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Bioplastiche: conoscerle per smaltirle al meglio

sacchetti bioplastica
Immagine BioAmbassador

Per la rubrica Pink&Green incontriamo Simona Fontana, responsabile del centro studi del consorzio Conai, che ci parla del corretto smaltimento delle bioplastiche

Ci passano in mano tutti i giorni: sono le bioplastiche, anima e corpo di sacchetti, bicchieri, posate usa e getta e imballaggi vari. La loro introduzione nella nostra vita di tutti i giorni è sicuramente un segno dell’evoluzione industriale ed ecologica. Un tassello in più all’interno della transizione ecologica.

Ma va detto chiaro e tondo: anche gli oggetti composti da bioplastiche vanno assolutamente conferiti correttamente. Non abbandonati, in primis. Nè conferiti nel cassonetto della plastica tradizionale, per ora buttati nell’umido, ma a breve e cose potrebbero cambiare.

Perché è vero che le bioplastiche degradano più facilmente rispetto alla plastica da fonte fossile, ma non spariscono con la bacchetta magica.

Hanno i loro tempi di degradazione e vanno rispettati, come ci racconta Simona Fontana, responsabile del centro studi di Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi che dal primo di gennaio – unico in Europa – ha dato vita a Biorepack, il primo consorzio per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica.

Quindi, anche le bioplastiche saranno raccolte in maniera organizzata, separata dall’umido, tanto per intenderci. Il modo corretto per avere un compost di valore.

Giusto per dare un dettaglio tecnico in più alle amministrazioni comunali, è già disponibile la modulistica dichiarativa Conai aggiornata, che evidenza delle tipologie di imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile.

Per plastica biodegradabile e compostabile si intende quella certificata conforme alle norme europee armonizzate Uni En 13432:2002 e/o Uni En 14995:2007 da parte di organismi accreditati (art. 1, comma 1, dello Statuto di Biorepack).

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