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Il servizio civile ambientale arriva al Parlamento italiano

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FacciamoEco – Federazione dei Verdi ha proposto di inserire nel Recovery Plan, accanto al servizio civile già esistente, un nuovo percorso dedicato ai giovani e all’ambiente: il servizio civile ambientale

Ci eravamo già occupati della proposta di servizio civile a tema ambientale e a tal proposito sono stati fatti dei passi avanti.

Il gruppo parlamentare FacciamoEco – Federazione dei Verdi ha proposto di inserire nel Recovery Plan (Piano nazionale di ripresa e resilienza – Pnrr), accanto al servizio civile già esistente, un nuovo percorso dedicato all’ambiente, il servizio civile ambientale.

La crisi causata dall’epidemia da Covid-19 ha creato un enorme buco nell’economia italiana, probabilmente la peggiore caduta economica dai tempi della Grande Depressione americana.

Il parallelismo con la grande depressione post 1929 è attuale, dato che oggi, come allora, gli effetti recessivi sono devastanti. Il commercio internazionale e non, oggi come ieri è diminuito considerevolmente e così anche i redditi dei lavoratori.

Nel 1933, tra le prime iniziative avviate dal presidente Franklin Delano Roosevelt, all’interno del cosiddetto New Deal, piuttosto che l’erogazione di sussidi generalizzati, rientrò invece la creazione del Civilian conservation ocrps (Ccc), un programma che prevedeva l’impiego di giovani lavoratori in attività di conservazione del patrimonio naturale, con il duplice obiettivo di combattere la disoccupazione giovanile e di valorizzare le risorse naturali statunitensi.

La proposta per l’istituzione del servizio civile ambientale

Se oggi, nel 2021, l’attuale crisi causata dalla pandemia è paragonabile nei suoi effetti alla grande depressione, perché non seguirne allora anche le politiche messe in atto per arginarne le conseguenze?

Un pensiero che si addice bene alla proposta del servizio civile ambientale, che FacciamoEco ha portato in Parlamento.

Il progetto  intende coinvolgere direttamente i giovani e anche meno giovani visto che si prevede la partecipazione fino ai 35 anni mettendo in primo piano la lotta al dissesto idrogeologico e il contrasto ai cambiamenti climatici, due ambiti in cui l’azione dei giovani porterebbe sicuramente un contributo rilevante.

Ambiente e giovani, un binomio forte per un’azione immediata e più incisiva contro la crisi climatica. E parte proprio da questa considerazione la proposta, presentata alla Camera dei Deputati, che è un’occasione importante anche per investire concretamente i fondi europei del Next Generation Eu nella conversione ecologica dell’Italia come  afferma anche l’eurodeputata Eleonora Evi: “ritengo che il momento sia strategico e che l’Italia dovrebbe utilizzare le risorse che arrivano dall’Europa in modo oculato e lungimirante“.

Un matrimonio indissolubile tra economia ed ecologia, grazie alla costruzione di un percorso formativo, professionalizzante e retribuito per le nuove generazioni, una task force di lavoro su tutto il territorio nazionale, declinata in attività coerenti con il Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, come la piantumazione di alberi, il rimboschimento di crinali e la messa in sicurezza dei territori, il monitoraggio e l’aggiornamento di dati tecnico-scientifici.

Un servizio per il bene comune, civile, appunto, che permetterà di diffondere una cultura della prevenzione. La transizione ecologica non solo come slogan, ma come insieme di azioni concrete.

Ecologia, Europa, cura dell’ambiente e talento. Queste le parole chiave del programma civile che verterà sui temi come il futuro sostenibile per le nuove generazioni, l’economia green, il lavoro, l’impresa, l’istruzione e la ricerca.

FacciamoEco intende proprio fare eco, far riecheggiare la promozione di un modello di sviluppo sostenibile e innovativo nel rispetto dei principi che stanno alla base della transizione ecologica.

Il servizio civile ambientale dovrà valorizzare le competenze green delle giovani generazioni, ma dovrà anche sensibilizzare sempre più in chiave ecologica la pubblica amministrazione, mettendo in atto un cambiamento strategico che garantisca ricadute positive sui territori locali e nazionali, in grado di coniugare la lotta all’emergenza climatica con la lotta alla disoccupazione giovanile.

Un’iniziativa in questa direzione di Regione Veneto

Primi stimoli a riguardo, arrivano dal Veneto, dove, come riferisce Elena Ostanel – consigliere regionale – durante la conferenza stampa di presentazione del progetto FacciamoEco, i piccoli comuni si sono attivati per coinvolgere i giovani in attività a favore dell’ambiente, aderendo a un progetto sperimentale di inserimento occupazionale giovanile di Regione Veneto.

L’iniziativa è rivolta a risolvere il problema della disoccupazione, con un’attenzione particolare rivolta alla generazione dei Neet, che non sono  impegnati né nello studio, né nel lavoro né nella formazione e si trovano nella fascia di età compresa tra i 16 e i 30 anni.

Questi ultimi hanno dimostrato che attraverso questa iniziativa hanno avuto di sperimentarsi sul campo e di applicarsi in tema ambientale e allo stesso tempo di avere una visione ideale che ha il suo perno e cardine in un servizio civile pro-ambiente.

Il progetto sperimentale ha dimostrato che i giovani acquisiscono competenze green, fanno esperienza e vedono l’ambiente come palestra per un futuro inserimento lavorativo.

Un nuovo modello educativo in forma anche esperienziale (teoria e pratica) che insegna a rispettare di più i territori nei quali i giovani vivono con un nuovo approccio delle competenze, le famose soft skill.

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