Home Imprese Sostenibili È tempo di economia circolare. Il suo colore è Pink&Green

È tempo di economia circolare. Il suo colore è Pink&Green

pinkandgreen le donne dell'economia circolare e della sostenibilità
Foto di StockSnap da Pixabay

Il convegno Pink&Green condotto in streaming da Edizioni Green Planner con il contributo del Parlamento europeo e del Comune di Milano ha dato la parola a 13 donne italiane provenienti dal mondo della ricerca, dell’Università, delle aziende e dell’imprenditoria che stanno sviluppando progetti e attività innovativi. Supportate dalla politica

Una grande trasformazione è in atto: è quella dell’economia circolare cui – se si sta bene attenti – le donne italiane stanno contribuendo in prima linea.

Sono donne che lavorano nelle Università, nei centri di ricerca, nelle aziende che spesso hanno fondato loro stesse. Sono donne che operano nei centri nevralgici della politica.

Qui trovano posto l’attitudine – propria delle donne – alla collaborazione. Che è la sintesi suprema di quella circolarità che la nuova economia vuole.

Durante il convegno Pink&Green, La parola alle donne dell’economia circolare, organizzato in streaming da Edizioni Green Planner e moderato dal direttore M.Cristina Ceresa, la parola è stata data a queste protagoniste. 13 magnifiche donne che ci hanno raccontato il loro perché: perché credono nell’economia circolare.

Il valore aggiunto delle donne in questa fase di transizione verso nuovi modelli economici, rispettosi dell’ambiente che possano determinare un ormai improrogabile cambio di rotta, si trova in alcuni fondamentali punti di contatto fra le relatrici.

Sono emersi valori come la capacità di ascolto e di osservazione delle necessità degli altri, l’attenzione e la cura verso le nuove generazioni, la volontà di trasferire ai più giovani conoscenza e consapevolezza, l’attitudine all’approccio multidisciplinare e alla condivisione, oltre all’immancabile passione, competenza e impegno.

Il convegno ha fatto il punto sul progetto Pink&Green che dalla scorsa estate videointervista e dà la parola alle protagoniste italiane dell’economia circolare (se pensate di avere qualcosa di interessante da raccontare scrivete alla redazione – redazione@greenplanner.it).

Ad aprire i lavori del convegno le donne delle istituzioni: Simona Bonafè, eurodeputata Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare non poteva mancare (qui il link al suo intervento).

È lei la madrina della direttiva europea che impone le attività di riciclaggio dei rifiuti. Dal 2018 è il suo pane quotidiano. Ora si punta a normare l’ecodesign: la progettazione dei prodotti affinché questi prendano vita in una modalità atta al recupero.

Alessia Rotta alla Camera è presidente Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici e conosce bene la Bonafè (sono entrambe del Pd): qui in Italia i lavori puntano a normalizzare l’end of waste. Un ultimo miglio importante necessario anche per non andare incontro alle procedurre di infrazioni (ecco il link al suo intervento).

E poi rappresentante di una città circolare come Milano è intervenuta Beatrice Uguccioni, vicepresidente del consiglio al Comune di Milano.

Raccolta differenziata e politiche antispreco del cibo sono importanti esempi di come una città sia un tassello importate dell’economia circolare che chiama all’appello tutti i cittadini (ecco il link al suo intervento).

Perché l’economia circolare parte da noi e senza di noi sarebbe impossibile attuarla” è l’incipit della moderatrice che chiama Fattore R le azioni base: “recupero, riuso, riciclo, rammendo (non solo la stoffa), riduco, riparo, ridòvita, ricondivido, realizzo…“. Grazie se ci suggerirete qualche attività in linea al Fattore R che magari ci è sfuggita.

L’importanza della formazione

Antonella Zucchella, docente di marketing all’Università di Pavia, ha sottolineato l’importanza del tema della competenza per sviluppare l’economia circolare e metterla in atto (ecco il link al suo intervento).

L’economia circolare fa parte della sostenibilità ma è una parte specifica, un approccio ben definito. L’Università di Pavia ha lanciato un master di imprenditoria circolare che in questa prima edizione è andato sold out.

La scuola e la formazione in questa fase storica sono fondamentali per far nascere nelle nuove generazioni la voglia di essere soggetti attivi in questa grande e irrimandabile trasformazione.

Non bisogna dimenticare poi che nell’economia circolare così come nella sostenibilità c’è un soggetto fondamentale che è l’utente finale, il cittadino, il consumatore.

A volte si parte con idee magnifiche ma poi bisogna fare i conti con il mercato. Ci sono stati casi di flop di progetti validi che non hanno saputo capire i tempi e la preparazione dell’utente.

Nel libro scritto da Antonella Zucchella sull’economia circolare sono inseriti anche i casi di insuccesso come quello dell’azienda internazionale di bike sharing che è fallito perché i cittadini non avevano ancora la consapevolezza del significato di condivisione di un bene e le bici sono state abbandonate nei luoghi più improbabili delle città.

Un altro caso significativo è quello che riguarda una piattaforma per affittare i jeans che all’estero ha successo ma non in Italia, in quanto si tratta di un mercato particolare non ancora orientato all’affitto dei capi di abbigliamento.

Questi errori di valutazione dimostrano che le aziende si devono attivare in primis per avviare un cambiamento di mentalità e rendere i consumatori ricettivi. Anche il pubblico può fare molto, a cominciare dalla scuola, per formare i cittadini dell’economia circolare.

Scarti preziosi dall’agro-alimentare

La parola poi è passata al mondo della ricerca universitaria con Isabella Pisano (docente di microbiologia e di biotecnologie delle fermentazioni dell’Università Aldo Moro di Bari) e Annamaria Ranieri (docente di chimica agraria dell’Università di Pisa) che hanno esposto la loro attività.

Isabella Pisano, biotecnologa, sta portando avanti ricerche molto interessanti sul riutilizzo degli scarti provenienti dal settore agro-alimentare, credendo profondamente nell’economia circolare, vero motore di cambiamento per ricostruire dopo la pandemia.

L’economia circolare si può applicare ovunque per ridurre la produzione di rifiuti con pratiche di riuso e recupero. Rivolgendosi agli studenti collegati al Convegno ha spiegato le varie branche delle biotecnologie e le loro applicazioni.

Le biotecnologie delle quali l’economia circolare non può fare a meno, sfruttano sistemi biologici vegetali o animali.

Organismi invisibili le cui opportunità sono colte dalle biotecnologie per rispondere alle esigenze dell’uomo e dell’ambiente. Le tecnologie più avanzate sono le ricombinate, quelle che studiano il miglioramento genetico degli organismi oppure le biotecnologie chimiche.

Molti sono gli studi orientati oggi alla trasformazione dei rifiuti, un problema a livello globale, per valorizzarli e riconvertirli in risorse alternative alle risorse fossili non rinnovabili.

Gli studi di Isabella Pisano si stanno concentrando sugli scarti agro-alimentari, abbondanti e ancora poco valorizzati, come per esempio il siero del latte. Ogni anno in Europa si scartano 90 milioni di tonnellate di siero di latte e il 40% diventa rifiuto speciale, costoso da smaltire.

Un altro materiale prezioso è lo scarto della produzione di lana che può essere recuperato per nuove applicazioni.

Nella sua terra, la Puglia, Isabella Pisano sta studiando il riutilizzo delle acque della lavorazione delle olive, ricca di polifenoli da impiegare nell’industria farmaceutica e nella cosmesi. Ma si possono recuperare anche gli scarti del legno e gli olii esausti di cui solo il 5% è riutilizzato.

Sempre nell’ambito degli scarti orto-frutticoli, Annamaria Ranieri ha illustrato un progetto avviato da qualche anno per la creazione degli edible coating, ovvero dei rivestimenti per preservare la frutta e la verdura, ma anche altri alimenti, dal deperimento.

Una sorta di packaging naturale realizzato con il chitosano derivato dagli scarti dell’industria dei crostacei che nell’esoscheletro hanno una sostanza, la chitina, presente anche negli insetti e nei funghi.

Questa molecola è antibatterica e utilizzata già in ambito farmaceutico e oftalmico, riduce i processi ossidativi, quindi allunga la vita anche a frutta e verdura.

In pratica sono stati messi a punto bio-rivestimenti che aumentano la conservazione degli alimenti, migliorandone anche la qualità se integrati con sostanze nutritive, e riducendo l’utilizzo di packaging.

Se si pensa che ogni anno lo spreco di frutta e verdura riguarda il 45% della produzione così come si scarta il 30% dei cereali con uno spreco di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno (un terzo della produzione totale), si capisce come queste nuove soluzioni possono ridurre la quantità di alimenti che finiscono nelle pattumiere.

Di contro gli scarti della produzione dei crostacei in tutto il mondo sono elevatissimi. Dati del 2018 indicano 8 milioni di tonnellate scartate.

E tornando al tema degli scarti della lavorazione delle olive, Annamaria Ranieri ha spiegato che una sostanza come il tirosolo, ricca di polifenoli può essere aggiunta alla miscela degli edible coating per arricchirne le sostanze nutritive utili alla salute.

Entrambe le ricercatrici concordano sul fatto che la biotecnologia è il futuro e che già da oggi è protagonista della transizione in atto, un percorso a piccoli passi per adeguarci a ciò che l’ambiente ci chiede.

Certamente, come ha sottolineato M.Cristina Ceresa, anche la simbiosi industriale, ovvero la collaborazione fra diversi enti e aziende è l’approccio corretto per chi opera nell’economia circolare che per sua natura è interdisciplinare e necessita delle competenze di diversi professionisti.

Economia circolare hi-tech

Anche la tecnologia può essere circolare come ha spiegato Marianna Ferrigno, responsabile comunicazione di Cisco Italia, che ha illustrato l’attività dell’azienda americana.

Da qualche anno i dispositivi prodotti da Cisco, come per esempio i router, sono progettati per essere riutilizzati o riciclati in alcune parti, l’opposto dell’obsolescenza programmata che i consumatori ben conoscono.

Viviamo in un mondo in cui la tecnologia è ormai presente ovunque e abilita le nostre esperienze. Cisco collabora con aziende di molti settori fra cui il fashion a cui fornisce tecnologia per il tracciamento dei capi, per comunicare con il punto vendita, contribuendo così a nuove forme di consumo, fruizione dei prodotti e acquisto.

Cisco ha intrapreso un percorso di economia circolare con obiettivi fino al 2030 basandosi su 4 capisaldi: circular design, progettare pensando al fine vita del prodotto e al suo riutilizzo; circular operation riduzione dei consumi dell’azienda per arrivare a utilizzare energia 100% da fonti rinnovabili; circular consumption, una sorta di usato sicuro che Cisco garantisce ritirando prodotti a cui dona una seconda vita e circular solution con le piattaforme digitali pensate per vari settori con l’obiettivo di implementare modelli economici virtuosi.

E in tema di piattaforme tecnologiche, Alessandra Fornasiero, Ceo di Circularity, ha descritto la piattaforma digitale che ha creato per lo sviluppo e l’innovazione dell’industria circolare.

Nasce l’esigenza di creare network e collaborazioni fra diversi attori. Circularity con la sua piattaforma digitale mette in contatto aziende che forniscono scarti e aziende che li utilizzano, in un perfetto ciclo di economia circolare.

Con questo network fra diversi settori si ottimizzano le risorse e si offre nuova vita agli scarti. Fa notare però la Fornasiero che a volte ancora le aziende non sono pronte e hanno bisogno di essere accompagnate nel percorso verso l’economia circolare, trovando nuove soluzioni, ecco perché c’è ancora molto da fare in ottica di formazione, informazione e azione.

Se collabori ci guadagni

Se si pensa a nuove forme di economia e industria non si può non tenere in considerazione l’aspetto economico che è comunque prioritario.

Monica Pasquarelli, responsabile delle installazioni degli ecocompattatori Coripet, ha spiegato come l’economia circolare può essere vantaggiosa in termini economici anche per il cittadino (qui il link al suo intervento).

Il consorzio senza scopo di lucro Coripet fornisce le macchine mangia-plastica che si trovano in alcune città, nelle aziende o nei luoghi pubblici.

A Roma, per esempio, uno di questi ecocompattatori è stato collocato in un mercato rionale dove ogni 100 bottiglie di plastica si riceve un euro. Queste bottiglie vengono triturate e le scaglie che si ricavano vengono riutilizzate.

Secondo Monica Pasquarelli il tocco di rosa nel green lo si trova nella capacità innata delle donne di osservare, ascoltare e accogliere gli stimoli di cambiamento che vengono dal basso.

Vicino ai cittadini è anche la ricerca di Enea sugli smart bin, come ha spiegato la ricercatrice Claudia Brunori. Questi cestini intelligenti abituano i cittadini a conferire correttamente gli scarti Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) composti da materiali di grande valore, a fronte di un incentivo (qui il link al suo intervento).

Questi prodotti possono così essere riciclati, riparati o disassemblati nei loro preziosi componenti, consentendo anche di creare nuove opportunità di lavoro. Enea sta sviluppando questo sistema anche per la raccolta intelligente delle mascherine usate.

L’economia circolare è l’unico modello che potrà garantire la sopravvivenza della specie umana: sicuramente un percorso complesso ma inevitabile, di interesse per le prossime generazioni.

L’economia circolare necessita di un approccio multidisciplinare e multisettoriale ma anche della collaborazione dei consumatori per mettere a sistema voci diverse. Servono iniziative di promozione perché questa transizione non potrà avvenire senza cittadini consapevoli e senza le loro scelte.

La parola alle aziende

Sono tre i casi di aziende che hanno adottato processi di economia circolare.

Laura Deni, communication manager di Essity, multinazionale svedese nel settore del personal care, lavora presso la filiale italiana situata in provincia di Lucca, il distretto cartario, che conta 900 addetti e produce per marchi importanti, oltre alla linea ecologica di Unes.

Questa azienda attua un progetto di upcycling per le sostanze fibrose che non sono ricavate dagli alberi ma dagli scarti dell’agro-alimentare o dell’agricoltura. Sono infatti riutilizzati scarti di arance, caffè, mais per ricavare la polpa di cellulosa con cui si produce la carta.

Recentemente Essity sta sviluppando un progetto che coinvolge vari Paesi del mondo per ricavare dalla paglia di grano a chilometro zero, recuperata nelle aziende vicine ad aree agricole, la fibra utile per la realizzazione di carta tissue.

Gli scarti di questa lavorazione vengono anch’essi riutilizzati come fertilizzanti. Essity sta investendo anche nel progetto Tork Paper Circle per riciclare la carta asciugamani presente in luoghi pubblici come gli aeroporti.

Cpr System è una cooperativa romagnola che produce cassette per ortofrutta in plastica riciclata e riciclabile, riparabili e riutilizzabili.

Monica Artosi, direttore generale di Cpr System, ha spiegato che le cassette nascono da un granulato di riciclo e tornano a granulato di riciclo all’infinito. Un altro progetto che la cooperativa sta sviluppando riguarda il pallet realizzato con materiali di scarto proveniente da altre filiere (qui il link al suo intervento video).

Ricercatrice e imprenditrice, Laura Saviano, laureata in chimica industriale, ha dato vita alla startup Korec e a un brevetto per il processo termochimico di recupero di un materiale composito come la vetroresina, composta appunto da fibre di vetro e resina polimerica, difficili da separare.

Questo materiale è molto diffuso, solo in Europa se ne producono 800mila tonnellate all’anno e si trova in vari settori come la nautica, l’automobilistico, l’edilizia, il chimico, attrezzature sportive e anche nelle pale eoliche.

È un materiale termoindurente che non può essere fuso e rimodellato quindi di difficile smaltimento: oggi finisce in discarica o negli inceneritori. Grazie al processo Korec si ottiene un liquido che può essere riutilizzato per la produzione di altra materia prima.

Dopo lunghi studi oggi sta nascendo il primo impianto industriale in collaborazione con l’azienda bergamasca Rivierasca.

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