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La tecnologia come driver per la crescita interna e la tutela dell’ambiente

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tecnologia driver di crescita sostenibile
Foto di Okan Caliskan da Pixabay

Il nostro Paese ha bisogno di crescita interna e di maggiori tutele – per l’ambiente in primo luogo ma anche per le persone e il lavoro – per questo è fondamentale che si inizi a guardare alla tecnologia come a un driver potente per stimolare l’economia e aumentare la sostenibilità

Il 2020 ci ha insegnato che la tecnologia può essere un driver per l’uscita dalle crisi e per garantire la sostenibilità e la resilienza delle aziende e delle persone. Cosa avremmo fatto in una situazione analoga senza il supporto tecnologico – connessioni, cloud, applicazioni remotizzate, video conferenze? Poco o nulla!

Non è un caso che la Cina – primo Paese colpito dalla Pandemia – abbia annunciato nel suo ultimo 14° piano quinquennale che intende concentrarsi meno sul commercio internazionale e più sull’aumento della domanda interna e sugli investimenti nella sua industria tecnologica per guidare la ripresa.

Senza dimenticare l’ambiente per il quale il colosso asiatico ha ribadito l’impegno a raggiungere la neutralità di carbonio entro il 2060.

Per stimolare la crescita è fondamentale investire in tecnologia, modernizzare il Paese e sfruttare sempre di più le innovazioni per rendere la nostra struttura produttiva più flessibile, veloce e preparata – spiace qui ricordare che l’indice Desi 2020 – Digital Economy and Society Index – dell’UE ci mette al 25 posto sui 28 stati europei.

Ma per supportare il cambiamento, oltre alle tecnologie e ai processi servirà molta più attenzione alla persona. Secondo Idc, infatti, per attrarre e trattenere i lavoratori, le aziende devono diventare luoghi di lavoro migliori, tanto che la previsione al 2021 è che il 65% dei lavoratori includerà considerazioni sulla salute oltre a valutazioni sociali, ambientali e umanitarie nella scelta del posto di lavoro.

Come cambierà lo scenario produttivo grazie alla tecnologia

Le previsioni di Cisco – che nell’ultimo anno ha potuto sperimentare sul campo l’impatto della tecnologia nel supporto ai processi produttivi grazie ai suoi prodotti di collaboration – delineano una visione al 2050 di come l’innovazione potrà aiutare la società.

In particolare nei settori sanitario, manifatturiero, del facility management e dell’home automation. Nella sanità assisteremo a un aumento dell’uso della telemedicina, non solo per l’assistenza a distanza ma anche per la chirurgia che, grazie a 5G, intelligenza artificiale e  realtà virtuale e aumentata, potrebbe diventare una realtà.

Il 3D bioprinting, già usato per creare cellule umane o tessuti da usare nella medicina rigenerativa, potrà essere ulteriormente sviluppato per produrre farmaci personalizzati o per effettuare il test di nuovi vaccini su repliche digitali.

Il prossimo passo del settore manifatturiero, invece, riguarderà una produzione ottimizzata grazie all’intelligenza artificiale, con fabbriche gestite da robot o cobot, cioè robot in grado di interagire e collaborare con l’uomo.

Aiutando anche l’ambiente grazie a una previsione al 2030 di emissioni di CO2 prossime allo zero. E aumentando la sicurezza sui luoghi di lavoro – come nel caso degli sviluppatori di Cisco Meraki che hanno trovato nuovi casi d’uso per le telecamere di sicurezza intelligenti nell’assicurare che i lavoratoti indossino dispositivi di protezione personale e mantengano distanze sociali.

Inoltre, con la digitalizzazione, si creeranno nuovi settori e nuovi posti di lavoro, distinguendo l’attività dal luogo dove si svolge, che potrà essere liberamente scelto dal lavoratore, migliorando la qualità della sua vita.

Nei prossimi anni, i knowledge worker, potranno usare nuovi strumenti guidati dall’intelligenza artificiale, usando la propria voce come interfaccia e sfruttando le sempre più potenti capacità di traduzuoine dei sistemi per avere a disposizione assistenti digitali multilingue.

Infine le nostre case, nelle quali assisteremo a una fusione di spazi fisici e virtuali che creeranno esperienze immersive, con robot domestici ed elettrodomestici da cucina intelligenti che si collegano alla rete.

Non è più utopia immaginare stampanti 3D degli alimenti, sensori per rendere le case più intelligenti e più verdi, connesse a un ecosistema di smart grid in rapido sviluppo.

Ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030

Sempre attraverso la tecnologia – in particolare l’intelligenza artificiale, si potranno ridurre dal 5% al 10% le emissioni in dieci anni, fino a 5,3 giga tonnellate di CO2, contribuendo in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Inoltre, secondo il report Reduce carbon and costs with the power of AI del Boston Consulting Group, integrando l’AI nell’approccio di corporate sustainability, le aziende possono ottenere un impatto complessivo tra 1,3 a 2,6 mila miliardi di dollari di valore, attraverso ricavi aggiuntivi e risparmi sui costi.

In che modo? Attraverso l’intelligenza artificiale si può monitorare automaticamente le emissioni, raccogliendo dati dalle loro attività e da ogni parte della catena del valore.

In seguito, quindi, prevedere le emissioni future, in relazione agli sforzi di riduzione attuali, alle nuove metodologie di riduzione del carbonio e alle richieste; impostando di conseguenzagli obiettivi di riduzione in modo accurato.

Come permette di fare per esempio già Teamviewer – l’applicazione che dà la possibilità ai servizi di assistenza tecnica di gestire i computer da remoto – che secondo uno studio condotto dall’istituto di ricerca Dfge aiuta le aziende a limitare l’impatto ambientale contribuendo al risparmio di circa 37 megatoni di emissioni di CO2 equivalenti l’anno.

In base ai dati del 2019 e ai calcoli effettuati per il 2020, con una singola connessione tramite TeamViewer è possibile evitare in media 13 Kg di emissioni di CO2e.

Mediamente gli utenti in abbonamento TeamViewer contribuiscono alla riduzione di circa 4 tonnellate di CO2e l’anno.

Milano, motore dell’economia italia e capitale delle startup innovative

Secondo un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Infocamere, aggiornati alla metà di gennaio 2021, nell’area metropolitana di Milano hanno sede 2.319 startup innovative – giovani, ad alto contenuto tecnologico, con forti potenzialità di crescita sostenibile – che rappresentano il 19% del totale nazionale, cresciute del 10,4% nel corso dello scorso anno.

Per Elena Vasco, segretario generale, “le startup innovative hanno un valore ancor più strategico, come driver per sostenere la ripresa: con il know how, le competenze e l’energia che le contraddistinguono possono accelerare i percorsi di innovazione anche per le imprese tradizionali, attrarre e formare personale altamente qualificato, amplificare l’adozione di nuovi modelli di business ed organizzazione aziendale“.

Si tratta di aziende ad alto valore tecnologico che si distribuiscono così nelle tre aree dello studio: 2.319 a Milano, 113 a Monza e Brianza e 26 a Lodi.

Più della metà delle startup innovative è attiva, nei tre territori, nel settore della produzione di software, nei servizi Ict, nella ricerca e sviluppo (1.018 imprese).

L’11,1% del totale è un’impresa a prevalenza femminile. La quasi totalità opera sotto forma di società a responsabilità limitata. Sono giovani il 17,9% delle oltre 2mila startup innovative. Sono straniere il 4,7% delle oltre 2mila startup innovative, contro il 3,6% del dato italiano.

Aziende che, grazie alla loro comptenza tecnologica potranno sostenere la trasformazione del nostro Paese e del mondo del lavoro che, secondo Idc necessiterà sempre più di:

  • connettività sicura a persone e risorse aziendali sempre, ovunque e da qualsiasi tipologia di dispositivo
  • strumenti collaborativi che abilitino ambienti conversazionali (non soltanto all’interno dell’azienda, ma anche con partner, clienti e altri stakeholder)
  • sicurezza e governance robuste che però non ostacolino produttività e user-experience
  • soluzioni amministrative e per la gestione del personale self-service
  • sistemi intelligenti in grado di abilitare nuove competenze e di erogare una formazione continua
  • sistemi di rilevamento integrati sul posto di lavoro che ottimizzino e personalizzino l’esperienza dei dipendenti e migliorino la produttività, la sicurezza e la protezione
  • sistemi automatizzati per il miglioramento dei processi aziendali
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