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Iot e qualità dell’aria: le frontiere dei sensori che dialogano con la rete

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Tra le frontiere più promettenti della tecnologia contemporanea c’è la possibilità di disporre di strumenti in grado di monitorare la qualità dell’aria che respiriamo. Il caso della soluzione ideata da aGrisù e delle sue applicazioni

Fino a pochi anni fa l’analisi degli inquinanti atmosferici era appannaggio di sistemi molto costosi, di utilizzo estremamente complesso e di dimensioni importanti.

Ci sarà sicuramente capitato di notare, nelle nostre città o nelle nostre campagne, a bordo strada, strani container con molte antenne sul tetto corredate di curiosi apparecchi: si tratta di stazioni di rilevamento della qualità dell’aria, le stesse che forniscono indicazioni ai nostri governi (siano essi di singoli comuni o regioni intere) sulla necessità o meno di bloccare il traffico veicolare, per esempio.

Così come è accaduto con la diffusione dei personal computer che hanno soppiantato i grossi e ingombranti mainframe, anche per i dispositivi di monitoraggio si è assistito, nel corso degli ultimi anni, a una miniaturizzazione sempre crescente dei sensori, a un abbattimento dei costi e delle dimensioni pur mantenendo una buona, in alcuni casi ottima, capacità di analisi dell’aria.

Così siamo passati da strumenti grandi come una stanza e dal costo di svariate migliaia di euro a strumenti grandi come un libro, dal costo accessibile e dall’utilizzo decisamente alla portata di tutti.

Questa è la frontiera dell’internet of things, la possibilità di disporre di strumenti in grado di dialogare con la rete in modo indipendente e utilizzabili per avere informazioni sul mondo che ci circonda.

Sfruttare IoT e sensori per controllare la qualità dell’aria

In questo contesto si sviluppa la storia di una startup italiana, aGrisù, fondata a fine 2013 nel centro di ricerche Suism dell’Università degli Studi di Torino.

I fondatori della startup, tra cui i dottori di ricerca in fisiopatologia medica Marco Ivaldi e in ingegneria elettronica Luca Feletti, insieme con Marco Iacuaniello, hanno intuito che la linea di ricerca che stavano indagando e che ha fruttato la registrazione di una famiglia di brevetti sui sistemi di alert relativi all’assorbimento umano di inquinanti atmosferici, poteva diventare uno dei trend promettenti di raccolta e analisi di dati nell’immediato futuro.

Come accade a molte intuizioni, soprattutto nella ricerca accademica, la percezione delle potenzialità di questo tipo di analisi e della raccolta dei dati che ne conseguiva, ha generato immediatamente molta curiosità e interesse (lo dimostrano gli 8 premi nazionali e internazionali vinti) ma ha trovato resistenze nell’applicazione diretta oltre la nicchia dei non addetti ai lavori.

Negli ultimi anni però, in particolare dal 2019, si è assistito a una crescente attenzione verso la qualità dell’aria e gli strumenti di misura connessi.

Numerosi studi sono stati pubblicati dimostrando che la presenza di inquinanti nell’aria che respiriamo è correlata allo sviluppo di molte e diverse patologie (si stimano 56.000 morti all’anno in Italia per l’inquinamento atmosferico e domestico, 412.000 in Europa e 4,5 milioni nel mondo).

In particolare, all’interno delle nostre abitazioni, nei luoghi di lavoro o nelle scuole, si possono misurare livelli di inquinanti oltre la soglia di attenzione stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Addirittura, nell’ultimo anno sono state identificate correlazioni tra la presenza di particolato e la diffusione dei virus aerodispersi.

Misurare gli inquinanti è quindi velocemente divenuta una necessità, permettendo, come effetto secondario, alle persone di aumentare decisamente la comprensione sul tema dell’inquinamento e degli effetti conseguenti sulla propria salute e incrementando i comportamenti virtuosi da adottare per migliorare la situazione collettiva.

La startup torinese ha quindi avuto un deciso aumento di interesse da parte del mercato, sviluppando, nel frattempo, dispositivi e sistemi in grado di misurare l’aria all’interno delle abitazioni (la casa e l’automobile sono tra gli ambienti più inquinati in assoluto), degli uffici, delle scuole (si pensi, per esempio, che i livelli di inquinanti ambientali nelle aule scolastiche raggiungono livelli fino a 5 volte oltre le soglie massime consentite per legge e che numerosi studi hanno dimostrato deficit di sviluppo cognitivo e dell’apparato respiratorio nei bambini che svolgono attività scolastica in ambienti confinati inquinati o a ridosso di assi viari di grandi dimensioni), delle attività commerciali (ristoranti, hotel, palestre e strutture sportive) dei luoghi pubblici come musei, sale d’aspetto, aeroporti, ospedali o laboratori oltre a sistemi in grado di monitorare la situazione ambientale anche all’esterno.

Oggi aGrisù è una realtà consolidata sul panorama nazionale (considerando che in Italia ci sono 12.068 startup registrate e che solo il 44% ha possibilità di sopravvivere dopo 5 anni) ed è pronta ad affrontare il mercato post pandemia.

Il suo prodotto di punta Lacentralina è in grado di misurare 17 parametri ambientali con elevata precisione e affidabilità, grazie a una serie di sensori di avanzata tecnologia provenienti dai laboratori più promettenti europei e americani, connettendosi alla rete tramite protocollo NbIoT e quindi svincolando l’utente dalla necessità di avere una propria rete wifi.

Inoltre, la piattaforma gratuita (utilizzabile anche come webapp: futureintheair.info) su cui il possessore de Lacentralina può monitorare la situazione dell’ambiente analizzato, permette di conoscere anche la situazione ambientale esterna, gratuitamente, grazie a una analisi delle immagini fotosatellitari che aGrisù elabora sui suoi server proprietari ogni giorno per tutto il territorio europeo.

Altri ambiti di applicazione dei sensori

La startup torinese sta lavorando su diversi settori: l’ambito della pubblica amministrazione (scuole e municipalità), bioedilizia, trasporti, ricerca, sanitario e domestico.

Un ulteriore slancio per il 2021 è rappresentato dall’utilizzo dell’Intelligenza artificiale nell’analisi della grande mole di dati che Lacentralina è in grado di produrre.

Grazie a una sinergia con un’altra startup italiana, Caretek, che si occupa di telemedicina, è in corso un complesso progetto in collaborazione con una delle più importanti società mondiali produttrici di tecnologia, per l’utilizzo dei dispositivi ai fini di teleassistenza, caregiving e previsione di situazioni di pericolo rivolta a individui anziani e soli o lavoratori isolati.

L’Ai sarà in grado infatti di riconoscere le abitudini  di vita che caratterizzano il domicilio dell’utente e monitorerà i parametri vitali dell’occupante, avvisando in modo automatico un sistema di teleassistenza remoto predisposto, in caso di situazioni di anomalia.

La risposta del sistema potrà quindi essere di semplice richiesta di contatto con l’utente in modo da assicurarsi che la situazione sia sotto controllo oppure inviare immediatamente una squadra di soccorso nel caso sia necessario.

Si pensi per esempio a un malore improvviso, a una intrusione di un malintenzionato, all’uscita di casa da parte di un anziano senza un ritorno in orari consoni, alla dimenticanza di un fuoco acceso o di un elettrodomestico attivo, ma anche il monitoraggio di attività fisica svolta, del numero di passi effettuati, della quantità di alimenti o medicinali assunti, o addirittura analisi dei comportamenti igienici dell’anziano: tutto questo potrà essere elaborato e permetterà di avvisare i più stretti parenti o la rete di teleassistenza in tempi brevissimi.

Questo è il nostro futuro, in cui la tecnologia sarà in grado di aumentare la nostra conoscenza del mondo e in cui l’intelligenza artificiale potrà avvisarci in caso di pericolo.

Rimane a noi, però, l’impegno di prenderci cura del nostro pianeta, dopo aver potuto vedere direttamente cosa accade quando l’essere umano non agisce in simbiosi ed equilibrio con la natura, ma agisce come un parassita, come un ospite indesiderato.

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