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Gabbie vuote in Europa, si alza la richiesta di eliminarle dagli allevamenti

pubblicato il: - ultima modifica: 16 Aprile 2021
gabbie allevamenti intensivi
Foto di Animal Equality

I cittadini europei, 170 associazioni a cui si sono aggiunte una delegazione di scienziati e alcune importanti aziende alimentari, chiedono a gran voce di eliminare le gabbie dagli allevamenti di animali

Gli allevamenti degli animali sono luoghi infernali. Costretti a una vita misera, sono rinchiusi in gabbie, immobilizzati e all’ingrasso: il loro unico scopo è quello di raggiungere nel minor tempo possibile massa corporea per essere macellati.

La campagna End the cage age, lanciata nel 2018 su iniziativa dei Cittadini Europei (Ice), sostenuta da 170 associazioni in 28 paesi, per chiedere la fine dell’uso di ogni tipo di gabbia per allevare animali a scopo alimentare, ha raccolto in questi anni in tutta Europa 1.397.113 firme.

A che punto siamo? Qualcosa si sta muovendo. Il 13 aprile è stato presentato al Parlamento europeo lo studio End the cage age: Looking for alternatives.

Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, nell’intervento alla Commissione Petizioni del Parlamento europeo ha dichiarato: “L’allevamento senza gabbie è possibile ed è economicamente sostenibile. Il risultato dello studio End the cage age: Looking for alternatives, presentato oggi al Parlamento europeo, non lascia dubbi.

Dobbiamo cambiare i nostri sistemi di produzione e andare incontro a un’Europa che produca in modo consapevole e in armonia con l’ambiente in tutti i settori. La collaborazione con gli allevatori è fondamentale per raggiungere questo obiettivo: vanno sostenuti in questo cambiamento attraverso sovvenzioni che incentivino il passaggio verso un allevamento che preservi il benessere degli animali e costituisca la base per un miglioramento anche della rendita economica, con il coinvolgimento della filiera di vendita e la creazione di un’etichetta che certifichi l’allevamento senza gabbie, per esempio.

Dalla Commissione europea ci aspettiamo l’impegno a presentare un piano che preveda l’eliminazione delle gabbie entro dieci anni. Senza una legislazione europea stringente non otterremo risultati concreti.

Il 17 marzo alcune fra le principali aziende alimentari europee hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea e ai membri del Parlamento chiedendo l’eliminazione graduale dell’uso delle gabbie negli allevamenti, a partire dalle gabbie per le galline ovaiole.

Fra queste Aldi Nord (rivenditore), Gruppo Barilla, Fattoria Roberti (produttore di uova), Ferrero, Gruppo Inter Ikea (rivenditore), Gruppo Jamie Oliver, Le Groupement Les Mousquetaires (rivenditore), Mondelēz International, Nestlé e Unilever.

Lo scorso febbraio più di 140 scienziati tra cui Jane Goodall e 12 italiani, hanno firmato la lettera indirizzata alla presidente Ursula von der Leyen per sollecitare la fine dell’uso delle gabbie per gli animali negli allevamenti.

Nonostante il trattato Ue riconosca gli animali come esseri senzienti, oltre 300 milioni di maiali, galline, conigli, anatre e quaglie in tutta Europa sono ancora confinati in gabbie anguste, che negano agli animali la possibilità perfino di muoversi.

Le 21 associazioni italiane che fanno parte della coalizione End the Cage Age sono: Amici della terra Italia, Animal Aid, Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, Ciwf Italia Onlus, Confconsumatori, Enpa, HSI/Europe – Italia, Il Fatto Alimentare, Jane Goodall Institute Italia, Lac – Lega per l’abolizione della caccia, Lav, Legambiente, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Leidaa, Oipa, Partito Animalista, Terra Nuova, Terra! Onlus, Lumen.

L’auspicio è che si proceda al più presto perché troppi animali vivono ancora in condizioni misere. I cittadini si sono espressi chiaramente al riguardo, mancano solo le istituzioni.

L’eliminazione delle gabbie rappresenta un passo avanti ma gli animali aspettano di essere liberati, che si ponga fine definitivamente agli allevamenti.

E invece, c’è chi vuole ampliare le gabbie. Ma…

Intanto, Maura Cappi, presidente del comitato Gaeta OdV, da tempo lotta contro la realizzazione del progetto dell’ampliamento della maxi porcilaia di Schivenoglia, in provincia di Mantova, che attualmente ospita circa 900 suini e che a lavori finiti punta ad accrescere la sua capacità ad oltre 4000 unità.

La questione è ora all’attenzione della Commissione europea  grazie all’intervento di Eleonora Evi, eurodeputata del gruppo dei Verdi europe che sottolinea come “la Provincia di Mantova nell’autorizzare l’ampliamento del sito dell’azienda Biopig, viola apertamente la normativa Ue, poiché non sottopone il progetto alla Valutazione di Impatto Ambientale (Via) – obbligatoria per allevamenti con oltre 3000 unità, in quanto “industrie insalubri di prima classe” – né tanto meno al procedimento di screening di Via”.

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