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L’effetto “clima” su banche e finanza

rischio climatico
Foto di Jeyaratnam Caniceus da Pixabay

Che cosa possono fare gli istituti finanziari in tema di crisi climatica? Il progetto guidato da Francesco Lamperti, ricercatore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna tenta di dare risposte al quesito

L’obiettivo 17 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile parla chiaro: la collaborazione tra settore privato, governi e istituzioni finanziarie, se fondata su valori e principi condivisi, può fare la differenza nel raggiungimento degli obiettivi Esg.

È con questo spirito che è nato un nuovo progetto di ricerca italiano, guidato da Francesco Lamperti, ricercatore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dedicato all’analisi del rapporto tra il rischio climatico (e la sua evoluzione) e il ruolo delle banche centrali.

Il progetto vede infatti la partecipazione di diversi istituti e centri di ricerca, tra cui il Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici,  la sede milanese del Rff-Cmcc European Institute on Economics, l’Università Bocconi e il Politecnico di Milano.

Il progetto è nato per sviluppare un nuovo modello macroeconomico che sia in grado di analizzare i rischi fisici, tipicamente legati ai danni che possono essere causati agli immobili in seguito a eventi climatici di forte portata, quali terremoti, inondazioni, uragani, e i rischi legati alla transizione verso un’economia più pulita e green.

A oggi, queste due categorie di rischi sono state studiate e valutate in maniera separata; diventa invece necessario lavorare per arrivare verso un modello possibilmente integrato, così da per poter capire meglio le interdipendenze e le dinamiche a livello macroeconomico tra i rischi oggetto di studio.

Transizione verso un’economia a zero emissioni

Oltre alla proposta di modello integrato, il team di ricerca vuole comprendere come la politica fiscale, la politica monetaria e quella macroprudenziale possono agire, in maniera congiunta e coordinata, per assicurare la transizione a un’economia a zero emissioni entro il 2050.

Nello studio proposto, questa fase sarà affrontata in due passaggi: il primo sarà volto a misurare come il percorso di transizione verso un’economia a zero emissioni possa creare impatti sui fondamentali dell’economia e sulla stabilità finanziaria; il secondo momento vedrà invece l’esecuzione di una serie di test su variabili fiscali, monetarie e prudenziali, legate ai cambiamenti climatici, con l’obiettivo di identificare eventuali trade-off.

Il progetto sarà finanziato dall’International Network for Sustainable Financial Policy Insight, Research and Exchange-Inspire, un network di ricerca indipendente e internazionale la cui aspirazione è supportare le banche centrali nella gestione del rischio climatico e nella transizione verso un’economia sostenibile.

Per fare questo, Inspire, in aggiunta alle attività di ricerca e agli eventi già in programma, ha lanciato una call for proposal che ha visto quattro progetti aggiudicarsi i finanziamenti per la ricerca, tra cui, appunto, il progetto italiano guidato da Lamperti.

Rischio climatico e finanza: i progetti finanziati

Gli altri tre progetti che hanno ottenuto i finanziamenti per la ricerca affronteranno altri aspetti legati al rapporto tra le banche centrali e i rischi climatici: la prima ricerca indagherà l’impatto del cambiamento climatico e delle politiche monetarie sulla bilancia dei pagamenti.

La seconda affronterà le modalità con cui il green quantitative easing (ovvero, le modalità che la banca centrale utilizza per stimolare l’economia, attraverso azioni di politica monetaria che siano legati a parametri e a obiettivi green) e la politica fiscale possono mitigare, in maniera ottimale, il cambiamento climatico.

Infine, l’ultimo progetto si focalizzerà sulle modalità con cui un modello di politica monetaria precauzionale può coordinare politiche prudenziali, fiscali e monetarie per fronteggiare le sfide di lungo periodo, anche a seguito della situazione creatasi con la pandemia.

Negli ultimi anni le banche centrali sono diventate più sensibili e attente alla questione climatica e alla Sostenibilità: la Banca centrale europea, per esempio, sta attivamente lavorando sulla questione climatica lungo quattro aree principali (analisi economica, vigilanza bancaria, politica monetaria e portafogli di investimento, stabilità finanziaria), oltre a essere essa stessa impegnata a mettere in atto azioni volte a ridurre l’impronta ecologica nei propri luoghi di lavoro.

Insieme ad altre banche centrali europee e ad autorità di vigilanza, è parte di un’associazione, la Network for greening the financial system (Ngfs), lanciata nel dicembre 2017, con lo scopo di condividere best practice e di contribuire in modo attivo allo sviluppo di modalità efficaci di gestione del rischio climatico e ambientale, favorendo anche la transizione verso un modello di economia sostenibile.

Nelle parole del presidente di Ngfs, Frank Eldersen, il cambiamento climatico porterà con sé conseguenze irreversibili in tutti i settori se non si agisce in modo congiunto, continuativo e tempestivo.

Il messaggio inviato alle banche centrali è chiaro: la stessa presidente della Banca centrale europea, Lagarde, nel suo intervento alla conferenza dell’Institute for Law and Finance (Ilf) ha esortato le banche centrali ad approfondire la loro conoscenza sui rischi climatici e gli effetti che possono causare, in modo tale da poter dare il proprio contributo alla definizione di un piano di azione concreto.

Certo, è vero che la gestione del rischio climatico in quanto tale non è responsabilità delle banche, ma gli effetti in termini di volatilità, di crescita economica e di inflazione devono essere gestiti con strategie e politiche mirate e coordinate con gli altri attori, banche, governi e istituzioni su tutti.

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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