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Contrasto all’inquinamento luminoso, fuori e dentro casa

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Ora che trascorriamo molto tempo in ambienti con luci artificiali si fa più pressante il tema legato alla buona luce, anche a livello urbanistico. Gruppi di ricerca e laboratori stanno sviluppando politiche e tecnologie per mitigare gli impatti sulla salute dell’inquinamento luminoso. Dentro e fuori casa: perché le due cose sono molto collegate

Sono passati meno di centocinquant’anni dal 1879, quando Thomas Alva Edison inventò la lampada elettrica a incandescenza. Da allora, l’illuminazione notturna ha contribuito in maniera decisiva ai processi di urbanizzazione e all’incremento della produttività industriale ed è diventata una delle firme più evidenti dell’impatto umano sul pianeta.

Basta guardare alle chiazze di luce che colorano le terre emerse nelle immagini satellitari: oggi l’80% della popolazione mondiale vive in aree soggette all’inquinamento luminoso provocato dai sistemi di illuminazione stradali, dagli impianti industriali, da quelli sportivi e dalle pubblicità luminose; percentuale che sale al 99% in Europa e negli Stati Uniti.

Il progetto di ricerca EnlightenMe, cui partecipano 22 partner da dieci paesi europei, si propone di indagare gli effetti dell’illuminazione artificiale sul benessere di chi vive nei contesti urbani.

Contrasto all’inquinamento luminoso

La scarsa esposizione alla luce naturale, il bagliore diffuso che rischiara le città nelle ore notturne, ma anche le luci indoor, i cellulari, i pc e i tablet sono tutti fattori che interferiscono con i nostri ritmi circadiani, con conseguenze sanitarie importanti.

Dalle ricerche è infatti emerso che, soprattutto tra gli over 65, queste modificazioni degli orologi biologici possono indurre alterazioni metaboliche, portare a un incremento dei disturbi psichiatrici e favorire l’insorgenza di alcune patologie tumorali.

Al progetto, coordinato dall’Università di Bologna, partecipano esperti di scienze cliniche e biomediche, di etica, di ricerca responsabile e innovazione, di interoperabilità e accessibilità dei dati, scienze sociali ed economiche.

Un approccio multidisciplinare che punta a raccogliere dati ed esperienze sull’illuminazione urbana e sulle sue correlazioni con salute, benessere e fattori socio-economici.

A questo scopo, è prevista la creazione di una serie di Urban Lighting Lab a Bologna, Amsterdam e Tartu (in Estonia), che dovrebbero formare cittadini e decisori politici ed elaborare strumenti con cui includere le politiche di illuminazione nei piani urbanistici, prestando particolare attenzione ai temi delle disuguaglianze sanitarie e dei livelli di esposizione alla luce.

Progetti e iniziative per limitare l’impatto luminoso: le dark sky community

Un contributo alla risoluzione di questi problemi, e un’indicazione per le amministrazioni nel nostro paese, potrebbe venire dalla International Dark-Sky Association (Ida), una Ong fondata nel 2001 con l’obiettivo di limitare l’inquinamento luminoso.

Per farlo, l’Ida promuove la diffusione di quelle pratiche che consentono a città, aree periurbane, parchi e riserve naturali di raggiungere lo status di Dark Sky Place, luoghi in cui è possibile ammirare la magnificenza cielo notturno.

Come punta a fare Bisei, una cittadina della prefettura di Okayama, in Giappone, che ha iniziato una collaborazione con Panasonic per aggiornare la rete delle lampade stradali e soddisfare i requisiti indicati dalla International Dark-Sky Association.

I nuovi lampioni sviluppati dalla multinazionale dell’elettronica si caratterizzano per la totale assenza di flussi luminosi verso l’alto e, una volta installati, consentiranno a Bisei di diventare la prima Dark Sky Community di tutta l’Asia.

Tra le tecnologie più promettenti per migliorare le condizioni di salute negli ambienti chiusi ci sono gli Oled, acronimo per Organic light emitting diodes, che generano una luce diffusa molto simile a quella naturale.

Materias, un’azienda campana, ha iniziato una collaborazione con Enea per sviluppare Oled da integrare nelle componenti vetrate delle finestre, in modo da illuminare gli interni anche durante le ore di buio.

Le finestre di giorno sono trasparenti, ma quando cala il sole gli Oled rischiarano gli ambienti. La collaborazione è strutturata in due fasi: nella prima verranno selezionati i materiali e i processi adatti, mentre in quella successiva si lavorerà per garantire la stabilità nel tempo dei prodotti, che si caratterizzeranno per livelli di efficienza energetica estremamente elevati.

Un altro passo avanti nella strada verso la commercializzazione di dispositivi di illuminazione superefficienti ed economici è risultato da una ricerca congiunta dell’Università Milano-Bicocca e della Jiao Tong University di Shanghai, sintetizzata in un articolo pubblicato su Nature Photonics.

Fino a oggi, l’impiego nei Led dei nanocristalli di perovskite, un materiale in grado di garantire efficienze molto elevate, era impedito dal cosiddetto spegnimento termico, vale a dire un brusco calo nelle prestazioni in presenza di temperature elevate.

Trattando i nanocristalli di perovskite con un composto base di fluoruro, il team italo-cinese è riuscito a superare questo limite e a garantire un funzionamento ideale anche con temperature prossime ai 100 °C, molto superiori a quelle di funzionamento reali.

Secondo gli autori della ricerca, si tratta di una scoperta che può contribuire a sviluppare dispositivi con livelli di efficienza prossimi a quelli ideali.

(testo redatto da Simone Gandelli)

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