Home Imprese Sostenibili Il “non detto” della decarbonizzazione

Il “non detto” della decarbonizzazione

pubblicato il:
decarbonizzare l'industria
Foto da Pixabay

Decarbonizzare l’industria in maniera efficace significa prendere in considerazioni anche tutte le azioni “nascoste”. Ma soprattutto, fare attenzione a non sostituire tecnologie a elevata intensità di emissioni di gas serra con tecnologie a elevata intensità di risorse minerarie

Con la sconfitta di Donald Trump e l’avvento di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti sembra essersi consolidato un consenso internazionale in merito all’ineluttabilità e all’urgenza di un rapido processo di decarbonizzazione.

Intanto, l’Unione Europea si propone un obiettivo di zero emissioni nette di gas serra per il 2050. Ne è derivato un dibattito in merito a come raggiungere questo obiettivo, ovvero in merito a quale mix di fonti energetiche rinnovabili dovrebbe essere adottato (ecco il link).

Ci sono importanti differenze riguardo sia al peso residuale di nucleare e combustibili fossili rispetto alle rinnovabili, sia alla distribuzione delle rinnovabili tra eolico e solare.

Non sorprenderà scoprire che le diverse proposte riflettono fedelmente gli interessi settoriali delle organizzazioni di produttori che le formulano. D’altra parte il compito della politica dovrebbe proprio quello di decidere in un contesto di massima trasparenza e verificabilità riguardo a costi e benefici di ciascuna opzione.

L’enfasi sull’importanza di ottenere la decarbonizzazione, resa improcrastinabile dalla gravità dei mutamenti climatici, ha lasciato in secondo piano l’individuazione dell’impatto avverso che il drastico ricorso alla energie rinnovabili sembra essere destinato ad avere sull’ambiente, anche se ovviamente non sull’emissione di gas serra.

Uno studio della Banca Mondiale, quantifica l’incremento nella domanda globale di minerali necessario per sviluppare l’infrastruttura energetica necessaria per conservare e utilizzare l’energia da fonti rinnovabili, a partire dalle batterie al litio e fino al banale efficientamento energetico degli edifici.

In sostanza, l’attuale stato delle conoscenze tecnologiche fa sì che la decarbonizzazione di cui si sta attualmente discutendo implichi il passaggio da un sistema produttivo ad alta intensità di emissioni di gas serra a uno contraddistinto da un’alta intensità di utilizzo di materie prime, a loro volta non rinnovabili.

Questo risultato, raramente portato all’attenzione dell’opinione pubblica, ha diverse importanti implicazioni. In primo luogo ne deriva che l’impatto sull’ecosistema di un drastico incremento delle attività di estrazione andrebbe attentamente studiato (ecco un link utile).

In secondo luogo, possiamo attenderci importanti cambiamenti negli scenari geopolitici globali, dove i paesi esportatori di petrolio sarebbero gradualmente sostituiti dai nuovi  produttori di minerali pregiati.

Per esempio, l’80% delle riserve mondiali di litio si distribuisce tra Argentina, Bolivia e Cile. In terzo luogo, i conflitti tra le grandi potenze riguarderanno sempre più il controllo di queste risorse (ecco il link).

Quali lezioni trarne? La prima lezione riguarda l’importanza di non permettere che ci si dimentichi dell’importanza di regolamentare l’azione delle industrie estrattive per limitarne l’impatto sull’ambiente.

Si parla di decarbonizzare le importazioni (ecco il link), forse non dovremmo farlo in un modo che, paradossalmente, sarebbe comunque dannoso per l’ambiente, sostituendo i combustibili fossili con l’estrazione selvaggia di minerali rari.

La seconda lezione riguarda l’importanza di sviluppare azioni di risparmio energetico che consentano di sostituire la mobilità delle persone. Bisogna far tesoro delle nuove tecnologie di comunicazione sviluppate per mitigare gli effetti del Covid-19.

La terza lezione riguarda l’importanza di investire in ricerca, imponendo ai ricercatori di incorporare nei propri obiettivi lo sviluppo di tecnologie che non siano solo mirate a una riduzione delle emissioni di gas serra, ma siano genuinamente sostenibili dal punto di vista ecologico (qui bisogna tornare ai principi primi, ecco il link).

In conclusione, una decarbonizzazione che sia autenticamente amica dell’ambiente dovrebbe portarci a diversi modi di interagire e produrre, non soltanto a sostituire tecnologie a elevata intensità di emissioni di gas serra con tecnologie a elevata intensità di risorse minerarie.

Patrizio TirelliPatrizio Tirelli: professore ordinario di Economia Politica presso l’Università di Pavia, si occupa principalmente dell’analisi di modelli macroeconomici e delle politiche dell’Unione Europea, convinto che è difficile occuparsi di economia senza tener conto dei risvolti per l’ambiente | Web
Condividi: