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Impronta idrica: il cibo fa acqua

pubblicato il: - ultima modifica: 11 Maggio 2021
water footprint
Immagine da Pexels

Per produrre un uovo servono circa 135 litri di acqua, per una fetta di pane 40 litri e per una tazza di caffè circa 35. Il progetto Water to Food del Politecnico di Torino nasce per raccogliere e divulgare le informazioni legate all’impronta idrica lungo tutta la filiera alimentare

Sta assumendo sempre più importanza il concetto di impronta idrica, ovvero un indicatore che mostra il consumo di acqua dolce da parte della popolazione.

Nel 2050, è prevista una popolazione di circa 10 miliardi di persone e in molte aree già oggi si affrontano sfide quotidiane per la ricerca di acqua.

La riduzione di acqua nei processi produttivi è una sfida essenziale portata avanti dall’industria alimentare. Tanto più se, come riportato dalla Fao, si stima il bisogno di un aumento del 60% di produzione alimentare per permettere un’alimentazione sicura a tutta la popolazione nel 2050.

È proprio con la sensibilizzazione sul consumo di acqua che connesso al concetto di impronta idrica, oggi si parla anche di acqua virtuale. Ovvero, la quantità necessaria per produrre e commerciare beni di consumo, alimenti compresi.

Per ogni produzione alimentare c’è bisogno di acqua. In un report della Fao è emerso che, dopo attenti studi, per produrre un uovo servono circa 135 litri di acqua, per una fetta di pane 40 litri e per una tazza di caffè circa 35.

Non bisogna dimenticare che la quantità di acqua dipende dal luogo di produzione, dalle condizioni climatiche e da quelle socio-ambientali.

L’acqua è una risorsa estremamente essenziale che ci accompagna in ogni singolo gesto e in ogni cosa che abbiamo. Che sia utilizzata direttamente nel prodotto finito, o che sia parte del processo produttivo, l’acqua c’è.

Purtroppo, e non dovremmo mai dimenticarlo, c’è ancora chi oggi non può godere quotidianamente di un accesso immediato all’acqua. Da una parte un consumismo frenetico e disinteressato, dall’altra un bisogno e un diritto costante che si interpongono per la vita.

Il nuovo progetto Water to Food

Per promuovere ulteriormente il concetto di impronta idrica e di acqua virtuale, è nato Water to Food, un progetto del Politecnico di Torino che ha come obiettivo l’informazione di dati sull’impatto della produzione e del commercio di cibo a scapito delle risorse idriche globali.

Come giustamente ci ricorda Water to Food, l’impatto è lungo tutta la filiera, dalla produzione al consumo finale.

Come funziona Water to Food?

Questo progetto è costituito da un importante database di informazioni che accompagnano i consumatori interessati verso scelte più sostenibili, quando acquistano prodotti alimentari.

Collegandosi al sito del progetto, i consumatori possono verificare l’impronta idrica del prodotto ricercato e venire a conoscenza dell’importanza dell’acqua e dell’impatto delle scelte alimentari.

Un’altra nota positiva che ci piace riportare, è che questo progetto è stato ideato da tre ricercatrici: Benedetta Falsetti, Carla Sciarra e Marta Tuninetti.

Insomma, una bella nota pink per sensibilizzare su un tema che necessita sempre più attenzione.

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Filippo CasèFilippo Casè: Laureato in Scienze Gastronomiche a Pollenzo (CN) e in Food Quality Management presso la Wageningen University & Research. Ha collaborato con diverse realtà del food ed è costante nella ricerca di nuovi sistemi alimentari | Linkedin
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