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Esg in Borsa, ovvero il Dow Jones Sustainability Index

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Dow Jones Sustainability Index

Anche nel mercato azionario ci sono anche promossi e bocciati in fatto di Sostenibilità: lo valuta il Dow Jones Sostainability Index su una serie di parametri. Così si scopre che…

Il Dow Jones Sostainability Index, nato nel 1999 dalla collaborazione tra S&P Dow Jones Indeces e RobecoSAM, società di investimenti orientata alla Sostenibilità finanziaria, ha il compito di valutare e compensare le aziende più performanti sulla base di un insieme di criteri Esg.

L’indice viene rivisto annualmente nel mese di settembre e, da lì in poi, monitorato ogni quattro mesi, per garantirne l’affidabilità ai fini delle decisioni di investimento: l’indice funziona infatti come benchmark per gli investitori, che integrano le considerazioni legate ai temi della Sostenibilità nelle loro decisioni di portafoglio, e incoraggia le aziende a migliorare i processi e le attività in merito alla Responsabilità Sociale di Impresa.

I risultati del processo di valutazione sono stati pubblicati lo scorso novembre; quest’anno 238 aziende hanno partecipato per la prima volta al Corporate Sustainability Assessment, dimostrando un’attenzione molto forte nei confronti della Sostenibilità, soprattutto considerato il periodo, non certo facile, della pandemia.

Complessivamente, le aziende che prendono parte all’assessment appartengono a 61 settori industriali differenti.

Il processo di valutazione è basato su un questionario, anch’esso sottoposto a revisione critica annuale per fare in modo che sia sempre aggiornato nei confronti delle evoluzioni delle prassi e dei criteri Esg.

I più recenti aggiornamenti, apportati al questionario nel 2019, hanno riguardato la sicurezza It, la cybersecurity, la protezione delle informazioni personali, la finanza sostenibile, l’energy mix, il salario, l’approvvigionamento delle materie prime.

Oltre al contenuto indicato nelle risposte, alle aziende partecipanti viene chiesto di allegare supporti documentali che possano testimoniare l’affidabilità delle informazioni fornite.

Per aumentare la trasparenza nei confronti della valutazione, la metodologia che guida il Corporate Sustainability Assessment fa un chiaro riferimento all’importanza delle informazioni di pubblico dominio (ovvero, ottenibili in modo agevole attraverso la navigazione sul sito web aziendale): a tali informazioni, infatti, viene riconosciuto un punteggio effettivo, mentre le informazioni più riservate non consentono di ottenere punti.

Il questionario è composto da circa 100 domande, alcune specifiche per il settore di appartenenza, raggruppate in 23 criteri differenti; ogni domanda può inoltre contenere quesiti più dettagliati.

Il punteggio massimo ottenibile per ogni domanda è pari a 100; le varie opzioni di risposta all’interno di una domanda possono essere valutate da sole o in combinazione, di modo che la somma totale equivalga a 100 come punteggio massimo – ecco perché è importante riesaminare attentamente ogni domanda ogni anno.

Oltre al punteggio assoluto, le aziende vengono valutate secondo il criterio di rappresentazione per percentili; in questo modo è possibile normalizzare le risposte e attivare meccanismi di confronto relativo.

Il processo di selezione delle aziende per la definizione dell’indicatore per il 2020 ha visto oltre 3.000 aziende grandi per capitalizzazione invitate a partecipare sulla base di criteri di eligibilità validi per la composizione dell’indice stesso; di queste, 1.386 hanno completato il questionario di valutazione, mentre le rimanenti hanno completato l’assessment sulla base delle sole informazioni rese disponibili al pubblico.

Per quanto riguarda l’Italia, 30 aziende sono state invitate a partecipare e 22 hanno effettivamente completato l’assessment.

Il Dow Jones Sustainability Index viene  poi di fatto scomposto in indicatori rilevanti a livello geografico: accanto al Djsi World compaiono, tra gli altri, Europe, North America, Asia Pacific, Emerging Markets, Australia.

Tra le società italiane incluse sia nel Djsi World che nel Djsi Europe troviamo Pirelli, Intesa Sanpaolo, Leonardo, Moncler, Saipem, Terna, Hera. Alcune aziende italiane sono anche leader nel proprio settore: Leonardo (Aerospace&defense), Pirelli&C (Auto components), Saipem (Energy Equipment&services), Cnh Industrial (Machinery and electrical equipment), Hera (Multi and water utilities) e Moncler (Textiles, apparel&luxury goods).

Il processo di assessment viene sottoposto a una valutazione indipendente da parte di Deloitte, società di consulenza direzionale e di servizi di revisione americana, per garantire indipendenza e affidabilità dell’intero processo.

La lista delle aziende che compongono l’indice può essere recuperata online. Tra i grandi bocciati del 2020 troviamo Alphabet, Bank of America, Adidas e Ntt Docomo, mentre tra le new entry per capitalizzazione sono entrate nel ranking Humana ed Ecolab.

Le aziende e le istituzioni finanziarie riconoscono sempre di più il valore della condivisione delle strategie di business e dei criteri alla base delle decisioni di investimento in materia di Sostenibilità, anche se le informazioni di dettaglio restano a un livello di maggiore riservatezza.

Comprendere la metodologia alla base della costruzione degli indicatori, capire come sono calcolati i punteggi e quali analisi sono effettuate non solo migliora l’informativa presente nel mercato ma attiva processi educativi che toccano tutti gli investitori.

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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