Home Eco Lifestyle La plastica è ormai dappertutto. Per fortuna anche quella da riciclo

La plastica è ormai dappertutto. Per fortuna anche quella da riciclo

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plastica riciclata
foto da PxHere

I sistemi di raccolta e riciclo sono fondamentali per contrastare la dispersione delle plastiche negli ecosistemi. Per fortuna, sono sempre più numerosi i prodotti realizzati con materiali da riciclo. Come quelli di Ikea, Amini Carpets, Versalis, le bottiglie in RPet di Levissima e San Benedetto o la pista ciclabile Plastic Road

Nelle Metamorfosi di Ovidio, i coralli rossi nascono dalle alghe intrise del sangue di Medusa, la gorgone decapitata da Perseo.

In realtà, oggi sappiamo che il Corallium rubrum, diffuso nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale e usato da millenni per realizzare gioielli e oggetti d’arte, è costituito da colonie di polipi che si nutrono di plancton.

Purtroppo, oltre ai minuscoli organismi che fluttuano nell’acqua, sempre più spesso i coralli ingeriscono particelle di sostanze plastiche: secondo stime recenti, in alcune regioni costiere le concentrazioni di microplastiche possono superare le migliaia di frammenti per metro cubo e il sospetto è che si tratti di stime che ancora sottovalutano i valori effettivi.

Su Nature Communications Biology è stato da poco pubblicato uno studio, firmato da Cinzia Corinaldesi, Sara Canensi, Antonio Dell’Anno, Michael Tangherlini, Iole Di Capua, Stefano Varrella, Trevor J. Willis, Carlo Cerrano e Roberto Danovaro, che ha valutato gli impatti delle microplastiche di dimensioni inferiori a 1 millimetro sui coralli rossi.

I risultati dell’esperimento, condotto in laboratorio e in condizioni controllate, sono decisamente preoccupanti: l’ingestione e l’accumulo di microplastiche ridurrebbero la capacità dei coralli di alimentarsi e andrebbero ad alterare l’espressione di quei geni che controllano le risposte agli stress.

In più, le microabrasioni provocate dai frammenti di plastica costituiscono una porta di accesso per batteri, che possono alterare il microbioma dei coralli e causare infezioni pericolose.

Lo studio conferma quindi che le microplastiche possono avere effetti a vari livelli, molecolare, fisiologico, ecologico ed epidemiologico.

Si tratta di un’acquisizione particolarmente preoccupante, dato che si stima che nel 2050 la concentrazione di microplastiche sarà quattro volte quella attuale, mettendo a rischio una frazione rilevante della biodiversità marina.

Inoltre, gli autori dello studio hanno dimostrato che le microplastiche risalgono la catena trofica: a partire da quelle ingerite dalle prede, si accumulano nei predatori e alla fine arrivano all’uomo, che di preferenza pesca e si nutre di pesci predatori.

Per fortuna, la consapevolezza crescente degli impatti delle plastiche sugli ecosistemi, unita ai timori legati alla scarsità delle risorse e alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime, hanno innescato un’ondata di innovazioni nei processi e nei materiali che ha investito svariati settori produttivi.

Sono ormai numerosissime le aziende che hanno adottato tecnologie per ridurre l’uso della plastica, sfruttando soprattutto le potenzialità del riciclo.

Esempi virtuosi di uso di plastica riciclata

Ikea, la multinazionale dell’arredamento, ha di recente lanciato sul mercato italiano Fortskrida, una collezione di tessile realizzata riciclando vecchi jeans e bottiglie di Pet.

In una prima fase, le bottiglie sono sminuzzate in pellet, mentre i pantaloni vengono sfibrati. I materiali così ottenuti vengono poi uniti, filati e da 12 paia di jeans e 160 bottiglie da un litro si ricavano un centinaio di federe per cuscini.

Il processo messo a punto dall’azienda svedese assicura anche un notevole risparmio idrico, visto che ogni chilogrammo di cotone riciclato evita di usare circa 2.000 litri di acqua.

Sempre nel campo del tessile, va segnalata l’esperienza di Amini Carpets. L’azienda, parte del Gruppo Abc Italia, che opera nel settore dei tappeti dagli anni Settanta, ha presentato Le Fil Vert, una gamma di tappeti per l’indoor e l’outdoor realizzati riciclando bottiglie in Pet.

Il filato, oltre a essere duttile e resistente ai raggi Uv, è a sua volta riciclabile e il suo processo di fabbricazione garantisce un risparmio del 50% nei consumi di energia rispetto alla produzione di plastica vergine.

CasaHomewear, store online che utilizza la realtà aumentata per consentire ai clienti di esplorare le soluzioni di arredamento che andranno poi a ordinare, ha reso disponibile Happidea, una linea di piumini e trapunte ricavati da bottiglie di Pet riciclate.

Da 75 bottiglie vengono prodotti circa 2 chilogrammi di un’ovatta che ha la consistenza e le proprietà termiche del piumino d’oca, una scelta vantaggiosa dal punto di vista ambientale e attenta al benessere degli animali.

Bottiglie in plastica riciclata, si alza la quota

Proprio nel settore delle bottiglie in plastica è in corso una sorta di rivoluzione, dopo che dall’inizio del 2021 è diventato possibile realizzare bottiglie in 100% di Pet riciclato, superando il precedente dettato normativo che prevedeva una soglia massima del 50%.

E così Levissima e San Benedetto propongono bottiglie in plastica dalla seconda vita.

Il Pet riciclato permette di abbassare i valori dell’impronta di CO2 legata alla produzione: secondi i dati del The New Plastics Economy Global Commitment 2019 Progress Report, la produzione di 1 tonnellata di RPet consente di risparmiare cinque barili di petrolio, ovvero di 1,6 tonnellate di CO2, l’equivalente di quanta CO2 produce una citycar che percorre quasi 15.000 chilometri in un anno.

Alla base il circolo virtuoso di Coripet cui aderisce il Gruppo Sanpellegrino/Levissima che attraverso gli ecocompattatori raccoglie le bottiglie di plastica usate.

Anche San Benedetto ha messo in commercio Ecogreen Easy, una bottiglia da un litro realizzata al 100% in RPet. Inoltre, nell’ambito del proprio percorso di sostenibilità e anticipando la norma europea che ne prevede l’obbligatorietà dal 2024, ha introdotto il tappo Twist&Drink, che è legato alla bottiglia e ne rende più difficile la dispersione.

Versalis, la società chimica di Eni, ha di recente ampliato la sua offerta di prodotti realizzati con materie prime da riciclo e ha presentato un vassoio per alimenti composto al 75% da polistirene riciclato.

Revive Ps Air F – Series Forever, questo il nome del nuovo materiale, è stato sviluppato in collaborazione con Forever Plast, azienda che opera nella riqualificazione dei prodotti post-consumo, nell’ambito di una partnership con i principali operatori della filiera del polistirene, Corepla, Pro Food e Unionplast.

Il vassoio, che è riciclabile, presenta da uno strato interno di Revive Ps Air F accoppiato a due strati esterni di polistirene vergine e risulta particolarmente adatto per l’imballaggio della carne e del pesce.

Plastica riciclata, ormai si trova ovunque

La plastica riciclata è ormai così diffusa che la si può trovare in posti davvero inaspettati.

San Marco, storica azienda che produce selle per bici, la impiega per una nuova linea di selle. Oltre al telaietto di supporto in carbonio e tecnopolimeri, le selle sono realizzate al 50% in plastica riciclata (con una quantità pari a quella di due bottiglie) e al 50% in juta.

Dai Paesi Bassi arriva uno degli utilizzi forse più creativi della plastica riciclata. Come dice il nome, Plastic Road è un sistema composto da elementi prefabbricati e modulari che è stato usato per realizzare dei tratti di pista ciclabile nelle cittadine di Zwolle e di Giethoorn.

Rispetto a una pista tradizionale realizzata in asfalto o cemento, la Plastic Road dovrebbe arrivare a risparmiare emissioni di CO2 dal 50 al 70%.

Grazie poi alla sua struttura cava, che permette di drenare rapidamente l’acqua per poi farla filtrare nel sottosuolo, la pista può dare un contributo a mitigare gli impatti degli eventi meteo estremi che sempre più di frequente colpiscono le nostre città.

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