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La seconda vita di un tondino

pubblicato il: - ultima modifica: 5 Gennaio 2021
kindof economia circolare

Per la rubrica Pink&Green diamo la parola a Camilla Mazzola che giovanissima ha preso a cuore un elemento, il ferro di recupero, anima dei tondini per farne. Leggete qui per scoprirlo

Sapete quanta Sostenibilità ed economia circolare ci può essere in un tondino (l’elemento strutturale che si usa per le armature in calcestruzzo degli edifici)?

Tanta: a cominciare dal fatto che la materia prima con cui è prodotto un tondino è ferrame recuperato e riciclato e assolutamente non più estratto dalle miniere.

E se una volta il tondino era nascosto nel cemento armato e lo vedevano e conoscevano solo gli addetti ai lavori – leggi gli edili – grazie alla startup Kindof – italiana, ma con un tocco di business svizzero – è diventato l’anima di sedute e oggetti di arredamento.

Principalmente da giardino, ma mai mettere limiti di creatività e di spazi agli arredatori.

Per raccontarci la seconda vita di un tondino abbiamo interpellato Camilla Mazzola, marketing e communication manager di Kindof nata dall’idea di Luca Ghielmi (lo zio di Camilla) che ha da sempre a che fare con i tondini perché l’azienda di famiglia – la svizzera Ghielmimport – li commercializza da quasi 50 anni.

Insomma, Camilla e lo zio Luca stanno portando avanti un’interessantissima iniziativa. Che ha un occhio anche alla Sostenibilità degli spazi, riducendo sensibilmente quelli necessari.

Un esempio: sperimentato con l’arredo di casa esistente contro l’arredo Kindof, l’ingombro di chaise e librerie movibili si riduce del 60% rispetto all’attuale. Il tavolo con sedie del 33%. Il tutto con una meccanica della postura ergonomica.

E poi la solidità che fa parte del concetto un oggetto che dura per sempre è meglio: i pezzi Kindof non possono essere rovinati né tantomeno distrutti.

Comunque, nel caso recuperare il tondino per renderlo altro materiale ferroso è semplice, perché i prodotti Kindof sono mono-materici. Altro importante principio dell’economia circolare.

Volevamo valorizzare questo materiale individuando un impiego nuovo” racconta Luca Ghielmi. Ci sembra che l’obiettivo sia stato centrato.

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