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Taglio delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030: l’industria si prepari

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Foto di Markus Distelrath da Pexels

Proprio in questi giorno, cinque anni fa, si firmava l’Accordo di Parigi. Quasi la preistoria in fatto di esigenza di cambiare piani operativi sul clima, l’anniversario torna con urgenza a ricordarci che ci si deve impegnare ancora molto per il taglio delle emissioni di CO2

I Governi europei hanno appena raggiunto l’accordo sul taglio delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 – fa notare l’europarlamentare Marco CappatoÈ un obiettivo meno ambizioso rispetto alla proposta del Parlamento europeo di un taglio del 60%, ma è comunque un impegno che richiede soluzioni urgenti“.

Cinque anni fa gli Accordi di Parigi hanno rappresentato il più forte impegno internazionale mai raggiunto per contrastare i cambiamenti climaticima da allora i governi nazionali non hanno fatto abbastanza – ha commentato Mogens Lyketoff, uno dei padri degli accordi del 2015, allora presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – Ma nonostante il coronavirus, le politiche di Trump, l’esitazione dei governi, il problema dei cambiamenti climatici ora deve tornare al centro dell’agenda internazionale. Cina e Usa hanno rilanciato l’impegno. Occorre investire nelle energie rinnovabili, nel fotovoltaico, monitorare attentamente le emissioni tassandole in modo equo, ridistribuendo il tesoretto ricavato sulle realtà più deboli, agevolando la transizione energetica e l’occupazione nel settore delle rinnovabili, alleggerendo anche la tassazione su redditi più bassi“. 

Forse a causa di sensibilità diverse sono stati 5 anni nei quali – è questa la sensazione comune – si sia perso tempo.

Eppure l’emergenza è storica, come la chiama il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli: “L’Ue, gli stati membri, le città i cittadini ora sembrano essersi messi in moto per fare in modo che il problema del cambiamento climatico e del degrado ambientale divenissero delle priorità nell’agenda politica europea e nazionale. Siamo a un punto di svolta. Abbiamo un obiettivo ambizioso, una meta da raggiungere a medio e lungo periodo: diventare il primo continente neutrale dal punto di vista climatico“.   

Poi c’è stato anche un diversivo chiamato Trump. Ma ora “le prospettive sembrano essere positive” commenta la presidente della Commissione Ambiente alla Camera, Alessia Rotta, probabilmente facendo riferimento anche alle nuove posizione a favore dell’ambiente espressa dal presidente eletto Biden.

Ma il tempo corre e dobbiamo agire subito – aggiunge la Rotta, ricordando uno stato di fatto – l’aumento di terreni aridi, l’erosione delle coste, incendi sempre più devastanti, l’innalzamento dei mari, le migrazioni forzate, la scomparsa di interi ecosistemi“.

Avanti tutta, dunque, con la transizione di interi settori industriali “priorità assoluta per ogni Paese” chiosa la Rotta.

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