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Spezzare le catene… dei cani

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Foto di Viktar Masalovich da Pixabay

Il primo rapporto sulla situazione attuale dei cani tenuti alla catena, realizzato da Green Impact e Save the dogs, dimostra che sono ancora troppi i cani che ancora trascorrono la loro vita alla catena

Sembra impossibile ma ancora oggi in gran parte dell’Italia tenere il cane alla catena non è reato, così come in molti Paesi europei. Diverse migliaia di cani sono tenuti alla catena anche per tutta la loro vita.

È quanto emerge dal primo rapporto mai effettuato su questo tema realizzato dalla startup Green Impact e dall’associazione Save the dogs, attiva nella lotta al randagismo e nella tutela degli animali.

Il rapporto, dal titolo Verso il divieto di tenere i cani legati alla catena, è stato elaborato con il contributo di esperti nel campo del diritto e dell’etologia come Enrico Alleva e l’ungherese Adàm Miklòski, etologi, Regina Binder docente all’Università di Medicina veterinaria in Austria, Alexandre Barchiesi che fa parte del Consiglio Svedese dell’Agricoltura, Dipartimento per la Salute e il Benessere degli Animali e la veterinaria statunitense Heather Rally.

In Italia ci sono regioni come Umbria e Campania che vietano la detenzione alla catena ma che di fatto, in mancanza di sanzioni, rendono la norma non attuabile. Fanalino di coda sono Liguria, Basilicata e Sicilia dove non esiste alcuna normativa al riguardo.

Sara Turetta, presidente di Save the dogs commenta: “Risulta evidente la necessità e l’urgenza di rivedere nella maggior parte delle regioni italiane le leggi che regolamentano la detenzione a catena perché risultano poco chiare, incapaci di tutelare davvero gli animali o piene di deroghe che lasciano spazio a troppe scappatoie.

Ci auguriamo che il divieto di detenzione a catena diventi parte integrante di una legge nazionale sul maltrattamento e che, in caso contrario, i Governatori prendano provvedimenti affinché la normativa sia coerente con la rinnovata sensibilità degli italiani su questi temi“.

Modelli positivi sono invece Austria, Svezia e California dove esistono leggi precise e sanzioni. In Austria le multe vanno da 3.750 euro alla prima violazione a 7.500 alla seconda e si arriva anche a 15.000 euro se la condizione alla catena ha determinato particolare sofferenza e ansia, analoghi provvedimenti riguardano anche la California. In Svezia i trasgressori rischiano l’arresto.

Cani in catene, una tortura che deve finire

Non è difficile capire come possa essere la vita di un cane tenuto alla catena fatta di privazione e sofferenza. Purtroppo molte persone pensano ancora che non siano esseri senzienti e li considerano alla stregua di oggetti a disposizione dei propri interessi come fare la guardia o andare a caccia.

Enrico Alleva spiega nel rapporto le gravi conseguenze e il dolore di un cane tenuto alla catena: “Lo stress, nella sua percezione interna, dipende dalla propria natura (ed essere bloccato e ridotto nei movimenti spontanei rappresenta uno stress potente e orribilmente sofisticato), dalla intensità e soprattutto dalla durata.

Il dolore, la sofferenza e l’angoscia provocata da un legame invece mirato a incattivire l’animale rendendolo innaturalmente iper-reattivo potranno forse essere valutati con molta maggiore esattezza.

È augurabile che una saggia giurisprudenza sappia trarre profitto da queste novità tecnologiche come dai recenti progressi delle scienze etologiche e zoo-antropologiche”.

La storia del rapporto tra uomo e cane ha origini antichissime e nel tempo abbiamo approfondito la nostra conoscenza su questi meravigliosi animali.

Risulta dunque ancora più crudele pensare che gli si possa infliggere una sofferenza così immensa, come spiega Heather Rally nel rapporto: “A mano a mano che abbiamo approfondito le nostre conoscenze in fatto di psicologia e comportamento del cane, abbiamo cominciato a capire come questo animale sia particolarmente in grado di entrare in sintonia con l’uomo e possa crescere sviluppando forti legami con il suo proprietario o con chi se ne prende cura.

Dunque, un cane dipende direttamente da chi lo accudisce, non soltanto per il soddisfacimento dei suoi bisogni fondamentali, ma anche per altri aspetti: benessere sociale ed emotivo, sicurezza, protezione, compagnia, gioia, gioco e possibilità di svolgere esercizio fisico.

Nonostante ciò, anche i Paesi più avanzati al mondo non vietano pratiche disumane, come quella di tenerli continuamente legati con una catena, una corda o rinchiusi in gabbie all’aperto, negando a questi sensibili animali gregari il soddisfacimento delle loro esigenze fondamentali, come la libertà di movimento e l’interazione sociale”.

L’auspicio è che grazie a questo rapporto si proceda tempestivamente a porre fine alle sofferenze di migliaia di cani e che si proceda con una legge nazionale chiara a cui facciano seguito controlli seri per abbandonare definitivamente questa pratica disumana ai danni dei nostri migliori amici.

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