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Cresce l’attenzione al green, ma non sempre e non per tutti 

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Una serie di sondaggi realizzati in diversi settori economici evidenziano che la sensibilità per le tematiche ambientali è assai elevata. Rimangono tuttavia ampi margini di miglioramento delle conoscenze sugli stili di vita green, che possono contribuire ad alleviare il carico psicologico imposto da oltre un anno di pandemia

Un anno fa, all’inizio della pandemia, le emozioni prevalenti erano la paura e la speranza che si potesse arrivare in fretta a una soluzione.

Oggi, tra prospettive che continuano a essere opache e una crisi economica e occupazionale che morde duro, sono molto più diffuse la frustrazione, la stanchezza e la rabbia.

È quanto emerge da un’indagine condotta da Top Doctor, azienda specializzata in tecnologie per la sanità privata, che ha chiesto ai membri della propria community di indicare le difficoltà che hanno incontrato in 13 mesi di pandemia.

Gli effetti psicologici della pandemia

Il carico psicologico imposto dalla pandemia si è tradotto in una crescita delle sindromi depressive e degli stati di ansia, mentre tra i più giovani sono aumentati i fenomeni di autoisolamento, con vite che si spostano sui social o che si concentrano in maniera eccessiva sullo studio e l’organizzazione della vita scolastica.

Oltre a irritabilità, insonnia, apatia, asocialità, confusione e sensazione di vulnerabilità, sono più diffusi anche i sintomi somatici come l’ipertensione e i disturbi gastroenterici.

Di fatto, secondo gli specialisti di Top Doctors, si potrebbe parlare di sintomatologie paragonabili a quelle associate allo stress post traumatico, che come tali andrebbero affrontate ricorrendo all’aiuto di specialisti qualificati.

Anche perché in molti in questo anno hanno ripiegato sui comfort food o si sono dati ad abbuffate compulsive, con il risultato che tra gli interpellati, 4 su 10 hanno dichiarato di essere ingrassati.

Problemi fisici legati alla postura e all’inattività

L’inattività forzata, e le lunghe giornate di smart working, spesso in postazioni spesso non idonee, hanno poi portato a un incremento delle patologie associate a spalle e collo, con mal di testa e dolori agli occhi molto più frequenti.

Per fortuna, se il 32% si limita ad assumere antidolorifici, un 43% degli interpellati ha dichiarato di aver cercato di migliorare la propria postazione di lavoro.

Gli impatti della pandemia sono poi stati pesanti anche sulla sanità ordinaria: oltre la metà degli intervistati ha rinviato appuntamenti non indispensabili, mentre il 25% degli intervistati si è visto annullare impegni già fissati.

Più attenzione alla cura della casa

Vuoi per il maggior numero di ore passate tra le mura domestiche, vuoi perché il lavoro manuale ha spesso una funzione terapeutica, ma il 2020 e l’inizio del 2021 saranno ricordati per il boom dell’interesse per i prodotti con cui ristrutturare e rimodernare gli ambienti domestici.

Secondo un’indagine condotta da Idealo, un portale di comparazione dei prezzi, le ricerche su fai da te e i prodotti per pittura e restauro sono cresciute del 200%, quelle su trapani e avvitatori sono più che raddoppiate e quelle su vernici e pitture sono letteralmente esplose, facendo registrare un +3.480%.

In moltissimi hanno setacciato siti e store online alla ricerca di mobili e arredi per i balconi e sono cresciute anche le ricerche di prodotti per la cura delle piante.

La fascia più attiva è quella dei 35/44 anni e l’attenzione per le varie offerte proposte si è spesso tradotta in risparmi che in molti casi sono arrivati al 25% del prezzo di base.

Attenzione al green cresciuta, ma non per tutti

La crescita dell’ecommerce e del volume dei prodotti consegnati, hanno portato a un aumento dell’attenzione per le problematiche ambientali di questo settore.

Secondo un’indagine condotta da Nielsen e Sendcloud, una piattaforma che offre agli store online soluzioni di logistica, il 43% degli acquirenti teme che l’aumento degli acquisti online possa portare a una crescita dell’inquinamento.

Particolare preoccupazione suscitano gli imballaggi: quasi tre quarti degli intervistati ritiene che se ne usino troppi e il 77% pensa che il packaging dovrebbe essere realizzato con materiali riciclabili.

Molto significativa anche la sfasatura che emerge tra quel 42% che sarebbe pronto a pagare un costo extra per una spedizione green e il 2% dei rivenditori che si dichiara invece disposto a scegliere un corriere se garantisce modalità di trasporto più rispettose dell’ambiente.

Tuttavia, a fronte di una sensibilità così ridotta dei rivenditori, l’indagine di Sendcloud registra diversi segnali positivi: oltre all’attenzione per la sostenibilità degli imballaggi, aumentano la richiesta di veicoli di consegna elettrici e dell’impiego di sistemi di tracciamento intelligenti, capaci di aumentare la percentuale di consegne al primo tentativo.

L’attenzione al green è trasversale ai settori di consumo e diffusa tra i paesi. Uno studio condotto in Francia e Germania da Natrue, l’associazione internazionale per la cosmesi naturale e biologica, ha rilevato che i consumatori di quei due paesi valutano positivamente i prodotti che non contengono microplastiche e Ogm, che vengono associati a valori come la naturalità.

Importante risulta anche il benessere degli animali, con la maggioranza dei consumatori che predilige prodotti che non sono stati testati sugli animali.

Etichette e comprensione della sostenibilità

Dal sondaggio è emerso che per la maggior parte degli intervistati le etichette sono poco chiare. In particolare, le difficoltà aumentano con le etichette multifattoriali, che certificano diversi aspetti di un prodotto (formulazione, ingredienti, lavorazione, criteri etici e sostenibili), rispetto a quelle che verificano una singola caratteristica.

Infine, anche in questo settore, nove consumatori su dieci sono pronti a pagare di più per avere cosmetici naturali e biologici.

Tuttavia, sembra che la strada per arrivare a una comprensione diffusa e approfondita delle tematiche della sostenibilità sia ancora lunga.

Pulsee, un operatore luce e gas che fornisce energia completamente green certificandone la provenienza da fonti rinnovabili, ha condotto un sondaggio su questi temi insieme a Nielsen.

Da un lato, è stata registrata un’attenzione altissima all’inquinamento e alla difesa dell’ambiente, considerata essenziale per un paese che voglia dirsi davvero moderno.

Dall’altro, però, è emerso che 4 intervistati su dieci non sanno indicare la classe energetica della propria abitazione, mentre oltre la metà non ha idea di cosa sia la carbon footprint.

Per fortuna, anche in questo caso tre quarti degli intervistati hanno dichiarato di essere pronti a pagare tra il 5 e il 10% in più per avere energia verde.

(testo redatto da Simone Gandelli)

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