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Zero Cani in Canile, un progetto innovativo per sconfiggere il randagismo

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cani in canile
Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Zero Cani in Canile è un progetto di Francesca Toto che dimostra come la piaga del randagismo – che affligge soprattutto le regioni del Sud Italia – si può sconfiggere solo con impegno, intelligenza e organizzazione

Determinazione, passione e capacità organizzativa, questi i principali requisiti di Francesca Toto, l’artefice del progetto Zero Cani in Canile che ha dato i suoi frutti. Un sogno che è diventato realtà.

Il gruppo di volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane è riuscita a svuotare i canili della città, Vieste in Puglia, grazie all’impegno iniziato nel 2012/2013, quando il progetto ha mosso i primi passi e che si è andato affinando nel corso degli anni.

Oggi è a tutti gli effetti un format senza scopo di lucro ed esportabile, con i dovuti adattamenti, anche in altre aree geografiche.

Abbiamo chiesto a Francesca Toto, specializzata in marketing e volontaria della Lndc, di raccontarci la sua esperienza che lei, con molta semplicità, definisce “la scoperta dell’acqua calda“.

In realtà il suo gruppo è riuscito a realizzare un’impresa, se consideriamo quanto sia grave la piaga del randagismo nel nostro Paese, soprattutto nelle regioni del Sud, quanti interessi girano attorno agli animali e alla poca volontà di affrontare e risolvere il problema da parte delle istituzioni.

francesca toto - progetto zero cani in canile
Francesca Toto, promotrice del progetto Zero Cani in Canile

“Ci siamo resi conto che nonostante le sterilizzazioni e le adozioni nel nostro territorio la situazione del randagismo non cambiava. Così, utilizzando il marketing abbiamo iniziato a fare un’analisi del territorio e a mappare i branchi rendendoci conto che i cani vaganti, considerati randagi, in realtà erano di proprietà.

A Vieste ci sono molte aziende zootecniche ed era consuetudine lasciare i cani non sterilizzati liberi di vagare con le conseguenze che conosciamo. Abbiamo quindi pensato di intervenire con due azioni fondamentali: la sensibilizzazione della popolazione e il controllo da parte delle forze dell’ordine.

Abbiamo così identificato i cani vaganti: circa il 55% erano cani da pastore provenienti dalle campagne mentre il 30% circa erano cani da caccia.

È iniziato quindi un controllo a tappeto sul territorio con conseguente emissione di verbali: i cittadini sono stati obbligati a chippare i propri cani e l’azione di sensibilizzazione li ha portati a sterilizzare le femmine, in quanto causa di formazione di branchi occasionali che finivano per predare gli allevamenti.

Nell’attuazione del progetto un grande merito va ai nostri amministratori, che ci hanno creduto subito, in particolare l’assessore al Benessere Animale Vincenzo Ascoli che ha voluto nella Polizia Locale il Nucleo Specifico dedicato agli animali Nota (Nucleo operativo tutela animale).

Il randagismo è un problema sociale e culturale e si risolve insieme”.

Quali sono stati i risultati?

“Con queste due attività abbiamo cominciato ad avere importanti risultati. Ci siamo impegnati molto nelle scuole con il programma ConFido in te per educare i bambini e i ragazzi sulla corretta gestione dei cani, sulle loro necessità, ed è successo che i più piccoli sono diventati i principali educatori delle famiglie.

Abbiamo iniziato a istituire i Chip Day per microchippare gratuitamente i cani di tutto il Comune. Queste attività sono state momenti importanti di informazione e formazione delle persone riguardo alla cura degli animali”.

Missione compiuta: zero cani in canile

“Grazie a queste attività, all’organizzazione delle persone preposte a intervenire, volontari e non, alle istituzioni, abbiamo completamente svuotato il canile rifugio di Vieste nel 2017 e ora siamo arrivati a zero anche nel canile sanitario.

L’ultimo cane ospitato, Nuvola, ha trovato casa il 13 di febbraio. Essendo ormai il canile svuotato, abbiamo presentato un progetto per riconvertirlo in uno spazio per laboratori educativi sugli animali destinati ai più giovani, in quanto siamo convinti che la formazione delle nuove generazioni sia il passo decisivo verso il cambiamento.

Anche con la didattica a distanza stiamo portando avanti le attività nelle scuole in collaborazione con l’Ufficio Scolastico territoriale di Foggia. Le più grandi soddisfazioni le abbiamo dai ragazzi delle scuole medie, per questo abbiamo deciso di far fare loro un percorso supplementare per farli diventare Giovani Guardie Zoofile del Parco Nazionale del Gargano.

I ragazzi nei prossimi mesi faranno il giuramento impegnandosi a tutelare gli animali del loro territorio. Il progetto Zero Cani in Canile è stato sposato dal Parco Nazionale del Gargano che lo ha voluto in tutti i suoi 18 Comuni per evitare le ibridazioni dei lupi e diminuire le predazioni degli allevamenti causati da cani”.

Avete coinvolto altre realtà?

“Il progetto è stato esteso ad altri Comuni, anche fuori regione e grazie all’intuizione del dott. Francesco Fini, dirigente Area A della AslL di Foggia, è stato possibile sterilizzare anche in assenza di canile sanitario, coinvolgendo veterinari privati e autorizzando strutture di degenza, idonee da un punto di vista igienico-sanitario.

Il direttore del Dipartimento Prevenzione della Asl Fg Luigi Urbano ha voluto Zero Cani in Canile come piano Asl di prevenzione del randagismo, per tutta la provincia di Foggia”.

Il randagismo conviene a qualcuno

Purtroppo la malavita specula sui randagi e sulla vita dei poveri animali abbandonati. Per bloccare i meccanismi malavitosi che ruotano attorno al randagismo Francesca Toto spiega che, insieme ad altre 120 associazioni pugliesi, hanno preparato alcuni emendamenti che sono stati inseriti nella nuova legge regionale 02/2020 e che prevedono l’installazione di telecamere nei canili, apertura di 3 ore al giorno, libero accesso ai volontari, possibilità di fotografare e videofilmare, percorso con i comportamentisti, presenza di un educatore cinofilo e un operatore ogni 50 cani, obbligo di uscita dai box e di sgambamento quotidiano.

“Quando sono stati presentati questi emendamenti – racconta Francesca – ci sono stati tentativi di spostare i cani in canili di altre regioni: dietro a queste movimentazioni di massa c’è purtroppo a volte, una mano oscura e forte e pochi hanno la volontà di intervenire.

La gestione malavitosa di alcuni canili, oggi dimostrata da fatti di cronaca, consente di riciclare e incassare denaro pubblico, di disporre della vita dei poveri cani che possono essere impiegati nei combattimenti o venduti per la sperimentazione.

Insomma i canili diventano le roccaforti della malavita con grave danno erariale per i comuni, per gli animali e per la società tutta”.

Il territorio ha beneficiato di questo progetto?

“Il progetto Zero Cani in Canile di base elimina proprio il business fondato sul maltrattamento degli animali e contestualmente porta benessere sia agli animali che al territorio.

Vieste che è una città turistica ha beneficiato molto del cambio di rotta della gestione degli animali. Abbiamo iniziato nel 2013 con una campagna di promozione per aprire i lidi ai cani.

All’inizio hanno aderito tre lidi che, da subito, ne hanno avuto benefici e da lì in poi l’apertura si è estesa, tanto che oggi a Vieste sono cinquanta i lidi che accettano cani, oltre alle spiagge libere.

Questo ha fatto sì che la mia città sia diventata meta sempre più ambita per le vacanze con i propri pet. Qui in estate arrivano molti turisti con i loro quattro zampe al seguito e si vive tutti in armonia.

Vieste è segnalata come meta turistica animal friendly. Inoltre, siamo riusciti a contenere notevolmente lo spreco di soldi pubblici dovuti alla cattiva gestione: il Comune di Vieste è passato da una spesa di 140mila euro all’anno solo per il mantenimento di cani in canile, più spese per risarcimenti e aggressioni, a 8/10mila euro all’anno”.

Quali altre idee avete messo in pratica per promuovere le adozioni?

“Zero Cani in Canile ha coinvolto alcuni agriturismi della zona a cui è stato chiesto di tenere in affidamento i cuccioli randagi che in canile avrebbero avuto poche chance di sopravvivenza.

L’attività è andata benissimo, tanto che molti cuccioli sono stati adottati dai turisti ospiti nelle strutture, dopo i dovuti controlli per l’idoneità”.

Francesca Toto, che è una forza della natura e non si ferma davanti a niente, per svuotare il canile di Vieste è riuscita persino a coinvolgere i parroci della città, che si sono fatti testimonial dei cani da adottare accogliendo, durante la messa della domenica, i volontari con un cane da presentare ai fedeli. Anche questa attività ha portato a tante adozioni.

Organizzare le risorse e affidare compiti precisi

Il successo del progetto è derivato proprio dal coinvolgimento di tutta la popolazione, dal controllo da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine, dalla campagna educativa nelle scuole ConFido in te, dai banchetti informativi, dai chip day e da tante altre piccole attività di promozione.

Francesca è riuscita a organizzare e affidare compiti precisi alle persone facendole collaborare fra di loro, aggiungendo un tassello per volta.

Così Zero Cani in Canile da sperimentazione è diventato il progetto di successo che ha incuriosito anche i canadesi. Francesca Toto è stata infatti chiamata in Ontario per spiegare il progetto e capire come in quella parte del mondo può essere applicato.

Ci tiene a sottolineare che il progetto è gratuito e che vuole essere lei in prima persona ad assistere le amministrazioni nell’applicazione.

Come riassume Francesca: “Il randagismo per essere sconfitto ha bisogno più che di soldi di una migliore gestione delle risorse umane, peraltro già esistenti: il successo del progetto è proprio quello di organizzare le persone anche laddove gli enti sono sotto organico.

Si possono infatti costituire task force con un impegno settimanale predefinito in cui ognuno ha un compito ben preciso, senza spreco di tempo. Per esempio la guardia di finanza controlla il traffico dei cuccioli, i carabinieri e la polizia locale sono stati dotati di lettore microchip per effettuare controlli precisi e multare i proprietari dei cani sprovvisti oppure gli si è chiesto di intervenire in soccorso di animali feriti, così come alle guardie zoofile e alle associazioni.

A queste risorse si aggiunge la Protezione Civile, che dal 2018 si occupa anche della protezione degli animali. Tutte queste componenti sono state indirizzate da una regia studiata e precisa che ha portato i suoi risultati”.

Stop ai branchi

Il lavoro di mappatura dei Carabinieri Forestali e la successiva sterilizzazione delle femmine nelle aree rurali, ha permesso di limitare la presenza di branchi sul territorio, che generalmente sono costituiti da cani provenienti dalle aziende zoo-tecniche durante il periodo del calore delle femmine.

Questi branchi sono stati monitorati e si è arrivati a capire che erano i principali responsabili delle predazioni negli allevamenti, cosa che veniva invece imputata ai lupi.

Il Parco Nazionale del Gargano, ha effettuato test genetici sulle carcasse degli animali è ha potuto verificare che la maggior parte degli attacchi proveniva proprio dai cani e non da lupi come alcuni credevano.

Il progetto Zero Cani in Canile coinvolge oggi tutti i Comuni del Parco del Gargano e questo grazie al suo presidente, Pasquale Pazienza, che ci ha da subito creduto. Sono iniziate le mappature, le sterilizzazioni e nelle scuole è stato in introdotto un docente tutor per organizzare gli incontri formativi con i ragazzi.

A progetto concluso sarà possibile produrre dati per la stesura di un modello applicabile anche ad altre realtà, ma sarà sempre un progetto senza scopo di lucro. Questo progetto per essere efficace deve essere gratuito.

Come immagini il canile del futuro?

“Sono più che convinta che i canili come sono oggi concepiti nella maggior parte dei casi sono destinati a scomparire. Il canile deve essere un luogo di passaggio attraverso il quale il cane può trovare la sua famiglia.

Devono essere spazi accoglienti che offrono servizi come per esempio la toelettatura, seminari o lo shop di alimentari e accessori. Insomma luoghi frequentati dai cittadini e accessibili che si mantengano con l’offerta di servizi e non sui randagi.

Per quanto riguarda le attività di volontariato, soprattutto nelle regioni del Sud, credo che i volontari andrebbero formati dalle Asl, per avere persone più competenti nella gestione dei randagi e delle adozioni e per eliminare quella sacca di persone che, purtroppo, sui randagi speculano” conclude Francesca.

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