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Città verdi, buone per il clima, ottime per la ripresa post pandemia

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Foto di saddleroad da Pixabay

Usiamo questo periodo difficile per riprogettare città verdi ampliando le aree naturali. Una strategia che, oltre ad alleviare l’inquinamento e gli effetti dei cambiamenti climatici, è vantaggiosa per il benessere degli abitanti e le economie locali

Costeggiano le linee ferroviarie e i parchi pubblici, spuntano sopra tetti e balconi, e molte scuole e aziende ne hanno almeno uno. Oltre a verdure ed erbe aromatiche, spesso ospitano fiori, piante da frutta e persino filari di arnie.

Ordinati e puliti, oppure un po’ arraffazzonati e caotici, motivo di vanto quando il raccolto è buono (e pomodori e zucchine finiscono subito sui social in cerca di like dagli amici), o ragione di perplessità e dubbi se un insetto sconosciuto appare e comincia la sua opera vorace…

Sono gli orti urbani, un fenomeno che coinvolge nel nostro paese sempre più persone e che negli ultimi anni ha conosciuto un vero e proprio boom.

Che sia per motivi economici, per la volontà di recuperare un contatto con la terra e di stare all’aria aperta, o di provare nuovi modi per socializzare, gli orti urbani sono una delle manifestazioni più evidenti di quella trasformazione delle città in direzione della sostenibilità, che appare sempre meno procrastinabile.

Dai centri urbani provengono il 75% delle emissioni di anidride carbonica, e nel contempo gli impatti dei cambiamenti climatici, in termini di temperature estreme e rotture dei cicli idrici, sono particolarmente marcati proprio nelle città.

Inoltre, sono spesso i flussi di cibo che servono alle città ad amplificare i fenomeni di deforestazione, che assieme all’agricoltura intensiva sono i principali responsabili del crollo della biodiversità.

È quindi fondamentale adottare strategie che puntino a trasformare i centri urbani da famelici consumatori di risorse in luoghi in cui produrre ciò che serve ai loro abitanti e, se possibile, creare spazi in cui la biodiversità può prosperare.

Città verdi, al centro della strategia per la ripresa post pandemia

Anche nel nostro Paese non mancano sensibilità ed esperienze in questo senso, come dimostrato per esempio dall’attenzione che la Strategia nazionale del verde urbano riserva al tema delle foreste urbane.

Il documento, redatto dal Comitato del verde pubblico, promuove nuovi modelli di pianificazione e progettazione urbana che, in linea anche con le indicazioni che provengono dalla Commissione europea, risultino più attenti alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, garantendo ai cittadini livelli di benessere più elevati.

In effetti, sono svariate le funzioni assolte dalle foreste urbane, definite come quelle aree “capaci di integrare il bosco verticale, i lembi naturali di foreste autoctone ancora presenti nelle città, i sistemi agricoli urbani, i parchi, i viali alberati, i tetti verdi, i corsi d’acqua, gli orti urbani, i giardini pubblici e privati, gli orti botanici e, più in generale, tutti i vari aspetti di verde sia esso naturale, seminaturale o artificiale“.

Piante e prati contribuiscono a mitigare i fenomeni associati alle isole di calore urbane e riducono l’impermeabilizzazione dei suoli, due elementi centrali nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

Alberi e arbusti catturano le polveri sottili, alleggerendo il carico di sostanze inquinanti in città. L’ampliamento delle aree verdi crea spazi per le specie vegetali e animali, e le diverse aree verdi possono essere collegate da corridoi che permettono alla biodiversità di prosperare.

La strategia evidenzia poi il contributo alla salute pubblica delle foreste urbane: sono spazi in cui fare attività fisica, socializzare, e incrementano il benessere fisico e psicologico dei cittadini.

Non vanno trascurate le ricadute economiche: se è vero che vanno manutenute, è vero anche che hanno un effetto positivo in termini occupazionali e come moltiplicatori dei flussi turistici.

E, in una prospettiva più ampia, potrebbero anche diventare serbatoi da cui ricavare le risorse, in questo caso rinnovabili, per alimentare i sistemi di bioeconomia a scala urbana.

Ovviamente, per trasformare le città, anche e soprattutto quelle italiane, in linea con le indicazioni della strategia servono risorse, investimenti e volontà politica.

Gli estensori del documento sottolineano però che poche altre iniziative sono così efficienti in termini di produttività degli investimenti.

(testo redatto da di Simone Gandelli)

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