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Il cardo, re delle biotecnologie ambientali

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Foto di analogicus da Pixabay

Nel corso del webinar Prodotti cosmetici, nutraceutici e bioplastiche dal cardo sono stati presentati i risultati preliminari del progetto di R&S Bobcat, un’idea per donare al cardo nuovo valore attraverso le biotecnologie. Pro e contro in questo articolo

Estrarre dal cardo eccipienti di valore per l’industria cosmetica, alimentare e perfino le bioplastiche: è quanto si è posto il progetto Bobcat che, dopo i finanziamenti di Fondazione Cariplo, è giunto a buoni risultati anche grazie la partecipazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche/Ibba, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e del Consorzio Italbiotec.

Al centro un modello di bioraffineria che sperimenta approcci biotecnologici innovativi per ottenere, a partire da colture cellulari di cardo, composti bioattivi da impiegare come materie prime nei settori produttivi della cosmesi, della nutraceutica e delle bioplastiche. Il tutto in condizioni sostenibili e rispettando i principi di economia circolare.

Tutto il progetto si inserisce in un contesto di economia circolare dal momento che il sistema prevede l’utilizzo di scarti che provengono dall’industria agroalimentare per sostenere la crescita delle colture cellulari – ha dichiarato Francesca Sparvoli, ricercatrice senior presso l’Istituto di Biologia e Biotecnologie Agrarie (Ibba), nonché coordinatrice del progetto Bobcat – Il ciclo prende avvio dall’ingresso di questi scarti, che vengono recuperati come substrato di crescita per l’ottenimento di bioprodotti ad alto valore aggiunto e, a loro volta, gli scarti derivati dalle colture cellulari ritornano poi anch’essi nel circolo economico sotto forma di fertilizzanti, mangimi o per l’estrazione di bioenergia”.

L’idea alla base del progetto Bobcat è quella di ricorrere a colture cellulari di cardo per ottimizzare la produzione di sostanze di valore (in particolare oli e polifenoli), senza passare dalla coltivazione su campo.

Questo approccio ottimizzerebbe di fatto la produzione dei bioprodotti, sottraendo il sistema alla dimensione della stagionalità e rendendolo, viceversa, stabile, continuo e standardizzato.

Proprio la messa in piedi di un sistema industriale adatto a questo tipo di produzione, però, non è un passaggio così semplice: nella transizione da scala di laboratorio a scala industriale le piattaforme di produzione cellulare non sempre – e anzi, raramente – mantengono le loro performance qualitative e quantitative e, come se non bastasse, le cellule vegetali presentano problematiche aggiuntive nello scale-up rispetto a soluzioni biotecnologiche consolidate.

Il progetto, in effetti, è ancora a uno stadio pilota e fino a questo momento è stato possibile portare lo scale-up solo fino a volumi abbastanza ridotti, pari a 10 litri, sebbene con risultati promettenti.

Se la messa a punto dell’impianto non è ancora totalmente definita, nel frattempo il Consorzio Italbiotec non manca, comunque, di fare i conti in tasca al progetto in termini di sostenibilità.

Il ruolo di Italbiotec nel progetto Bobcat è quello di occuparsi dell’analisi del ciclo di vita (Lca) del modello, ovvero della contabilizzazione di tutti i flussi in entrata e in uscita dal processo. È un po’ come essere un contabile degli impatti ambientali che vengono causati dalla produzione – ha commentato Giuliana D’Impolzano, project manager presso il Consorzio Italbiotec – Da un punto di vista puramente ambientale il modello di coltura cellulare proposto da Bobcat potrebbe generare meno emissioni dirette rispetto all’agricoltura e un minore uso di risorse naturali come acqua e suolo; di contro, la richiesta energetica necessaria per agitare un reattore è chiaramente molto maggiore rispetto alla semplice coltivazione su campo“.

Un bilancio ambientale che sa di pareggio, dunque, ma solo per il momento. Il progetto, infatti, non nasconde ampi margini di miglioramento con gli sviluppi futuri, sia a livello di consumi energetici richiesti, sia per quanto riguarda l’impiego di fonti di energia alternative.

E nel tempo che separa il progetto dalla sua conclusione, Bobcat ha tutte le carte in regola per dimostrare qualcosa sul piano realizzativo e produttivo.

(articolo redatto da Loris Savino)

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