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Esg e Circular Economy: il connubio c’è

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utility e obiettivi sviluppo sostenibile

La sostenibilità e ancora di più l’economia circolare creano un punto di rottura rispetto al concetto di capitalismo classico, per il quale si riteneva che le aziende dovessero semplicemente realizzare prodotti e servizi per perseguire un risultato di crescita economia e patrimoniale

Nell’ormai lontano 2002 il King Report II on Corporate Governance – il codice di autodisciplina societario del Sudafrica – introduceva il concetto di reporting di Sostenibilità, affermando come un’organizzazione debba informare i propri stakeholder (azionisti ma non solo) circa l’impegno assunto nei confronti di obiettivi sociali, etici, di salute e sicurezza e ambientali, possibilmente con un approccio di tipo integrato.

Vi venivano inoltre declinate le caratteristiche di una valida informativa non finanziaria: affidabilità, rilevanza, chiarezza, verificabilità e tempestività.

Come dire, il report deve essere concreto e tangibile, non uno strumento di comunicazione per vincere bandi, ottenere finanziamenti o allargare la base clienti.

La versione successiva del codice, il King Report III, pubblicato nel 2009, ribadisce questo concetto aggiungendo un’altra considerazione, di grande rilevanza: le aziende sono, a tutti gli effetti, cittadini all’interno di una comunità, nei confronti della quale hanno doveri e responsabilità, anche di natura etica.

Da allora, molti codici di corporate governance sono stati aggiornati, incluso il codice di autodisciplina di Borsa Italiana, per poter recepire questa istanza, che rappresenta una necessità sempre più sentita.

I principi espressi dai codici di corporate governance sono, per loro natura, generali e universali, perché devono poter fungere da modello di riferimento e fonte di ispirazione per le aziende, indipendentemente dalla dimensione e dal settore di appartenenza, nel momento in cui definiscono i propri assetti organizzativi e di governo di impresa.

Con questa storia alle spalle oggi le aziende – e i consigli di amministrazione in primis – devono favorire un cambiamento culturale sul modo di fare impresa e di misurare il valore creato, tenendo quindi ben presente che le aziende si collocano in un contesto economico e sociale di cui devono tenere conto.

Aziende profit e aziende benefit: il ruolo degli Esg

Non è un caso che, accanto alle organizzazioni profit oriented si sono diffuse le società benefit, il cui oggetto sociale vede, accanto al conseguimento del profitto, la creazione di impatti positivi per la società e il pianeta.

In questo quadro di riferimento si colloca l’Agenda 2030, fortemente voluta dall’Onu e la cui filosofia è ben chiara: un mondo sostenibile porta crescita e profitto in modo più equo, favorisce una sana competizione e tutela le risorse messe a disposizione dall’ambiente.

L’Agenda, declinata in 17 obiettivi e 169 traguardi, rappresenta quindi un vero e proprio programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità.

Le riflessioni alla base della definizione dell’Agenda tengono certamente conto delle difficoltà dell’epoca attuale, ma non trascurano le opportunità presenti.

Riguardo alle difficoltà, i punti di attenzione includono, tra gli altri, la diseguaglianza, la povertà, la disparità di genere, la disoccupazione (specialmente giovanile), i rischi sottesi alle tematiche di salute e sicurezza, i disastri ambientali, l’esaurimento delle risorse, le sfide a livello climatico.

Allo stesso tempo, però, l’epoca attuale presenta anche numerose opportunità in termini di progresso nello sviluppo, accesso all’istruzione, diffusione di mezzi di comunicazione di massa, interconnessione a livello globale.

Il progresso, in questi ultimi anni, non è stato uguale in tutte le nazioni; anzi, in alcune zone e paesi lo sviluppo è rimasto indietro e le diseguaglianze sono cresciute in maniera più sostanziale dall’inizio del nuovo millennio.

Gli obiettivi dell’Agenda 2030 dovranno essere raggiunti in un regime di cooperazione e solidarietà tra gli stati membri: siamo parte di un tutto e ogni singola azione può davvero fare la differenza.

Tra le opportunità di innovazione e di progresso sta prendendo piede, grazie anche alla forte spinta dettata dal Green Deal, un nuovo modello di produzione e di consumo che prevede condivisione, riutilizzo e riciclo di materiali e prodotti esistenti: nasce il concetto di economia circolare.

Una rivoluzione copernicana dell’economia: il ciclo vita dei prodotti viene esteso, contribuendo così in modo sostanziale alla riduzione dei rifiuti.

Non solo: una volta che il prodotto è giunto al termine della sua vita utile, i materiali che lo compongono, dove possibile, vengono estratti, lavorati nuovamente e reintrodotti nel mercato in altra forma.

È il concetto delle tre R: ripara, riusa, ricicla. L’economia circolare porta vantaggi a livello di innovazione, di prodotto e di processo: i beni vengono concepiti, già a livello di progettazione, in modo da poter estendere la loro vita utile e in modo da poter essere scomposti e riutilizzati.

L’impatto sulle risorse scarse, la cui domanda è spesso sottoposta a forti tensioni in fase di approvvigionamento, viene così tenuto sotto controllo grazie al riutilizzo, mentre l’inquinamento del suolo e del mare può essere concretamente ridotto grazie al riciclo.

Le imprese, nel lungo periodo, potrebbero ottenere importanti benefici anche in termini di contenimento della struttura di costo e arrivare a generare nuovi mercati e nuovi posti di lavoro. Un futuro di crescita sostenibile alla portata di tutti.

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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