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Sulle bottiglie di vino spuntano le etichette creativamente Green

etichette del vino

Le etichette più interessanti nascono da un percorso di riuso e con materie naturali. Un modo per ribadire il percorso delle cantine sulla strada del Green. Ecco una rassegna delle etichette più affascinanti

Il rapporto tra etichetta e vino ha indubbi risvolti sinergici che possono reciprocamente potenziare il messaggio della cantina e dello stesso contenuto. Nome o immagine utilizzata possono fare la differenza e attirare la scelta di un consumatore.

Ma, qualcosa si sta muovendo anche sul supporto usato per produrre la stessa etichetta. E la creatività spazia nella ricerca e uso di supporti sempre più Green come la terracotta, la carta che nasce dalle bucce macerate, il legno.

L’importante è riuscire a comunicarlo adeguatamente.

L’etichetta di un vino ha sicuramente molti significati, non solo in quanto fonte di informazioni legate al nome del vino, della cantina, spesso del vitigno, del vigneto e dell’annata, ma perché anticipa il vino stesso, raccontando qualcosa del prezioso nettare e prefigurando la degustazione stessa, utilizzando un concept visivo e parole che sintetizzano ciò che è contenuto nella bottiglia e, di conseguenza, nel calice.

È molto più che è un biglietto da visita, figlia del marketing più riuscito: esercita infatti un’attrazione indiscutibile sul consumatore che, attratto da immagini, disegni, colori e font studiati con precisione, spesso sceglie la bottiglia colpito dall’etichetta prim’ancora che dal contenuto e dalla sua natura.

Dal punto di vista emozionale l’etichetta è quindi importante, ma la volata etichetta-vino è vincente se sussiste coerenza tra ciò che l’etichetta evoca e il vino stesso, un fil rouge che crea un unicum, tra i due mondi, con impatti significativi nella scelta d’acquisto e nella stessa degustazione.

È importante che l’etichetta esprima aderenza al territorio, non solo per le proprietà organolettiche del vitigno o del terroir, ma anche nella scelta dei materiali impiegati per la sua realizzazione.

In ottica green molte cantine stanno sperimentando l’uso di materiali alternativi e biodegradabili per la realizzazione delle etichette da applicare sulle bottiglie di vino.

L’azienda agricola Valdisole, che produce vini naturali a Corneliano d’Alba, sulle colline del Roero in Piemonte, ha scelto per il suo Aura un’etichetta realizzata dal suolo delle vigne di moscato.

Il vino dell’azienda Valdisole è, per certi versi, spiazzante, in linea con un’etichetta innovativa  che nasce dalla macerazione delle bucce e la presenza di flor genera un’ossidazione controllata e una acidità importante.

Le contaminazioni sono molteplici, con un risultato finale che, alla cieca, ricorda sensazioni materiche al palato quasi da vino rosso.

Interessante e innovativa la scelta di Novelune, cantina del bergamasco: il suo Rukh, Orange Wine Biologico da uve piwi Bronner 50% e Johanniter 50%, è realizzato con metodo biologico.

I vitigni resistenti consentono di non eseguire o limitare i trattamenti in vigna senza alcun ricorso alla chimica di sintesi. L’etichetta che Alessandro Sala, deus ex machina della cantina, ha scelto per questo vino è realizzata in terracotta, il materiale delle anfore in cui le uve vengono poste a fermentare.

Bottega ha scelto per il suo Venedikà Venezia doc un’etichetta in legno: si tratta di un blend tra un vitigno internazionale (il Merlot) e un vitigno autoctono (il Raboso Piave).

Il materiale dell’etichetta è in legno di betulla, dal colore caldo e dorato, che richiama la morbidezza e la rotondità del vino: la scelta si ispira a criteri di sostenibilità, tanto è vero che per ogni cartone da sei bottiglie di vino venduto, la cantina si impegna regalare un albero da piantare ai Comuni che ne fanno richiesta.

etichette del vino

La Cantina di Venosa, in provincia di Potenza, realizza per i suoi vini etichette con il fieno coltivato in azienda, che ha sostituito integralmente alla carta. L’etichetta in fieno ha regalato all’Aglianico del Vulture, la sua produzione più rinomata, un’impronta green, soprattutto in ottica di economia circolare.

Vive e imperdibili le etichette della cantina ligure Bisson: il loro spumante metodo classico Abissi affina sommerso nel mar Ligure all’altezza di Portofino.

Le bottiglie vengono calate sui fondali del mare in gabbie di acciaio inox a una profondità di 60 metri alla temperatura costante di 15°C, con permanenza di diciotto mesi, durante i quali si realizza la rifermentazione e l’affinamento della cuvée.

Le bottiglie, una volta riemerse, presentano sul vetro conchiglie, piccoli fossili marini, alghe cristallizzate: testimonianze uniche e irripetibili del periodo sottomarino, che rendono le bottiglie dei rari capolavori buone anche da collezione.

Etichette del vino come abiti in materiali diversi e multicolor: se il bio è protagonista, il colore verde è perfetto.

Sara Missaglia Sara Missaglia: giornalista, sommelier, degustatore e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier, racconta di vino e enogastronomia per alcune riviste e testate di settore. Esperta di comunicazione è Degustatore della Regione Lombardia | Instagram | Facebook | Twitter | Linkedin
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