Home Imprese Sostenibili Ridurre gli sprechi in agricoltura: guadagnare e far bene all’ambiente

Ridurre gli sprechi in agricoltura: guadagnare e far bene all’ambiente

pubblicato il:
arance da succo
Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Anche nel nostro Paese il settore agroalimentare ha davanti sfide molto complesse. L’innovazione tecnologica e l’economia circolare in agricoltura possono dare un contributo importante alla riduzione dei consumi di acqua, fertilizzanti ed energia. Gli impatti ambientali così si riducono, e le aziende che scelgono di impegnarsi nella transizione ecologica possono diversificare i loro business e migliorare i loro bilanci

Da un lato, i cambiamenti climatici provocati dal riscaldamento globale che modificano i regimi delle precipitazioni e delle temperature. Dall’altro, suoli sempre più impermeabilizzati e poveri di nutrienti, con alcune aree del paese che sono minacciate da fenomeni di desertificazione.

E, per finire, le fluttuazioni nei costi delle materie prime e le riduzioni dei margini di redditività che contribuiscono a definire un quadro poco confortante.

A cui, anche nel nostro Paese, l’agroalimentare cerca di dare risposte adottando le tecnologie e i processi che rientrano nella cosiddetta agricoltura 4.0, che integra tecnologie informatiche (big data, IoT) e pratiche agronomiche di precisione per dosare in maniera ottimale acqua, fertilizzanti e fitofarmaci.

Con vantaggi per l’ambiente e riduzioni importanti dei costi per le aziende.

Innovazione nella coltivazione delle arance

Una delle applicazioni più recenti riguarda un ambito molto specifico, quello delle arance da succo, da sempre caratterizzato da elevati livelli di spreco.

Grazie alla collaborazione tra Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Università Ca’ Foscari e Agricola Lusia, azienda di Rovigo che produce agrumi per la grande distribuzione, è stata sviluppata una metodologia che permette di determinare con precisione il contenuto di succo delle arance, analizzando quantità piccolissime di frutti.

Fino a oggi, per prevedere la succosità, parametro che deve rispettare limiti di legge precisi, occorreva raccogliere e distruggere grandi quantità di arance.

Con il nuovo sistema bastano invece poche decine arance, sottoposte a prove di spremitura e misurazioni volumetriche, per elaborare un modello di succosità che tiene conto anche di variabili come la varietà dei frutti, la loro provenienza e il loro grado di maturazione.

Da questo modello si ricavano dei parametri che vengono utilizzati per istruire un software di intelligenza artificiale, che riesce a prevedere con grande precisione la percentuale e il peso del succo di ciascun frutto.

Si tratta di un sistema che può essere adattato ai macchinari già esistenti e che può ridurre in maniera netta sprechi e costi inutili.

Mentre il sistema proposto dall’ateneo veneziano permette di abbattere gli sprechi a monte della filiera produttiva delle arance, Gruppo Boero, un’azienda specializzata in prodotti vernicianti, ha messo a punto un metodo per utilizzarne le bucce.

Sviluppato in collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia, questo sistema applica i principi dell’economia circolare e utilizza gli scarti della frutta e della verdura (non solo arance, ma anche amido di mais e cacao) per produrre bioplastiche, che diventano la base di vernici ecostenibili.

In pratica, per 1 chilogrammo di vernice vengono usati circa 100 grammi di scarti alimentari, equivalenti alle bucce di tre arance. Si riducono così gli impatti ambientali e i costi di smaltimento.

Le opportunità dell’economia circolare sono state sottolineate anche nel nuovo Circular economy report, preparato dal Gruppo Hera per Fruttagel. Il report documenta i risultati ottenuti nell’ambito di un accordo di consulenza stipulato tra le due aziende, finalizzato all’applicazione dei principi di circolarità, alla rigenerazione delle risorse e all’efficienza energetica.

I risultati, riferiti per il momento allo stabilimento di Alfonsine, in provincia di Ravenna, sono decisamente importanti. Dopo un anno dall’entrata in vigore dell’accordo, si è registrata una diminuzione del 17,5% nella produzione dei rifiuti pericolosi, con una riduzione dei conferimenti in discarica equivalente a un risparmio di 190 tonnellate di CO2.

Diminuisce anche la produzione di fanghi (-7%), e cresce nel contempo del 30% il recupero di acqua. Infine, grazie agli interventi di efficienza energetica si è ottenuta una riduzione del 29% dell’energia consumata per trattare i reflui, mentre gli impianti a fonti rinnovabili installati hanno coperto quasi un terzo del fabbisogno del data center.

Inoltre, la collaborazione tra le due aziende si è sostanziata in processi di misurazioni e rendicontazione molto accurati, elementi fondamentali per la creazione e il consolidamento di quel capitale sociale di cui le aziende non possono più fare a meno.

Condividi: