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Reati nella gestione dei rifiuti: il nuovo Mog fa pulizia

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mog - Modello Organizzativo e di Gestione

Fise Assoambiente e Certiquality hanno appena tenuto a battesimo il nuovo Mog – Modello Organizzativo e di Gestione. Un update atteso da molti. Vediamolo nel dettaglio

Chissà se con il Modello Organizzativo e di Gestione, detto anche Mog, riusciremo a prevenire i reati nella gestione dei rifiuti? Tutto fa sperare che la risposta sia positiva.

Se lo augura anche Fise Assoambiente, l’Associazione Imprese Servizi Ambientali che in collaborazione con Certiquality, ha elaborato e appena presentato le nuove linee guida Modelli organizzativi e sistemi di gestione ambientale: Linee Guida Associative per l’applicazione nel settore della gestione dei rifiuti del D.Lgs. 231/2001.

Anche il Ministero della Giustizia ha dato parere positivo: in effetti il nuovo Mog rappresenta un aggiornamento rispetto alla precedente versione, rilasciata nel 2016, e si pone l’obiettivo di diventare uno strumento pratico e utile per le aziende e le organizzazioni che hanno l’esigenza di disegnare e realizzare il Modello Organizzativo e di Gestione previsto dalla normativa in questione.

Prima di spiegare il contenuto e le novità delle linee guida è necessario fare un excursus per illustrare i principi che ispirano il D.Lgs 231/2001 e che cosa viene richiesto alle organizzazioni che decidono di aderire ai requisiti espressi dallo stesso.

Il decreto viene pubblicato l’8 giugno 2001, in un momento storico caratterizzato da cambiamenti, crisi economiche e scandali, soprattutto di tipo corruttivo, posti in essere non solo da privati ma anche da soggetti dotati di personalità giuridica.

Il D.Lgs 231/2001 nasce quindi con l’intenzione di disciplinare un nuovo tipo di responsabilità, denominata responsabilità amministrativa degli enti, nei confronti di un elenco di reati presupposto, il catalogo dei reati, elencati all’interno del decreto stesso.

In quel momento il concetto di responsabilità amministrativa era nuovo; l’idea di fondo è di affiancare alla responsabilità penale, che è di tipo personale, anche una responsabilità specifica dell’ente.

Per determinare tale responsabilità devono essere presenti due condizioni: il reato deve avvenire nell’interesse o vantaggio dell’ente stesso (ovvero, tramite la commissione del reato l’ente riesce a realizzare maggiori profitti o a risparmiare sui costi) e deve essere incluso nel catalogo dei reati.

Le sanzioni previste sono di diversa natura: oltre a quelle pecuniare, calcolate applicando un meccanismo basato su quote, in funzione della gravità del reato commesso, il decreto prevede anche sanzioni interdittive, che cagionano forti limitazioni all’attività d’impresa, la confisca del profitto derivante dal reato commesso e la pubblicazione della sentenza, con effetti importanti sulla reputazione.

Il decreto però prevede la presenza di condizioni di esenzione dalla responsabilità amministrativa: si arriva così al concetto di Modello Organizzativo e di Gestione, detto anche Mog.

All’interno del modello deve trovare spazio il corpus dei controlli preventivi dell’ente (regole, procedure, istruzioni), le modalità di assegnazione di responsabilità, dei poteri autorizzativi e di gestione delle risorse finanziarie, inclusa la rendicontazione e la tracciabilità delle operazioni poste in essere dall’ente.

Il Modello Organizzativo e di Gestione viene inoltre accompagnato da altri elementi tipici dei sistemi di compliance: il codice etico, le attività di formazione e informazione, il sistema di segnalazione di irregolarità (il cosiddetto whistleblowing, di derivazione anglosassone), il sistema disciplinare e la presenza di un Organismo di Vigilanza a cui spetta il compito di vigilare sull’efficace attuazione del Mog.

Il tutto, ovviamente, deve essere correlato alle caratteristiche dell’ente, alle peculiarità del settore in cui opera e, quindi al suo profilo di rischio: non esiste, infatti, un Modello di Organizzazione e di Gestione valido per tutte le aziende.

L’attività di valutazione dei rischi dell’ente nei confronti dei reati presupposto diventa quindi un momento di riflessione aziendale assolutamente fondamentale per poter disegnare un Mog che sia coerente, concreto ed efficace.

Il catalogo dei reati si è ampliato moltissimo nel corso degli anni ed è arrivato a includere delitti di natura colposa, grazie all’introduzione dei reati in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e di quelli ambientali.

La complessità delle fattispecie previste dal decreto richiede una conoscenza approfondita su questioni legali e su principi di organizzazione e di gestione; per questo motivo alcune associazioni (tra cui Confindustria, Abi, Farmindustria e la stessa Fise) hanno realizzato e pubblicato, nel corso degli anni, linee guida, a supporto di coloro che si trovano alle prese con la redazione dei Mog.

Nelle parole del presidente di Fise Assoambiente, Chicco Testa, le nuove Linee Guida elaborate da Fise sono “finalizzate a promuovere concretamente la legalità e il valore della prevenzione nel mercato della gestione rifiuti, ad alimentare la fiducia e a tutelare il capitale reputazionale e di immagine delle imprese del comparto.

Le Linee Guida Fise sono logicamente organizzate per fornire un inquadramento generale dei requisiti espressi dalla normativa, illustrare le novità normative in materia di 231 e le peculiarità tipiche delle realtà imprenditoriali che svolgono attività nel settore della gestione dei rifiuti.

Inoltre, approfondiscono le relazioni che intercorrono tra il Mog a fini 231 e i sistemi di gestione ambientale (Emas e Iso 14001:2015), nell’ottica di un approccio integrato alla compliance aziendale.

Per essere ancora di più al servizio di coloro che devono lavorare sulla costruzione del sistema dei controlli interni, le linee guida offrono checklist mirate, a supporto dell’identificazione e della mappatura dei reati rilevanti (tra cui scarichi idrici, rifiuti, ecoreati) e delle modalità di commissione all’interno dei processi aziendali, in modo da facilitare il processo di analisi dei rischi.

Il disegno, la realizzazione e la manutenzione di un Mog chiaramente richiede risorse, non solo di tipo economico: l’esecuzione dei controlli e il monitoraggio dell’intero sistema di compliance resta in capo alle persone.

Ma oggi, più che mai, adottare un Mog rappresenta un’occasione unica per fare ordine, per applicare un modo di pensare e di agire basato sull’identificazione e la valutazione dei rischi, per rivedere i processi e le attività in modo critico.

La compliance, quindi, diventa un’opportunità per iniziare un cammino verso la Sostenibilità e per migliorare la Governance.

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