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NutrInform, un passo in avanti per l’informazione alimentare

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nutrinform vs nutriscore

Un logo nutrizionale italiano apprezzato in Europa e nuove leggi per migliorare gli standard della qualità alimentare: con NutrInform l’informazione alimentare fa un passo, significativo, in avanti

Per il momento è facoltativo ma è un pezzo del puzzle, fondamentale, nel percorso verso la corretta informazione alimentare ai consumatori.

Non un patentino di bontà agroalimentare, ma un sistema per una corretta diffusione delle informazioni. Parliamo del sistema di etichettatura NutrInform Battery, il logo nutrizionale dei prodotti alimentari, marchiato Italia, portato al cospetto delle istituzioni di Bruxelles, che si pone come alternativo al modello francese del Nutriscore.

Informazioni chiare, semplici, corrette e complete, che consentono al consumatore di fare scelte pienamente consapevoli per la propria alimentazione, come ha recentemente sostenuto anche la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia – Agricoltori Italiani).

E la notizia della nuova etichetta, che tutela in modo particolare i prodotti Made in Italy, è stata accolta con soddisfazione naturalmente anche dalle associazioni di settore e di lui si parla ufficialmente nel decreto interministeriale, frutto del lavoro sinergico tra il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), il Ministero della Salute, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf), il mondo scientifico e la filiera agroalimentare.

NutrInform è in linea con i contenuti della strategia Farm to Fork e la Commissione europea si impegna a presentare, infatti, nel quarto trimestre del 2022, una proposta di etichettatura nutrizionale fronte-pacco, oltre a valutare l’estensione a determinati prodotti, dell’obbligo delle indicazioni di origine degli alimenti.

La fragilità di questo sistema sta forse, nel suo essere disponibile in forma volontaria e quindi va maggiormente promosso, sostenuto, fatto conoscere e, come sottolinea la Confederazione Italiana Agricoltori, bisogna fare sistema a livello nazionale per aumentarne il consenso. Ne va della salute dei consumatori e della credibilità dei produttori.

NutrInform e Nutriscore a confronto

Il sistema italiano NutrInform Battery si basa su un simbolo a batteria, che riporta infatti alla mente l’immagine dei livelli di carica del cellulare: il simbolo mostra graficamente la percentuale di energia o di nutrienti contenuta in una singola porzione di cibo, permettendo così di capirlo visivamente.

Al consumatore appare subito, in modo chiaro e trasparente, l’apporto nutrizionale dell’alimento, sia in rapporto al suo fabbisogno giornaliero, sia al corretto stile alimentare: il sistema mette in risalto, infatti, la percentuale di calorie, grassi, zuccheri e sale per singola porzione di cibo, rispetto alla quantità raccomandata dall’Unione europea.

Il logo nutrizionale italiano di etichettatura fronte-pacco permette di valorizzare le punte di diamante alimentari del Bel Paese, finora un po’ penalizzate dal sistema francese Nutriscore.

Quest’ultimo, infatti, utilizza cinque colori dal verde all’arancio, per esprimere un giudizio sui prodotti agroalimentari, distinguendo i cibi buoni da quelli cattivi, generando un algoritmo di misurazione, classificato dalla lettera A (migliore qualità nutrizionale) alla lettera E (minore qualità nutrizionale), ma che è contrario ai principi della dieta mediterranea che si basa invece su un consumo bilanciato di tutti gli alimenti.

Il modello italiano del NutrInform Battery, si pone a garanzia di una maggiore tutela del consumatore informato, della qualità e delle eccellenze alimentari.

Con la globalizzazione, il sistema alimentare ha urgente bisogno di una transizione verso un sistema sostenibile, sicuro e perfettamente tracciabile, per garantire cibi più sani, salutari e di elevata qualità.

E c’è bisogno anche di ripensare le leggi attualmente in vigore, altrimenti, come riferisce l’eurodeputato Pedicini, si “rischia di abbassare gli standard complessivi di sicurezza alimentare“.

Pagare una multa: questo al momento è il massimo rischio che incorre chi vende cibo avariato o che mostra la presenza di additivi chimici non autorizzati, “a causa di una libera interpretazione del regolamento europeo n. 625 del 2017” conclude Pedicini.

Si sta quindi dibattendo a livello nazionale sull’approvazione del decreto legislativo n.27 del 2021, che ha abrogato la legge n.283 del 1962 che prevedeva l’applicazione, invece, del codice penale per i reati sulle frodi alimentari.

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