistemi aziendali.

Premesse del progetto sono la numerosità e complessità delle colture orticole da mercato fresco, ancora tutta da studiare, la rapidità dei loro cicli di produzione, l’impiego di manodopera specializzata, gli attacchi sempre più dannosi – anche a causa del cambiamento climatico – dei fitofagi e il conseguente incremento dei costi di produzione.

Insomma, si fa di tutto per ottimizzare la nuova agricoltura. Renderla resiliente, come suggerisce Teodoro Cardi, direttore del Crea Orticoltura e Florovivaismo, attraverso una produzione agricola che si sviluppi seguendo “i criteri dell’intensificazione sostenibile, che sia più redditizia, ma utilizzando meno risorse“.

Così il consiglio per la ricerca in agricoltura porta avanti parallelamente progetti che prevedono “l’impiego del breeding di ultima generazione, il miglioramento genetico di colture orticole come pomodori, peperoni e basilico – riprende Cardima anche progetti di dai fiori eduli, sostituzione della torba con risorse verdi provenienti dall’economia circolare fino ai modelli predittivi per l’agricoltura digitale e all’innovazione in biologico“.

Vediamo alcuni  di questi progetti nel dettaglio.

Breeding per pomodori sotto stress per la crisi climatica

Con il progetto Biotech-Cisget (Cisgenesis and genome editing in tomato) l’obiettivo è produrre nuove varietà di pomodori resistenti ai patogeni e agli stress derivanti dai cambiamenti climatici, mediante le moderne tecniche di breeding.

Qui è la cisgenesi e il genome editing a farla da padrone agendo sullo stesso Dna della pianta per migliorare la tolleranza agli stress biotici e abiotici e la qualità organolettica, nutrizionale e tecnologica dei frutti.

Massima attenzione anche all’aumento di shelf-life. Con i progetti G2p-Sol e Bresov pomodori e peperoni di nuova specie potrebbero uscire dal laboratorio.

Stop alla peronospera del basilico

È il progetto Biotech-Geo che – associato al breeding punta a creare cloni di basilico resistente alla peronospora, il fungo patogeno che colpisce dal 2011 le aree storicamente vocate alla coltivazione, come la Liguria.

Fiori in tavola

Prendono il nome di Antea le attività scientifiche del Crea che stanno studiando nuove specie da fiore commestibile, lavorando sulle caratteristiche qualitative e nutrizionali, sullo studio del periodo di fioritura, dei sistemi di propagazione e coltivazione, sull’analisi della tossicità e delle caratteristiche microbiologiche dei fiori.

Le ricadute economiche per il settore sono positive sia per i piccoli produttori di ortaggi che per le aziende medie e le industrie produttrici di insalate di quarta gamma.

E al posto della torba?

Con i progetti Supera e Subsed, il Crea sta mettendo a punto substrati eco-compatibili, torba-free caratterizzati da miscele specifiche per diverse tipologie di piante: erbacee, arbustive o arboree ornamentali ed autoctone o un substrato ricavato con tecniche sostenibili da un rifiuto (il sedimento marino dragato) in un’ottica di economia circolare.

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