Home Eco Lifestyle La Milano verde che verrà secondo Enrico Fedrighini

La Milano verde che verrà secondo Enrico Fedrighini

pubblicato il:
enrico fedrighini

Enrico Fedrighini è in consiglio comunale dal gennaio 2020 e in questa intervista riassume i temi caldi su cui sta lavorando per decarbonizzare la città. A partire dall’edilizia

È – e probabilmente sarà – sempre più Green la giunta di Milano. Trainata anche dal Sindaco Beppe Sala che ha fatto il suo endorsement ai Verdi europei.

Ma intanto dagli scranni di Palazzo Marino è Enrico Fedrighini a portare avanti azioni e lotte in difesa dell’ambiente. Al suo attivo un passato di lotte per l’ambiente su cui lavora con un metodo scientifico, proprio del suo lavoro che svolge presso il Politecnico di Milano.

Fedrighini è entrato in consiglio comunale nel gennaio 2020, come consigliere Verde candidato nella lista di Sinistra per Milano in appoggio a Sala e in coalizione con il centrosinistra.

Da subito – racconta in questa intervista a Greenplanner.it ho iniziato a lavorare, in collaborazione con l’ottima struttura di Transizione Ambientale del Comune di Milano, per raggiungere obiettivi concreti di cambiamento e miglioramento dell’ambiente urbano“.

In questi mesi, i principali temi che Fedrighini sta portando avanti sono l’introduzione a Milano del Bilancio Ambientale; l’attivazione di un sistema di monitoraggio locale della qualità dell’aria; l’integrazione del Piano Aria Clima con l’obiettivo di “decarbonizzare Milano attraverso la decarbonizzazione di A2a“; l’avvio della sperimentazione del park pooling; la realizzazione della prima centrale di teleriscaldamento a impatto zero in Italia nel Municipio 8 (interamente sotterranea, sopra sorge un parco giochi); promuovere l’avvio – in corso – del primo intervento di invarianza idraulica in un’area pubblica milanese da parte del Comune di Milano (parco Monte Stella).

Ma, in sintesi quali sono le tematiche che la preoccupano di più?

Sto sviluppando, insieme al Climate Reality Project Italia, coordinato da Francesco Cara, idee e progetti legati alle sfide che Milano dovrà affrontare nei prossimi 5 anni verso la transizione ambientale: che significa integrare economia, ambiente e giustizia sociale in un unico modello di conversione ecologica urbana.

Il miglioramento ambientale genera risorse e opportunità economiche: sta al pubblico incentivarle e promuoverle. Il carico ambientale legato alle emissioni inquinanti in atmosfera è un problema che va affrontato in modo radicale e integrato.

Il consumo di suolo va fermato rigenerando la città al proprio interno senza più consumare le aree agricole (che anzi costituiscono una formidabile risorsa primaria su cui puntare).

A tutto ciò non esiste una unica risposta risolutiva, ma diverse azioni che vanno prese in modo integrato su più fronti: energia, mobilità, edilizia, territorio. E non si tratta solo di porre regole e divieti, ma anche – come dicevo – di incentivare e razionalizzare i cicli produttivi in un’ottica di economia circolare.

Un esempio su tutti?

Sicuramente le Olimpiadi Invernali e la riconversione degli ex Scali Ferroviari; ogni anno a Milano i cantieri producono 350.000 tonnellate di rifiuti edili, equivalenti alla metà dei rifiuti urbani prodotti ogni anno dall’intera città.

Questi rifiuti vengono trasportati da mezzi pesanti nei 500 impianti di stoccaggio e trattamento sparsi nella Lombardia; poi – dopo un trattamento non sempre eseguito a norma di legge – vengono nuovamente trasportati da mezzi pesanti verso le aree urbane a maggiore domanda edilizia, in primis Milano.

Proposta: perché non organizzare un sistema meno impattante, decarbonizzando l’attività edilizia individuando aree di stoccaggio e trattamento in prossimità delle aree di intervento, con un protocollo integrato di procedure di controllo, demolizione e riuso

Rotterdam lo ha fatto. Sarebbe anche una importante forma di contrasto agli ecoreati e alle ecomafie che, come confermano le relazioni semestrali della Dia al Parlamento, operano soprattutto nel ciclo del cemento.

Anche l’agroecologia urbana è una risorsa importante per creare nuova occupazione, promuovere biodiversità, tutela del territorio, alimentazione sana: Milano ha risorse straordinarie anche su questo versante.

Quindi a Sala, che ha firmato la carta dei Verdi europei, cosa dice a proposito?

Che è una sfida molto importante e molto impegnativa, non solo per lui ma anche – forse soprattutto – per i Verdi italiani che devono uscire dal limbo e mostrarsi all’altezza della sfida, partecipando a governare il cambiamento.

Come avviene in Germania e in molte altre città europee dove i Verdi, anziché seguire i lamenti via social, propongono e realizzano progetti di cambiamento.

E rispetto ai Verdi italiani, che ora si stanno riorganizzando con FacciamoEco, come si vorrà porre?

La mia posizione è molto netta: occorre spalancare le porte e rinnovare profondamente un soggetto politico nuovo, in grado davvero di attrarre competenze, esperienze, passioni e saperi diffusi in vari rivoli della società, per trasformare la realtà qui e ora (pensare globalmente, agire localmente) realizzando quella conversione ecologica di cui parlava Alex Langer nei Colloqui di Dobbiaco, e di cui parla oggi papa Francesco.

Condividi: