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Per smaltire correttamente l’amianto è necessario conoscerlo bene

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L’amianto è un materiale pericoloso: per proteggere in modo adeguato la salute dei cittadini e dei lavoratori è necessario, innanzitutto, conoscerne bene le caratteristiche, quindi trovare le soluzioni per gestirlo in maniera sostenibile e sicuro, come fanno i laboratori del Gruppo Lifeanalytics

Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale, nel nostro Paese ci sono seimila morti all’anno a causa dell’amianto (fonte Inail); la situazione è molto preoccupante, come rileva il VI rapporto del ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi) del 2018 che mostra coome, nel periodo 1993-2015, sono stati diagnosticati 27.356 casi di mesotelioma maligno, con oltre il 90% dei casi di mesotelioma registrati a carico della pleura.

Come certifica il Ministero della Salute, “i tragici effetti sanitari, lentamente sempre più evidenti, hanno evidenziato, senza possibilità di replica, la pesante azione cronico-irritativa e le capacità di induzione cancerogena a carico dell’apparato respiratorio, con aspetti addirittura patognomonici, cioè di unica ragionevole ed effettiva causa-effetto, per quanto riguarda la comparsa del mesotelioma maligno della pleura“.

Per questo fanno ancora paura i 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti questo materiale sparse sul territorio, concentrati – ci dice Legambiente nel dossier Liberi dall’amianto? basato su dati del 2018 relativi a 15 regioni italiane – in circa 370mila strutture, di cui 214.469 private, 50.744 pubbliche, 20.269 siti industriali e 65mila coperture in cemento amianto.

Il problema principale da affrontare è lo smaltimento di questo materiale, aggravato dalla mancanza di impianti sul territorio nazionale, che obbliga le aziende specializzate a esportare all’estero buona parte del materiale rimosso.

L’ampio utilizzo di questo minerale nel settore dell’edilizia prima di conoscerne gli effetti nocivi per la salute, obbliga oggi le aziende a una gestione attenta e accurata delle strutture interessate dalla presenza di amianto.

I materiali contenenti amianto, anche se in piccola percentuale, possono essere diversi e, ogni anno, ne vengono scoperti di nuovi: per questo motivo, un fattore determinante per un’azione afficace nella rimozione del materiale è l’esperienza di chi deve eeffettuare la bonifica.

Esperienza operativa e conoscenza approfondita del materiale: è questa la strategia che guida i laboratori del Gruppo Lifeanalytics che si occupano di campionamento e analisi dell’amianto e che per 5 anni hanno curato il patrimonio immobiliare del comune di Milano e di diversi gruppi bancari, fondi assistenziali, immobiliari, gestendo direttamente la sicurezza di oltre 3.000 immobili.

Il processo di messa in sicurezza degli edifici comincia con il campionamento dei materiali: i laboratori e i consulenti di Lifeanalytics in questi anni hanno censito oltre 5.000 immobili, consentendo la mappatura e la gestione della bonifica di numerosi siti ad alto rischio per la salute.

L’obiettivo dell’attività di censimento e di gestione del rischio è fare in modo che i manufatti in amianto che rimangono in sede non rilascino fibre respirabili negli ambienti, perché l’inalazione delle fibre cancerogene di amianto è pericolosa per la salute.

Una volta riconosciuti, i materiali vengono campionati e analizzati. L’analisi viene eseguita su campioni in massa, su fibre di amianto aerodisperse e su altre matrici, come l’acqua.

Nei materiali e negli edifici nei quali è stato individuato l’amianto, se si trovano in uno stato di conservazione scadente e non sia possibile garantire livelli di sicurezza adeguati, si deve procedere con la bonifica.

Operazione che deve essere eseguita da tecnici altamente specializzati e seguire standard di sicurezza elevati, per evitare che le fibre di amianto presenti nei materiali si disperdano nell’aria.

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