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La pandemia ha condizionato anche la vita degli animali

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animali maltrattati
Foto di Fer Galindo da Pixabay

Il bilancio dell’anno appena passato per alcuni aspetti è positivo secondo i dati dell’Enpa. Sono aumentate le adozioni di cani e gatti e gli animali selvatici hanno riconquistato spazi a loro preclusi a causa della presenza dell’uomo. Allo stesso tempo però non cessano maltrattamenti e crudeltà

Il 2020 è stato un anno difficile per tutti, anche per gli animali. La pandemia e il conseguente lockdown dei primi mesi del 2020 hanno creato situazioni spesso inedite e a tratti significative.

Alcuni animali selvatici si sono ripresi i loro spazi – o nuovi spazi nelle città – approfittando della momentanea sospensione delle attività umane.

Abbiamo visto delfini giocare nei porti, alcune specie di pesci tornare nei canali di Venezia, uccelli nidificare sui terrazzi, cervi e cinghiali passeggiare per le vie di città deserte, lupi avvicinarsi ai centri abitati in cerca di cibo.

Un primo bilancio lo fa Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) che ha fornito i dati degli interventi di soccorso, effettuati per voce del presidente della sezione di Milano, Ermanno Giudici: “La particolare situazione in cui siamo stati costretti a operare avrebbe potuto far ipotizzare una conclusione completamente differente, mentre invece siamo stati in grado di dare soccorso a 3.182 animali su 3.713 segnalazioni ricevute.

In particolare a Milano fra questi interventi 531 sono stati effettuati direttamente dai soccorritori con l’ambulanza, mentre 2.851 sono stati gli animali consegnati direttamente dai cittadini nella sede dell’associazione.

Alcuni episodi hanno fatto il giro del web, come il caso della mamma germano con i suoi anatroccoli che hanno preso dimora su un terrazzo al settimo piano di un appartamento in zona Stazione Centrale durante il lockdown.

La famiglia si era ben ambientata in una fioriera e i proprietari hanno chiesto un intervento dell’Enpa, che li ha trasferiti in una roggia.

Non tutte le storie hanno avuto un lieto fine. Si ricorda l’uccisione del cinghiale da parte dei vigili di Milano e la richiesta dell’Enpa di concordare per il futuro procedure condivise per il recupero incruento della fauna selvatica.

Lo stesso impegno è stato profuso per la convocazione di un tavolo di discussione sui piani di abbattimento delle nutrie.

Tra gli uccelli soccorsi salta all’occhio la varietà delle specie, come sottolinea Ermanno Giudici: “727 piccioni, 363 rondoni, 345 merli, 290 ricci, 189 cornacchie e 140 minilepri. Questi vanno a sommarsi a tante altre specie che hanno avuto bisogno di noi come per esempio i parrocchetti (22), pappagalli che ormai hanno invaso molti quartieri di Milano, ma anche i passeri (22) qualche tempo fa molto più presenti in città, e altri ancora dai nomi molto particolari come ad esempio i fiorrancini (5), i luì piccolo (2), il pigliamosche (1) o il codibugnolo (5)“.

Tutte le associazioni si sono impegnate inoltre nel soccorso alle famiglie in difficoltà a causa del Covid nella gestione dei pet, dal portare a spasso i cani delle persone in quarantena o malate, alla consegna a domicilio di cibo, fino alle visite veterinarie.

Boom di adozioni ma…

Il 2020 è stato anche l’anno in cui si è registrato un incremento di adozioni. Complice il lockdown, la diversa organizzazione del tempo e la possibilità di trascorrere più tempo a casa in smart working ha permesso a molte persone di prendere la decisione di adottare un cane o un gatto. La speranza è che queste adozioni siano per sempre.

L’Enpa ha trovato casa a 8.100 cani e 9.500 gatti, oltre il 15% in più rispetto al 2019. Un incremento che in alcune città è arrivato anche al 20% o addirittura al 40%, come Treviso, Perugia e Monza.

Buone notizie anche dal Sud dove il randagismo è purtroppo endemico. Sono aumentate infatti le adozioni anche in Puglia, Sicilia e Campania e, in questo ultimo anno, hanno trovato casa anche quattro zampe non più giovani o anziani come il caso di Nonno Ciro di 17 anni, recuperato in una cantina a seguito della morte della sua proprietaria.

La sezione Enpa di Val della Terra lo ha recuperato e accolto nel rifugio dove è diventato la mascotte. Questo bel cagnone ha lottato contro tre tumori e a dicembre è stato finalmente adottato da una giovane coppia con un bambino di due anni e una maremmana.

Questo forse – ha commentato Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa – è il piccolo miracolo di questa pandemia. Un miracolo che ha visto protagonisti gli animali presenti nelle nostre case che con il loro affetto e amore incondizionato ci hanno aiutato in questo momento difficile, ma va evidenziato anche l’insostituibile ruolo dei volontari i quali in pieno lockdown hanno incrementato il loro impegno a favore degli animali. Uno scambio che ha dato tanto a noi e che ha riconosciuto a loro un ruolo fondamentale nelle nostre famiglie. Questi dati raccontano il desiderio e la riscoperta di condividere con loro la nostra vita, le nostre emozioni e i nostri momenti più difficili.

Allo stesso tempo però purtroppo sono aumentate del 20% anche le cessioni di animali per cause economiche o a causa di decessi dei proprietari conseguenti la pandemia, nonostante gli aiuti economici che le associazioni hanno donato alle famiglie in difficoltà.

In aumento anche i maltrattamenti

Una situazione contraddittoria quella che si registra. Infatti se da un lato aumentano le persone che decidono di vivere con un compagno a quattro zampe accogliendolo in casa, dall’altra sono aumentati i casi di maltrattamento, questo anche perché aumentano le denunce, un dato sicuramente positivo.

Sempre l’Enpa rileva che sono stati 541 i reati perseguiti dal 1° gennaio al 31 ottobre 2020. Ancora troppi animali sono sottoposti a sofferenze e crudeltà.

Vengono uccisi avvelenati, con armi da fuoco, soppressi da cuccioli, vittime della caccia, dei macelli, della sperimentazione. Ma anche cani a cui vengono illegalmente tagliate coda e orecchie, animali usati per corse clandestine o combattimenti, animali costretti a vivere nelle gabbie.

Insomma c’è ancora tanta strada da fare per arrivare a rispettare tutte le altre specie di animali, tutte meritorie di vivere la loro vita nei loro habitat, secondo le esigenze etologiche di ogni specie.

Noi possiamo impegnarci per creare presupposti per una convivenza pacifica che consentirebbe anche di intervenire sull’ambiente che continua a essere maltratto. Rispettare le altre forme di vita infatti significa anche preservare gli habitat, la biodiversità e la natura nel suo insieme.

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