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Urban jungle: il tocco immancabile delle orchidee

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Foto di Peggy Choucair da Pixabay

Case e appartamenti sempre più verdi grazie alla scelta delle piante adatte. Tra queste le orchidee. Ecco come curarle al meglio

Lontano, selvaggio e avventuroso. È da questo ambiente che gli esploratori inglesi portarono in Inghilterra le prime orchidee per formare collezioni divenute famose poi in tutto il mondo, come quella di Kew Garden a Londra.

Oggi l’orchidofilia è accessibile a tutti e in particolar modo, l’orchidea farfalla è la scelta giusta per chi vuole appassionarsi a questi fiori superbi che, una volta posizionati nel proprio appartamento, contribuiscono a creare il proprio urban jungle.

La maggior parte delle orchidee, come la Phalaenopsis, è epifita, cioè vivono aggrappate sugli alberi e non al suolo, in substrati originati da materiali organici decomposti con umidità elevata e temperatura costante.

Le loro radici sono in grado di vivere fuori terra (all’aria) grazie al velamen, un feltro spugnoso che le ricopre e permette loro di assorbire acqua ed elementi minerali.

Ricordiamoci che “se rispettiamo la natura epifita di queste piante, maggiori saranno le possibilità di successo!“; le radici che fuoriescono dal vaso infatti, sono la nostra cartina tornasole: se turgide, colorate di un bel verde e sane vuol dire che tutto sta andando per il meglio.

All’atto dell’acquisto, l’orchidea farfalla è coltivata su di un substrato (detto bark) e in un vaso trasparente. Il bark o corteccia, permette alle radici di non rimanere inzuppate e di respirare; vi suggerisco di utilizzare acqua demineralizzata e di bagnarle una volta a settimana, immergendo la pianta in un catino per circa una mezz’oretta e poi farla sgocciolare.

Attenzione però a non bagnare le foglie: il ristagno idrico e le basse temperature sono tra le prime cause di insuccesso.

Una luce abbondante, mai diretta è il segreto per mantenerle in salute. La posizione ideale è davanti una finestra esposta a sud; con luce insufficiente le foglie diventano scure e si afflosciano progressivamente ed è compromesso lo sviluppo di nuovi steli fiorali.

Queste fantastiche piante devono essere concimate poco, con prodotti specifici e attenzione, mi raccomando, ai dosaggi: se troppo alti, il rischio è quello di bruciare le preziosissime radici.

Vi consiglio di pulirle periodicamente con un panno umido per rimuovere polvere e sporcizia che potrebbe annidarsi sulle foglie, ricordando di tenere una mano sotto quando passate sulla pagina superiore e viceversa.

Questa pratica serve a conservare loro un aspetto giovane, fresco e idratato. Via libera al rinvaso ogni 2-3 anni, occasione per lavare le radici, eliminare quelle morte/danneggiate e sostituire in toto il vecchio substrato oramai sfaldato con nuova corteccia.

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Stefano Pagano Stefano Pagano: laureato in Verde ornamentale e tutela del paesaggio alla Facoltà di Agraria di Bologna, collabora con lo Studio Tecnico Paesaggistico, studio che si occupa di progettazione di parchi, giardini e terrazzi ed è responsabile del team operativo La Giardineria | e-mail | Facebook
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