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I flavonoidi “allunga vita” della pianta giapponese Ashitaba

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Immagine Wikimedia Commons

I flavonoidi, in generale, mostrano proprietà citoprotettive antinfiammatorie e anti-cancerogene, ma a quanto pare la pianta giapponese Ashitaba, appartenente alla stessa famiglia del finocchio, può fare di più

I progressi medici dei paesi sviluppati nel corso dell’ultimo secolo hanno notevolmente allungato l’aspettativa di vita, ma la salute non è migliorata con lo stesso ritmo, in quanto con l’avanzare dell’età, aumentano anche le patologie e malattie croniche, come quelle cardiovascolari e il cancro.

Una regolare attività fisica, accompagnata da una dieta salutare, al momento rimane l’unico approccio per ritardare le conseguenze dell’invecchiamento; soprattutto si è visto che il consumo regolare di alimenti ricchi di polifenoli, può ridurre il rischio di molte condizioni croniche, tra questi soprattutto i flavonoidi, che mostrano proprietà citoprotettive antinfiammatorie e anti-cancerogene.

La pianta giappone Ashitaba: i suoi benefici

Ed è proprio un flavonoide presente all’interno di una pianta giapponese che, secondo uno studio presentato su Nature Communications, potrebbe prolungare la nostra vita circa del 20%.

L’Angelica Keiskei chiamata comunemente Ashitaba in Giappone, è una pianta spontanea appartenente alla stessa famiglia del finocchio, ricca di elementi nutrizionali importanti come  vitamine, calcio, magnesio e ferro.

Nel paese del Sol Levante viene mangiata abitualmente cotta, oppure essiccata come infuso, somministrata per ritemprare l’organismo dopo un’influenza o dopo un periodo di stress.

La pianta si mostra utile in campo medicinale visto che i suoi flavonoidi, cumarine fenoli e terpeni hanno mostrato sperimentalmente la capacità di inibire la crescita tumorale, di migliorare l’infiammazione, l’ipertensione e anche l’ulcera.

Lo studio più sorprendente è quello fatto su un suo flavonoide, il Dmc (4,4′-dimetossicalcone), presente nelle foglie della pianta, che ha mostrato proprietà anti-age.

La sostanza è stata testata su cellule di lievito dimostrando un’azione antiossidante superiore a quella del rasveretrolo, un altro flavonoide presente nelle bucce di uva ampiamente studiato, che ha la capacità di rallentare l’invecchiamento cellulare.

Successivamente, si è testato che, somministrando cronicamente il Dmc alla mosca della frutta e ai vermi la loro vita si è allungata del 20%, evidenziando come la molecola abbia anche delle proprietà epatoprotettive nei confronti dei danni causati dall’alcol sul fegato.

Tuttavia, necessitano ancora molti studi per confermare che il suo utilizzo cronico sull’uomo possa davvero rallentare i disturbi correlati all’età e quindi allungarci la vita, senza sentire o almeno alleviare il peso delle malattie.

A oggi, quindi, la migliore terapia contro l’invecchiamento resta una dieta poco calorica e l’attività fisica moderata.

Maria Anna Esposito Maria Anna Esposito: laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche alla Facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, farmacista con specializzazione in Fitoterapia e Aromaterapia. Fito-blogger. Esercita in libera professione attività di consulenza erboristica | e-mail | Instagram
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