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Vino e calici: quando la forma esprime la personalità

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vino e calici per la degustazione
Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

I vini in Italia e nel mondo sono davvero tanti, per uve impiegate e per tipologia: per degustare e apprezzare il vino è necessario dotarsi sempre di un bicchiere idoneo: esistono infatti tanti tipi di bicchiere coerenti con i diversi tipi di vino da degustare

Fondamentalmente i bicchieri da vino sono tra loro differenti per forma e per dimensioni, mentre il materiale impiegato è preferibilmente cristallo, di vetro sottile, trasparente e liscio, non colorato né lavorato.

Compito del calice è quello di valorizzare il contenuto esaltandone le caratteristiche principali: vini bianchi, spumanti piuttosto che vini rossi generano sensazioni organolettiche che solo il calice idoneo può esaltare.

Ma i bicchieri si differenziano non solo per il colore del vino, ma anche per il suo invecchiamento, la sua freschezza e la presenza dei tannini.

Un altro aspetto importante è legato alla capienza del calice, che deve contenere la corretta quantità di vino per consentire di individuarne e apprezzarne le sensazioni gusto-olfattive, senza generare effetti alcolici eccessivi.

Solo il calice corretto riesce a essere interprete della personalità del vino, e a raccontarla con stile ed eleganza.

Per i vini frizzanti, prosecco, spumanti metodo classico o champagne è la flûte il calice più indicato: si tratta di un bicchiere dal corpo stretto e lungo e dallo stelo alto e sottile, in grado di valorizzare l’intensità luminosa e lo sviluppo delle catenelle di bollicine, quello che conosciamo meglio con il nome di perlage.

Esistono anche una versione mezza-flûte dall’altezza leggermente ridotta, più idonea per i vini spumanti prodotti con metodo Martinotti o Charmat, e una versione con la pancia un po’ più larga, con tendenza a rastremarsi verso l’alto, per raffinati spumanti metodo classico millesimati e di più lunga evoluzione.

Per vini bianchi giovani e leggeri il calice idoneo è il cosiddetto tulipano, a forma di fiore, mentre per i quelli più strutturati è preferibile quello renano: nel tulipano l’apertura si allarga rispetto al resto del corpo, favorendo la percezione degli aromi e la sensazione di freschezza tipica per questa tipologia.

I vini bianchi di maggior corpo e di più lunga evoluzione necessitano invece di un corpo più largo, con un’apertura più ampia, come nel calice renano. Quest’ultimo viene anche utilizzato per i vini rossi giovani, sufficientemente largo per favorire il contatto con l’ossigeno, ma non così ampio come quello impiegato per i vini rossi di corpo e che hanno subito una maggiore evoluzione.

Il cosiddetto Balloon per i vini di medio corpo e il calice Borgogna per vini strutturati e di medio invecchiamento sono sicuramente l’ideale per questa tipologia.

Nel caso invece di rossi molto strutturati e di lungo affinamento il bicchiere deve agevolare la liberazione degli aromi più complessi, favorendone la percezione al naso attraverso l’adeguata ossigenazione del vino stesso.

Il calice denominato Gran Balloon dalla particolare forma allargata e dalle più ampie dimensioni consente tra l’altro di evitare la decantazione del vino (ovvero il contatto del vino con l’ossigeno realizzato attraverso il travaso del vino dalla bottiglia in un recipiente chiamato decanter, necessario dopo lunghi periodi di affinamento in bottiglia) in particolare se accompagnato dal movimento rotatorio applicato in fase di degustazione.

Per i vini dolci o passiti è preferibile utilizzare calici di piccole dimensioni, con un corpo leggermente più ampio e un finale di apertura un po’ più stretto, per indirizzare lo sviluppo degli aromi direttamente nel naso, l’organo in primis deputato alla degustazione olfattiva.

Il bicchiere dei distillati, in particolare per la grappa, ricorda la forma di un’ampolla, mentre per gli spumanti dolci frizzanti come il Moscato d’Asti viene utilizzata la coppa: la forma molto allargata consente non solo la liberazione dei profumi, ma esalta la dolcezza del vino stesso.

Il bicchiere di cristallo è un prodotto sostenibile, duraturo, resistente e utilizzabile per molti anni. Il cristallo è inerte e non reagisce con sostanze o materiali con cui entra in contatto e, a differenza della plastica, i processi di produzione sono completamente privi di Bpa (il bisfenolo A è una sostanza chimica usata insieme ad altre per produrre plastiche e resine).

L’azienda Riedel iniziò la commercializzazione di cristallo nel lontano 1673: l’avventura ebbe inizio nella Boemia nord-occidentale vicino ad Haida e Steinschönau.

Oggi, giunta alla decima generazione, l’azienda produce articoli in vetro di grande tradizione, con 1.200 collaboratori e circa 50 milioni di prodotti. Georg Riedel, l’attuale amministratore delegato del Gruppo, è stato un promotore dello sviluppo di bicchieri “in armonia con il vino“: nel 1986 ha guidato l’introduzione dei primi bicchieri in finissimo cristallo soffiati a macchina, caratterizzati da un prezzo accessibile.

Il cristallo Riedel rispetta tutti i limiti previsti di migrazione e a tutte le certificazioni per l’uso sicuro con cibo e bevande: è riciclabile al 100%.

Ultima indicazione, per utilizzare e riutilizzare i calici: vanno lavati preferibilmente a mano senza detersivi o profumi con solo acqua calda, e poi asciugati con un panno e conservati in verticale.

Sara Missaglia Sara Missaglia: giornalista, sommelier, degustatore e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier, racconta di vino e enogastronomia per alcune riviste e testate di settore. Esperta di comunicazione è Degustatore della Regione Lombardia | Instagram | Facebook | Twitter | Linkedin
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