Home Eco Lifestyle Il Mediterraneo trasuda ancora plastica

Il Mediterraneo trasuda ancora plastica

pubblicato il:
mediterraneo plastica - Alliance to End Plastic Waste

La definiscono una zuppa di plastica: è quella che si trova nel Tirreno dove il progetto Clean Sea Life ha interessato una delle più importanti attività di citizen science

Quando si pensa alla plastica nei mari, di solito vengono in mente i grandi accumuli di detriti plastici nell’Atlantico o nel Pacifico, accompagnati da immagini di spiagge remote sommerse da distese di frammenti colorati.

In realtà, il problema ci riguarda molto più da vicino, se si pensa che il Mediterraneo, uno degli hot spot mondiali per la biodiversità, è nel contempo uno dei mari chiusi più danneggiati e che, proprio nel Tirreno, nell’area compresa tra l’isola d’Elba, la Corsica e Capraia, si registrano accumuli tali da far parlare di una vera e propria zuppa di plastica.

Proprio per dare risposte concrete a questo problema, che ha conseguenze pesanti sulla biodiversità marina (sia perché reti e sacchetti possono soffocare gli animali marini, sia perché le microplastiche possono risalire la catena alimentare e arrivare fino all’uomo), nel 2016 è stato avviato il Clean Sea Life, un progetto di sensibilizzazione sui rifiuti marini che punta a coinvolgere i cittadini e a diffondere buone pratiche per la riduzione dei rifiuti tra gli operatori turistici e le autorità.

I risultati finali del progetto – cofinanziato per oltre il 50% dalla Commissione europea – sono stati presentati il 22 gennaio nel corso di due webinar, a cui, oltre a rappresentanti delle istituzioni come il Ministero dell’Ambiente, hanno partecipato i rappresentanti del Parco Nazionale dell’Asinara, del Conisma – Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, della Fondazione Cetacea, di Legambiente, di MedSharks e del Centro Velico Caprera, partner dell’iniziativa.

I risultati sono importanti: da Bolzano a Lampedusa 170.000 persone hanno partecipato alle iniziative correlate al progetto. Oltre 5.000 studenti hanno preso parte ad attività in classe e in spiaggia, e più di 300 docenti hanno ricevuto una formazione specifica su queste tematiche, in modo da garantire continuità anche dopo il 31 gennaio 2021, data in cui è terminato il progetto.

Una delle esperienze più interessanti svolte nell’ambito del Clean Sea Life è stata quella del fishing for litter: 128 pescherecci dei porti di Manfredonia, Rimini, San Benedetto del Tronto e Porto Torres hanno raccolto 80 tonnellate di scarti di plastica dal mare (sulle 112 complessivamente raccolte nell’ambito del progetto) e le hanno poi riportate a terra.

L’attività dei pescherecci è stata commentata positivamente anche da papa Francesco, che ha messo in luce il ruolo attivo della società civile e la capacità di stimolare le istituzioni.

Simile, trattandosi ancora di attività di pulizia e raccolta, ma circoscritta a un solo giorno, è stata l’operazione Spazzamare, la più grande iniziativa di pulizia subacquea mai organizzata in Italia.

L’8 giugno del 2020, in occasione della giornata mondiale degli oceani, centinaia di subacquei, affiancati dai sub delle Capitanerie di Porto, si sono immersi nelle acque di porti, riserve naturali e darsene di 12 regioni per recuperare gli scarti depositati sui fondali e condividere nuove soluzioni per la loro gestione.

Le attività di Clean Life Sea sono poi state alla base di diversi provvedimenti e iniziative legislative. Il primo è la legge che proibisce le microplastiche nei cosmetici, approvata a seguito di un’indagine di Clean Life nel corso della quale, in un singolo flacone da 250 millilitri, sono stati trovati 27 grammi di plastiche, pari a circa 1.600.000 microgranuli).

Anche se poi hanno un aspetto innocuo, i palloncini di plastica liberati nell’aria sono una delle principali cause di soffocamento degli animali marini. Grazie alle campagne svolte da Clean Life Sea, quattro comuni e due Parchi nazionali hanno vietato il lancio di palloncini nei loro territori.

Trattandosi di rifiuti, non poteva (purtroppo) mancare il risvolto giallo. Nel febbraio 2018, a causa di un incidente a un depuratore in Campania, finiscono in mare più di 130 milioni di dischetti di plastica (li avevamo fotografati segnalati sui nostri social) usati per il trattamento delle acque.

Nei tre anni successivi, i dischetti, trasportati dalle correnti, sono arrivati sulle spiagge di tutto il Mediterraneo centro-occidentale. Così è cominciata, grazie anche al supporto di Clean Life Sea, un’attività di citizen science che, oltre a permettere di ricostruire i percorsi delle plastiche nel Mediterraneo, ha consentito agli inquirenti di individuare i responsabili del reato e di istituire il primo processo sui rifiuti marini mai tenutosi in Italia.

(testo redatto da Simone Gandelli)

Condividi: