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Civic Brands, cosa ne pensano i cittadini-consumatori?

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Civic Brands, aziende attente alla sostenibilità, all’ambiente e ai temi etici e sociali; cosa ne pensano i cittadini-consumatori? La maggior parte di loro apprezza l’impegno delle organizzazioni verso sostenibilità, purpose e attivismo, ma solo se fatto coinvolgendo consumatori e cittadini

Una ricerca che dura da più di anno e che si propone di fotografare la reazione e le opinioni dei cittadini verso l’impegno sociale in Italia delle aziende, inteso come quella serie di azioni compiute per dare un contributo al cambiamento.

In ambiti molto differenti: dalla sostenibilità ambientale alla gender equality, dal rispetto delle filiere alle politiche di diversity e inclusione sociale. L’istantanea della situazione è stata colta dall’Osservatorio Civic Brand, ospite dell’edizione 2021 della Milano Digital Week che ha appunto come tema la Città Equa e Sostenibile.

In particolare, lo studio dell’osservatorio si è concentrato sull’analisi della differenza tra quanto dichiarato da parte degli intervistati e quanto, invece, è stato da loro fatto, l’effettivo comportamento tenuto.

Un dato fondamentale perché da questa differenza nascono i principali ostacoli alla realizzazione di progetti e strategie commerciali sviluppate dalle istituzioni o dalle aziende e che, molto spesso, impediscono di concludere queste iniziative con successo.

Civic Brands, i risultati della ricerca

L’impegno sociale e ambientale piace agli italiani intervistati: lo studio rivela, infatti, che il 43% degli intervistati ammira le aziende che si occupano di temi sociali, politici e culturali, anche a costo di dividere l’opinione pubblica.

Inoltre, più di 1 italiano su 3 è fortemente convinto che se una marca o azienda vuole davvero impegnarsi in questi ambiti, debba passare attraverso il coinvolgimento attivo di cittadini e consumatori.

Se una causa è ritenuta giusta, il cittadino-consumatore è ben contento di potervi partecipare: quasi la metà degli intervistati si dichiara favorevole a partecipare attivamente ad iniziative per promuovere uno stile di vita più sostenibile (48%), cooperare per mantenere il proprio territorio pulito (45%), portare aiuto alle famiglie della propria città o comunità che sono in difficoltà economiche (41%).

Dati molto positivi che vanno però valutati alla luce del say-do-gap (la differenza tra dichiarato ed effettivamente fatto, analizzato dallo studio).

Lo studio mette in luce da questo punto di vista che, per esempio, nonostante il 44% degli intervistati nella fascia d’età 50-65 ammiri le aziende che si occupano di temi sociali, sia solo il 29% di loro che boicotterebbe un’azienda che non lo facesse e solo il 26% del campione non comprerebbe il prodotto di un’azienda cha ha pubblicamente preso una posizione non condivisa su un tema ambientale, sociale, culturale o politico.

Come diceva il proverbio, quindi, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il say-do-gap!“.

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