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Animali e umani: ecco le novità del settore

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in cucina con la regi - pet therapy
Foto da Pexels

Tecnologie, dati e conoscenza sulla situazione degli animali domestici, ma anche un grande passo avanti: ai pet, da ora in poi, potranno essere somministrati anche i farmaci per uso umano

È nata una nuova app, già scaricabile, per la tutela degli animali. Si tratta di Zampylife, una piattaforma gratuita pensata per la cura e la gestione di tutti gli animali sul territorio nazionale.

L’idea è nata ed è promossa da Edoardo Stoppa, collaboratore del programma tv Striscia la Notizia con una rubrica che denuncia i maltrattamenti e gli abusi sugli animali, dalla moglie Juliana Moreira e da vari influencer e ha il sostegno di alcune associazioni come Lndc (Lega Nazionale Difesa Del Cane), Fdudm (Figli di un Dio Minore), Ihp (Italian Horse Protection), Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), Fondazione Elisabetta Franchi e il patrocinio del Ministero della Salute.

Il progetto, unico nel suo genere, è un aggregatore di informazioni e servizi con gli obiettivi di combattere il randagismo e le importazioni illecite creando un’anagrafica animale attiva su tutto il territorio, ritrovare animali smarriti e di offrire servizi come la creazione di una cartella sanitaria dei propri animali con notifiche per segnalare le scadenze sanitarie o di accedere in caso di emergenza con un Sos veterinario alle cure necessarie.

L’App sarà in continua evoluzione grazie ai referenti scientifici che vi collaborano e rispondono alle domande degli utenti.

Tecnologia al servizio dei pet

D’altra parte i proprietari di animali si dicono sempre più propensi a usare soluzioni tecnologiche. Lo afferma anche una ricerca condotta da Startup Bakery: quasi il 90% è interessato a ricevere referti di esami via App, mentre il 68% vorrebbe poter richiedere un parere su sintomi e problemi del proprio animale attraverso l’invio di foto/video.

E, tra coloro che vivono nelle grandi città e possiedono più di un animale, cresce l’interesse verso le soluzioni innovative. Su quest’onda è nata Veterly: una soluzione tecnologica che punta a semplificare il lavoro dei veterinari, che lamentano un sovraccarico informativo nel rapporto con i proprietari di animali: email, telefonate e messaggistica invadono senza limiti di orario le giornate dei medici che si ritrovano a lavorare meno e male per far fronte a ogni tipo di richiesta e, più della metà dei veterinari, considera la ricezione di foto e video su Whatsapp.

La trasformazione digitale è un processo che in misura più o meno vistosa sta coinvolgendo quasi tutte le aziende di qualunque settore e anche alcune professioni tradizionalmente meno tecnologiche si ritrovano oggi ad affrontare un cambiamento inevitabile, complice anche la difficile situazione dovuta agli effetti della pandemia in corso e al cambiamento delle abitudini degli utenti” ha commentato Alessandro Arrigo, Ceo di Startup Bakery.

Mappare le presenze per pianificare la gestione

Le tecnologie e la conoscenza sono necessarie anche per chiarire le performance delle amministrazioni comunali e delle aziende sanitarie sulla gestione degli animali nel nostro Paese.

È una ricerca condotta da Legambiente dal titolo Animali in Città a far luce partendo dell’anagrafe animale, come sottolinea Barbara Maggetto, presidente di Legambiente Lombardia: “Il principale strumento di conoscenza su presenza e cambiamenti nelle popolazioni degli animali domestici o di compagnia è l’Anagrafe degli animali d’affezione, la cui responsabilità di gestione è in capo alle Regioni, tramite i Servizi veterinari delle Aziende sanitarie, ma tutt’oggi è obbligatoria soltanto per i cani e dal 2020 per i gatti appena nati o adottati. Tutto il variegato mondo animale, ricchissimo in termini quantitativi e qualitativi, che abita le case degli italiani rimane avvolto nelle nebbie. Il livello di conoscenza della biodiversità animale che abita sempre più spesso i territori urbanizzati è troppo scarso, mentre sarebbe importante sia in quanto valore naturale da promuovere sia per le nuove esigenze, sanitarie e di sicurezza che la convivenza tra uomini e animali comporta”.

Lombardia sul podio

La ricerca di Legambiente premia la Lombardia che si conferma capofila per il numero di animali cosiddetti d’affezione presenti nelle famiglie con 1 cane ogni 6 abitanti e 1 gatto ogni 53,4 cittadini.

In totale risultano registrati 1.624.735 cani e 188.572 gatti. Sul podio degli amanti in particolare dei gatti si trova la provincia di Bergamo mentre l’Ats Città Metropolitana (Milano e Lodi) segue 3.684 colonie feline gestite da altrettante persone per un totale di 28.343 gatti.

Legambiente ha assegnato quest’anno il premio nazionale Animali in Città a Bergamo, al terzo posto preceduta da Prato e Modena e ha assegnato una menzione anche a Mantova mentre per quanto riguarda l’attività di controllo il premio è andato ad Ats Montagna (Sondrio, Valtellina, Valcamonica) tra le 46 aziende sanitarie che hanno fornito dati.

Questi dati rilevano quanto ormai gli animali domestici siano entrati nelle case degli italiani. E finalmente milioni di cittadini potranno ridurre le spese dei medicinali per i propri pet.

È stato infatti firmato il 14 aprile dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, il decreto che riconosce la possibilità di prescrizione di un medicinale per uso umano che contiene lo stesso principio attivo del farmaco veterinario sulla base della migliore convenienza economica.

Si tratta di una conquista a favore di milioni di animali, circa 15 milioni considerando solo i cani e i gatti, e delle loro famiglie che grazie alla volontà del Ministro Speranza potranno finalmente risparmiare sui costi, talvolta spropositati, del farmaco veterinario e di estensione del diritto alla cura per tutti i cani e i gatti, anche quelli che una famiglia non l’hanno – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile Lav Area Animali familiari – Un secondo passo avanti, dopo quello del piccolo aumento della quota detraibile di spese veterinarie, ottenuto grazie alla campagna #curiamolitutti lanciata nel novembre del 2018 e alle nostre azioni che hanno portato all’approvazione, nel dicembre scorso, di un emendamento della onorevole Prestipino alla Legge di Bilancio, dopo le bocciature degli anni precedenti, e ora al varo del Decreto attuativo

Maggior tutela per randagi e selvatici

Sempre dalla ricerca di Legambiente è emerso che se da un lato gli animali che vivono in casa sono sempre più accuditi con amore, la fauna selvatica e randagia nei contesti urbani non è tutelata come si dovrebbe.

Ricordiamo che le istituzioni, sindaci, Comuni e Regioni, hanno l’obbligo della tutela degli animali sui loro territori in osservanza alla legge quadro del 14 agosto 1991, n. 281 che enuncia il principio generale secondo il quale “lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente” cui negli anni sono stati aggiunti ulteriori provvedimenti come il Dpr 31 marzo 1979 all’articolo 3 che attribuisce al Sindaco la vigilanza sull’osservanza delle leggi e delle norme relative alla protezione degli animali presenti sul territorio comunale.

Gran parte dei costi delle amministrazioni comunali destinata agli animali è assorbita dalla gestione dei canili sanitari. Spesso però i canili e i gattili rifugio sopravvivono grazie all’impegno delle associazioni, dei privati e dei volontari.

L’esperienza più significativa è quella del canile di Vieste in Puglia, dove grazie al progetto Zero Cani in canile ideato e gestito da Francesca Toto, il canile è stato svuotato in pochi anni e tutti i cani sono stati adottati.

Questo progetto che ha coinvolto le istituzioni a vari livelli ha permesso anche di azzerare il randagismo sul territorio. Con questa attività il Comune di Vieste è passato da una spesa di 140mila euro all’anno solo per il mantenimento di cani in canile, più spese per risarcimenti e aggressioni, a 8/10mila euro all’anno.

Il randagismo fa male anche ai lupi

La piaga del randagismo oltre a essere fonte di grande sofferenza per i cani (e i gatti) che vivono in strada, comporta anche problemi per gli allevatori e per la fauna selvatica.

Uno studio recente della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, l’Ispra e il Centre Nationale de la Recherche Scientifique, pubblicato su The Journal of Wildlife Management, ha lanciato l’allarme sull’integrità genetica del lupo italiano sempre più minacciata dall’ibridazione con il cane domestico.

Dal punto di vista biologico il cane e il lupo appartengono alla stessa specie e se si accoppiano generano ibridi fertili.

Da sempre si sono verificati occasionalmente accoppiamenti fra lupo e cane ma oggi il fenomeno è in forte espansione in quanto i lupi si stanno espandendo verso le aree abitate dove vivono i cani.

I geni di origine canina possono avere effetti negativi per la sopravvivenza del lupo allo stato selvatico e per la conservazione della specie e della sua identità genetica.

Lo studio è stato effettuato sulla base di 152 campioni di Dna presenti nelle feci dei lupi, corrispondenti a 39 lupi in 7 branchi differenti, i ricercatori hanno stimato una prevalenza di ibridazione del 70%, con individui ibridi presenti in almeno 6 dei 7 branchi monitorati.

Inoltre, attraverso la ricostruzione genealogica è stato accertato che in almeno due di questi branchi gli individui ibridi godono dello status di riproduttori e sono in grado quindi di tramandare le varianti genetiche di origine canina alle generazioni successive. Dati davvero impressionanti.

Partire dalla conoscenza per gestire al meglio gli animali che condividono con noi il pianeta è non solo un nostro dovere ma anche il modo per arrivare alla convivenza pacifica e armoniosa che ogni specie su questa terra merita.

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