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Incalzeremo il Governo Draghi sull’ambiente con FacciamoEco

pubblicato il: - ultima modifica: 9 Marzo 2021
rossella muroni

Così si esprime Rossella Muroni che sta dando vita a una forza Verde in Parlamento. I dettagli sul nome del movimento e l’esatta composizione saranno decisi a breve; di sicuro sì sa che sussiste un accordo con i Verdi italiani per l’uso del simbolo

I Verdi stanno tornando in Parlamento anche in Italia: l’assist è stato alzato da Rossella Muroni – ecologista da sempre (una vita in Legambiente dove arriva a fare la presidente) e attuale vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera.

Come tanti da tempo si aspettavano, la Muroni ha lasciato le file del Gruppo LeU per organizzare una componenente ecologista forte in Parlamento. Accanto a lei Lorenzo Fioramonti (ex Ministro dell’Istruzione nel Governo Conte II dalle file dei M5s) e Alessandro Fusacchia (già nel Misto).

Con una conferenza stampa (visibile ancora online) è stato deciso anche il nome della nuova corrente verde: FacciamoEco che nasce con un accordo con i Verdi italiani anche per l’uso del simbolo.

Sta prendendo finalmente forma – commentano i co-portavoce nazionali dei Verdi italiani, Elena Grandi e Matteo Badialiquel processo costituente di un soggetto politico ecologista che, a partire dai Verdi e da Europa Verde e includendo le forze associative, il mondo cattolico della Laudato si’ e il mondo imprenditoriale green, potrà cambiare il Paese e rendere possibile la transizione ecologica, grazie alle competenze e alla storia che lo contraddistinguono“.

Rossella Muroni e la sua scelta di campo

Intanto, abbiamo raggiunto la deputata per capire la direzione intrapresa a partire da quale tipo di forza vuole mettere in campo nel Governo Draghi: “Vogliamo essere un presidio, incalzare il Governo in particolare sull’ambiente, sulla scuola, sulla formazione. Temi strategici per il futuro che significano anche buona economia, innovazione, diritti, giustizia sociale – risponde Rossella Muronioggi che la transizione ecologica sembra essere diventata popolare e che tutti ne parlano, ora che sono in arrivo dall’Europa risorse impensabili e linee guida stringenti per dedicarne almeno il 37% alla sostenibilità, con la nostra componente, insieme a chi condividerà il progetto ai Verdi italiani e ai Verdi europei. E vogliamo essere un riferimento per le tante associazioni che si occupano di questi temi ma non sapevano con chi interloquire in Parlamento“.

Ecco, appunto: chi pensate possa raggiungervi (speriamo qualche altra donna)?

Al momento preferisco non fare nomi, posso dire che oltre Lorenzo Fioramonti, Alessandro Fusacchia e me ci sono almeno altri tre deputati interessati, ma spero che ne arriveranno anche altri.

Soprattutto tra i colleghi eletti in forze molto ambientaliste a parole e che poi sono rimasti delusi dalla scarsa centralità dedicata al tema. Sinora è mancato il coraggio, ma è anche vero che i Governi di questa legislatura sono stati composti da forze politiche molto diverse e con visioni a volte opposte.

Cosa che ha trasformato ogni intervento in una trattativa, se non in uno scontro costante. Ma adesso che è l’Europa a indicare chiare condizionalità green sugli aiuti che ci concede per la ripresa, il quadro generale può cambiare a favore di noi ecologisti.

A parte la vostra azione in Parlamento, fondamentale è capire come volete muovervi nelle regioni e nei comuni: come pensate di operare sul territorio?

Premesso che i Verdi già oggi sono una federazione nazionale, come dicevo abbiamo l’ambizione di essere un riferimento in Parlamento per le forze, le associazioni, le vertenze territoriali che non trovano interlocutori.

Ma anche per le nostre imprese green e innovative, che troppo spesso sono penalizzate da eccesso di burocrazia, competenze concorrenti tra Stato e Regioni e da iter autorizzativi lunghi anni.

Oltre a questo, credo molto nell’impegno sul livello locale, perché è proprio lì che in concreto si possono proporre progetti in grado di riqualificare città e territori, di offrire servizi che soddisfino le esigenze dei cittadini, di creare buona economia e di migliorare sia la qualità ambientale che la qualità della vita.

E in Europa (parlamento in primis): con chi e come collaborerete?

Siamo ovviamente in contatto con i Verdi europei e con alcuni esponenti dei partiti verdi europei, come i Grunen tedeschi. Ma sui contenuti siamo aperti alla collaborazione con le forze progressiste ed europeiste.

Per esempio sulla questione dei migranti credo vadano riviste le regole per dare canali legali di ingresso e superare il sistema Dublino. Il nuovo patto Ue sulla migrazione e l’asilo proposto dalla Commissione è un inizio ma non basta.

Non c’è dubbio che sarete al fianco delle associazioni ambientaliste, ma oltre a loro con chi volete collaborare?

Penso che la società italiana, sull’ambiente, sia più avanti della politica e di tanta classe dirigente del Paese. Ce lo dimostrano ragazzi dei Fridays For Future che hanno riempito le piazze per il clima, cosa che prima di loro noi ambientalisti non eravamo riusciti a fare.

E i tanti italiani che hanno saputo cambiare stile di vita, per esempio preferendo la sharing mobility al posto del mezzo privato, per pesare meno sul pianeta.

Loro insieme alle associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva, insieme al mondo cattolico che si riconosce nella Laudato Si’, ai sindacati e alle imprese che creano ricchezza rispettando diritti e ambiente saranno i nostri interlocutori.

Vogliamo dialogare con i soggetti e le forze del cambiamento, per spingere insieme nella giusta direzione. Ma siccome la transizione ecologica porterà una trasformazione radicale nel nostro modo di produrre ricchezza e lavoro, ci saranno alcune categorie che più di altre dovranno rinnovarsi.

Quindi, sarà necessario stare bene attenti a non lasciare indietro nessuno, ma ad accompagnare tutti in questo cambiamento. Perché non bisogna mettere in contrapposizione chi teme la fine del mese con chi teme la fine del mondo. Solo così la transizione ecologica potrà essere popolare.

Una scuola: avete in mente di creare una scuola di formazione ecologica politica?

È un bel progetto. Per ora con Movimenta, l’associazione cui siamo iscritti Fusacchia e io, facciamo una scuola di politica per giovani donne. Inoltre, Movimenta e Green Italia, l’altra associazione di cui faccio parte insieme a Fioramonti, promuovono insieme a una rete – composta tra l’altro da Ti Candido, Forum Disuguaglianze Diversità e 6000sardine –  una Scuola di Mobilitazione Politica per giovani.

Perché è importante tornare a parlare di competenza, ascoltare e formare i giovani alla politica e presto speriamo anche all’ecologia.

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